Bene, eccoci ai Creedence Clearwater Revival. Un gruppo stratosfericamente essenziale, la dimostrazione di come, all'epoca della psichedelia imperante, il rock potesse (e forse avrebbe dovuto) essere sempre quello che ti fa muovere il culo in tre-quattro minuti di canzone, la quale dicesse in poche e azzeccate frasi tutto quello che c'era da dire.
Questi quattro formidabili personaggi (anzi questo formidabile personaggio e questi tre abilissimi comprimari) hanno, in quattro anni, sfornato una serie di 45 giri e di album impressionanti per qualità e per incisività delle canzoni. L'esplosione avviene con il secondo album, "Bayou Country", scritto e registrato in pochissimo tempo e divenuto subito un best seller.
"Born on the Bayou" è un pezzo che fa capire subito di che pasta è fatto il gruppo, un autentico viaggio tra il soul e il blues del Delta. "Bootleg" è un veloce swamp ritmato e incisivo, ed è il pezzo più breve dell'album (poco più di due minuti). "Graveyard Train" è fantastica. Una lunga cavalcata blues di olte 8 minuti, ipnotica e da ascoltare senza distrazione, porterà dritto e filato in un viaggio nel Delta del Mississippi, tra paludi e voodoo. Il tributo ai padri putativi di questo rock'n'roll è pagato con una formidabile versione di "Good Golly, Miss Molly", il Rev Little Richard avrà ascoltato e ne sarà rimasto fulminato.
Blues alla grandissima anche con "Penthouse Pauper", con assoli lancinanti dalla chitarra di Mr. John Fogerty. Lo stesso John affermò poi di avere scritto "Proud Mary", una delle canzoni più vendute, ascoltate e trasmesse al mondo, con le cuffie in testa mentre stava ancora ascoltando il primo album che era appena uscito. Non aggiungo altro perché su questo pezzo non occorre aggiungere altro. Chiude questo breve ma intensissimo album "Keep On Chooglin'", anche qui Delta Blues per 6 minuti di assoluto godimento nell'ascolto.
I Creedence non erano ufficialmente un gruppo da suite lunghissime, ma bisogna dire che, anche quando si sono cimentati in pezzi della durata maggiore di quattro minuti, hanno sempre saputo tenere ben desta l'attenzione e la fantasia di chi ascolta senza annoiare per nulla, grazie anche alla grande sapienza di John Fogerty, uno che ha sempre saputo arrangiare benissimo le canzoni e ha sempre saputo come dosare per bene gli interventi dei vari strumenti. In un'intervista dirà che questa è una cosa che ha sempre avuto ben chiara fin da quando aveva 12 anni.
Era quello un periodo dove, tra le pur grandissime e geniali invenzioni psichedeliche, c'era bisogno di un gruppo che facesse tornare al puro blues e al puro rock'n'roll, e i Creedence hanno svolto alla grandissima questo compito.