Copertina di Cyclefly Generation Sap
pixies771

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, indie, nostalgici anni '90, cultori di produzioni di qualità e musicofili curiosi di scoprire band poco conosciute
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LA RECENSIONE

Qualche anno fa venni a conoscenza che oltre al P.I.L. esiste anche il P.I.M. L'acronimo sta per Prodotti Invisibili Major. In genere si tratta di cloni di cloni dei gruppi che tirano in quel momento storico (roba che al confronto gli Staind sono i Soundgarden). Gruppi nati morti che raramente arrivano al secondo album e che quasi mai ricevono la benché minima promozione dalle mastodontiche etichette, più propense a pubblicizzare il nuovo cd di Madonna che a sbattersi per un esordiente in cui, tutto sommato, non credono nemmeno.
Per la legge dei grandi numeri capita, a volte, che un P.I.M. diventi un G.D.S. (Gruppo Di Successo) ed è per questo che i P.I.M. esistono. Sempre per la legge sopracitata, capita, a volte, di imbattersi in prodotti particolari, fatalmente piacevoli, come i "miei" Cyclefly.

Oggetto misterioso, band multietnica, gruppo indie finito per sbaglio sotto major nel momento sbagliato (1999) che portò come unico beneficio una produzione a 5 stelle (Sylvia Massy dietro al mixer, colei che "battezzò" i Tool), di facile ascolto ma stranamente disturbanti: su di loro ne ho lette parecchie.

Aggiungo le mie. I Cyclefly sono:

1     i Warrior Soul meno acidi e squadrati;

2     i Jane's Addiction senza complicazioni;

3     una versione hard dei Baby Chaos (qualcuno se li ricorda?);

4     gli Smashing Pumpkins meno irritanti.

Tutte queste definizioni sono, però, solo mezze verità. La spiacevole sensazione che ci sia altro da aggiungere rimane e questa volta il vocabolario Italiano-Rock non mi dà una mano (troppo facile collocarli nel generico alternative, rimarcare la loro matrice punk o evidenziarne i riflessi glitter). Preferisco pertanto sottolineare gli elementi caratteristici del gruppo: l'uso frequente di effetti per chitarra che dà all'album una colorazione vagamente psichedelica e la voce pulita del cantante, falsamente fanciullesca, odiosa, fantastica.

Questo cd contiene pochi filler (il singolo "Supergod", "The Hive", la conclusiva "Slaves") molte canzoni piacevoli ("Violent High", "Plastic Coated Man" introdotta da un loop ipnotico) alcuni picchi assoluti ("Following Yesterday", "Sump", "Crawl Down" e la pseudo ballata "Whore", che migliora se si abbina alla lettura del testo).

Concludo ricordando che i Cyclefly tornarono nel 2002, poco prima di sciogliersi, con l'altrettanto valido "Crave", sperando che al resto provveda, come al solito, la vostra curiosità.

VOTO 9/10 

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Generation Sap, album di debutto dei Cyclefly, una band indie multietnica con influenze alternative, punk e psichedeliche. La produzione di Sylvia Massy valorizza un lavoro poco convenzionale ma piacevole. L'autore evidenzia tracce di pregio e sonorità uniche che rendono il disco un prodotto interessante nel panorama rock d'inizio millennio.

Tracce video

01   Violet High (04:11)

02   Crawl Down (03:02)

03   Supergod (03:15)

04   Whore (05:44)

05   Following Yesterday (02:37)

06   Better Than You (03:37)

07   Plastic Coated Man (03:16)

08   The Hive (03:21)

09   Generation Sap (01:59)

10   Sump (04:28)

11   Slaves (04:56)

Cyclefly

Band alternative/indie discussa per Generation Sap (1999) e per il ritorno con Crave nel 2002; la produzione di Generation Sap è firmata da Sylvia Massy.
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