La cosa che mi ha colpito di più in DeBaser in questi primi due giorni è stato la montagna di recensioni di gruppi da me sconosciuti. Gruppi metal alaskiani, reagge canadesi, hip-hip brasiliano (sto inventando naturalmente..). La mia prima recensione è stata criticata con "Ce n'erano già due di recensioni di questo disco. La tua a che ci serve?!". Roba da spezzarmi il cuore. Quindi mi metto alla ricerca di qualcosa di inedito: Subsonica no, The Clash figuriamoci, Lucio Battisti forse qualcosa manca...la prossima volta và, The Cure pienissimo. Niente per me, insomma.

Poi girando per le mie cartelle musicali trovo questo album. Un album veramente bello. E vedo che di Daniele Sepe su Debaser non c'è niente. Un pò rimango stupito. Ma come?!?! Mi fate 5 recensioni di un disco insulso dei Negramaro, odiandolo o amandolo, senza vie di mezzo, e di uno dei più grandi sassofonista italiani non mettete niente?! Strano.

"Trasmigrazioni", cmq non si tratta veramente di un album di Daniele Sepe. E' un AA.VV. Anche se dubito che conoscete qualcun'altro artista che ha partecipato. Fa parte di quelli che escono con Il Manifesto col quale l'artista ha un contratto che gli permette di far uscire album come questo a poco prezzo (8 euro, il prezzo giusto per tutti gli album).
Sepe ci partecipa soltanto e collabora con artisti d'eccezione: quelli immigrati in Italia! Quindi l'album contine principalmente musica del est del mondo (balcanica, araba, indiana) tradizionale ma non dispregia anche leggeri sapori jazz con lo splendido suono del sax di Sepe (fantastica Mbrihakinpersia, solo sax e tamburi tribali).

Un album non facile, certo, a partire dalla durata (78 minuti) e dalla grande varietà di generi che vi si trovano dentro. Ma è un album di scoperte musicali bellissime, soprattutto. Difficile differenziare le varie canzoni, in quanto questo album è perfetto così com'è nel suo corpo unico. Provo a dirne due che mi hanno colpito molto: "Hata" e "Lengue".

L'album è un prova anche interessante contro il razzismo. Ci insegna che le tradizioni di chi emigra non sono povere o per le meno più deboli e inferiori delle nostre. Ci insegna che le popolazioni immigranti non sono ignoranti ma hanno una cultura molto forte. Capiamo, che se emigrano non dipendente solo da loro.

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