Se siete alla ricerca di album ben ordinati e prodotti in maniera cristallina probabilmente questo disco non fa per voi, e probabilmente non condividerete il contenuto di questa recensione. Se adorate il caos, le produzioni estremamente lo-fi e l’underground italiano, invece, tutto questo fa al caso vostro. I Cripple Bastards sono una band formata ad Asti nel 1988, un anno dopo l’uscita di Scum dei Napalm Death, album dal quale, in maniera magari non dichiarata ma estremamente palese, essi si ispirarono a piene mani.
Il grindcore non è musica che prevede strutture complesse, non prevede chissà quali durate convenzionali dei brani né prevede singoli promozionali; questo Your Lies In Check, album di esordio della band piemontese, rispettando pienamente quanto appena dichiarato, contiene ben 69 tracce per un totale di 48 minuti. Ebbene sì, con una media inferiore al minuto per canzone, qui abbiamo uno sfogo e un’anarchia musicale pressochè totale; se la voce di Giulio The Bastard e la chitarra ronzante di Alberto The Crippler (con un suono così terribile che in confronto Transylvanian Hunger dei Darkthrone è Dark Side Of The Moon) non bastano a fomentare questo “disordine organizzato”, ci pensano i titoli dei brani. “Italia Di Merda”, “Nichilismo Ampliato”, “Images Of War/Images Of Pain”, “Polizia, Una Razza Da Estinguere” sono alcuni tra i titoli più rilevanti; capiamo bene perciò l’intento musicale di questi ragazzi: non erano certamente alla ricerca di testi profondi e poetici come Guccini o De Andrè ma, a modo loro, questi testi hanno un messaggio da diffondere che trasuda la rabbia della società in cui sono cresciuti; nichilismo, volontà di distruggere e odio represso sono gli ingredienti principali di questo album e della loro discografia negli anni a venire. Gli sfoghi presenti nei titoli e nelle tematiche sono non caratterizzati da una precisa identità politica come invece per molti altri gruppi della scena hardcore punk italiana di quegli anni, bensì da un generico essere contro la società e l’establishment. Tra gli episodi più attenti ai problemi della società, in “Padroni” abbiamo uno sfogo contro il mondo del lavoro e dell’imprenditoria italiana, così come è curioso mettere all’attenzione la presenza di cover reinterpretate a modo tutto loro di brani storici della musica rock quali “We Can Work It Out” dei Beatles e “21th Century Schizoid Man” dei King Crimson, dimostrazione di come dietro questo caos e questa misantropia c’è comunque una certa cultura musicale.
Come già anticipato prima, la produzione di questo loro album di debutto è parecchio scarna, a tal punto che certe tracce sono addirittura mixate in mono; probabilmente abbiamo a disposizione certi demo di altre band con qualità audio nettamente superiore, ma i Cripple Bastards sono questi: prendere o lasciare. Gli album a seguire hanno segnato un passo avanti verso un suono più strutturato e ben prodotto (si fa per dire, è pur sempre grindcore), fino all’ultimo album in studio cronologicamente parlando dove abbiamo sonorità e una produzione sonora maggiormente influenzata dal death metal; a me tuttavia, così come credo a molti altri, piace apprezzare le opere per il loro intento ancor prima che per l’impatto sonoro, perciò ritengo questo disco un debut album fondamentale per l’underground italiano.