David Foster Wallace
La Scopa del Sistema

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Frastornato. Per questo scrivo queste righe, per condividere un po’ di disorientamento, come dopo una lunga conversazione con una persona che non ci sta tanto con la testa e sei stanco e hai bisogno di parlarne con qualcuno, di questa conversazione, magari ti senti meglio, anche se è stata una lunga conversazione interessante e a tratti divertente. Perché questo essenzialmente cercavo nella “scopa del sistema” , dopo essere passato da “Infinite Jest”, da “considera l’Aragosta”, da “una cosa divertente che non rifarò mai più” e da 100 pagine che ho trovato francamente indigeribili del “Re pallido”. Vi lascio solo alcune suggestioni, evitando di farla troppo puzzolente (forse, a pensarci bene, a questo ci ha già pensato l’autore) :

Divertimento : C’E’. L’ironia di DFW è sottile e sofisticata, talvolta cattiva (soprattutto se rivolta verso se stesso), ti permette di digerire la prolissità del racconto, il suo divagare, è il premio per essere riuscito a non mollare la presa e ad avere accolto la sfida dell’autore nel seguirlo in periodi lunghi, contorti, ricchi di neologismi, compiaciuti della propria bravura nel governare una sintassi in tempesta. La sua fantasia è debordante, potente, cinematografica.

Trama : NON C’E’. Come in infinite Jest la trama è un pretesto per godere della penna di DFW. Spesso ti chiedi dove vuole andare a parare. Quando tutto sembra stia per chiarirsi tutto diventa più oscuro, e tu vai avanti sentendoti preso in giro, ma è un giro piacevole, una conversazione con un matto, ma un matto piacevole, divertente, interessante e che alla fine forse così matto non è. O forse sei te a non essere così sano di mente, perlomeno non quanto pretenderesti di essere, e lo hai capito grazie a lui. Nella lettura di questo libro mi sono venuti in mente immagini di film come “Brasil” di Gilliam, o Inland empire, di Linch, film che per qualche motivo ti agganciano nonostante siano il parto di una mente evidentemente provata (o troppo lucida). Mi viene in mente qualche racconto di Carver, anzi di non racconto, perchè qui come li si vive spesso una sensazione di sospensione, di preoccupata attesa di un significato che non arriva. Termini come surreale o grottesco vengono in mente con altrettanta frequenza.

Il titolo : del cazzo, diciamocelo. Ma a che fare con uno dei temi filosofici del libro, riguardante il collegamento tra funzione e significato (della vita), un titolo che suggerisce una chiave di lettura del carosello di personaggi e situazioni messo in piedi dall’autore. Oltre non so andare …

Psichiatria : al di la di come è andata a finire era evidente, mi ripeto, che qualcosa già a 24 anni non andava nel nostro amico, che scrive con enorme proprietà di linguaggio un lungo delirio febbrile senza capo ne coda. Non è solo sfoggio di abilità letteraria, di cultura filosofica, di ironia sofisticata. È anche e soprattutto necessità di parlare di se, delle proprie profonde insicurezze, di quel senso di inadeguatezza che sembra la matrice in cui chi più chi meno navigano tutti quanti gli allucinati personaggi del racconto, primo fra tutti quello di Rick, nei confronti del quale l’autore (che tendo a pensare lo abbia scelto come alter ego) spesso rivolge lo sguardo più severo e spietato . Menzione a parte merita Jay, il falso psichiatra che ha in cura i protagonisti, di cui DFW si prende gioco con un livore un po’ sospetto (probabilmente le sue esperienze in materia non dovevano averlo entusiasmato).

Intelligenza : anche in questo caso, come nei precedenti, la lettura del libro ha il non trascurabile vantaggio di farti sentire intelligente, arguto, sottile e nelle conversazioni più impegnative può essere tranquillamente utilizzata per sottolineare la caratura intellettuale del lettore. Non è un vantaggio da trascurare. Ah, dovete finirlo, sennò non vale …

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Commenti (Quattordici)

sfascia carrozze
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Guardi, Davide Fosterio Uollas è un grandissimo non foss'altro per aver scritto "Roger Federer come esperienza religiosa" nel 2006 decantando (giustamente) le lodi di Sua Maestà Re Ruggero I° di Helvetiae.
Anzi mi chiedo se non fosse andato all'altro mondo anzitempo cosa avrebbe pensato delle meraviglie tennistiche di cui il nostro Sant'Uomo è stato capace fino ad oggi.
Ma detto ciò io essendo fermamente credente nell'ateismo non posso pensare che un libro possa esser sì tanto miracoloso da "farmi sentire intelligente, arguto, sottile".
O almeno nel mio caso lo escluderei ecumenicamente.
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lester69: Non si sottovaluti, signor sfasciacarrozze. Ci è riuscito con me ....
sfascia carrozze: Allora ho ancora qualche speranza.
#forse
fedezan76: come dissero i giallorossi, tutti abbiamo ancora Speranza.
CosmicJocker
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DFW era un grande, peccato abbia scelto l' uscita di scena..
E comunque non c'è cosa più sopravvalutata della trama nel considerare un libro..
BËL (02)
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Hank Monk
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In infinite jest la trama c è. È tipo il pasticciaccio brutto di via merulana di Wallace. La parte bella a fine lettura è unire i puntini (tante interoretazioni interessanti ne sono state date).
In questo pure ed è anche piuttosto lineare.

Mia ignoranza nn ho mai letto nulla su o di Wittgenstein e pare che per questo libro wallace si sia inspirato molto al suo oensiero.

Il resto lo leggo dopo :)
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Hank Monk: Dio, anche sul paragrafo intelligenza avrei da dire.
Così lo dipingi ckme merda radical chic.
Wallace aveva un grande cuore dai
lester69: Nel senso che, se c'era, la trama, non è certo stato quello che mi è rimasto più impresso di quel tono esagerato e schiacciante. Riguardo a wittgenstein, perso nell'oblio delle mie ore liceali, l'impressione è che il Nostro sia quantomeno perplesso sulla effettiva rilevanza da concedergli e viene perlopiù sbeffeggiato come quasi chiunque in questo racconto. Adorabilmente, come suo solito
lester69: Tomo
lester69: Io adoro DFW, sa toccare certi tasti che in me risuonano come campane tibetane. Detto questo, diciamo che non è Brizzi e che quando leggi sai che non è roba per tutti. Un po' come amare i Primus : una certa parte del gusto sta nel sapere che 9 persone su 10 ti chiederanno di spengere la radio...
Hank Monk: sì certo. Ma è proprio sullo spirito "elitario" che non sono d'accordo.
era un gran scrittore con una capacità pirotecnica di cambiare registro ma è stato anche un grandissimo interprete dei mass media e del loro linguaggio. La sua scrittura parlava a tutti e questo libro in particolare non è per nulla ostico come lettura. Poi ha dei sottotesti su cui si potrebbe parlare a lungo ma come libro in sè sa anche intrattenere.
Infinite Jest già più impegnativo in effetti
lester69: Elitario lo è nella misura in cui "seleziona" chi si dimostra in grado non solo di leggere ma pure di apprezzarne la scrittura. La sua scrittura crea una élite di lettori con determinate caratteristiche (psicologiche e culturali) tra le quali sicuramente la pazienza. Non la trovo necessariamente una brutta cosa. Qui sul debaser siamo una élite e basta leggere qualche recensione e qualche commento per cogliere il tono, per così dire, di appartenenza... Il termine spocchioso, usato poco qui sotto, mi torna già meno : implica una conoscenza personale, è una valutazione sulla persona che deduco potesse non essere il massimo dell'affabilita' ma insomma, tendo a pensare che se avessi avuto la possibilità di avere DFW come amico non sarei stato affatto deluso dall'esperienza.
AronnePiperno
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Magnifico, uno schiaffone all'edonismo a tutti i costi degli anni '80, la restituzione della dignità a un linguaggio impoverito dalla televisione e dalla pubblicità.
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algol
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Povero DFW. Il suo scompenso a braccetto col suo genio, alla ricerca dell'equilibrio impossibile. Io lo adoro.
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imasoulman
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un uomo fuori posto, come tutti i geni. Odiava il ‘sistema’ (qualsiasi cosa esso volesse e voglia dire) finendone però magneticamente attratto ad esempio parlando di uno degli sport più elitari (meno male che non divento’ un campione del tennis, cosa ci saremmo persi letterariamente parlando)
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Stanlio: Secondo me poteva esser entrambe le cose e forse anche di più i talenti (ehm, anche evangelici...) non gli mancavano.
emgag
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Beh un minimo di trama c'è. È vero che sia disorientante ma gli eventi per quanto accartocciati, sovrapposti e distorti sono in gran parte comprensibili... Poi cercare un senso non è domanda che riceva sempre risposta ma non è necessario. Per il resto quoto. Un genio un po' preoccupante che ci ha tolto il piacere di fare esperienza delle sue manifestazioni. Io ho trovato illuminante anche Considera l'Aragosta, soprattutto il discorso sul linguaggio delle élite mi aveva colpito molto.
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lester69: Se ti riferisci all'articolo sulla legittima diffidenza dell'americano medio ha colpito molto anche me. Anche quello sulla convention del porno non era male ...
emgag: Parlo dell'articolo "Autorità e lingua", l'ho cercato perchè non mi ricordavo il titolo.
noveccentrico
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Quante "Scope" e quanti "Infinite" ho visto sopra plaid a scacchi rossi simmetricamente disposti al parco, con accanto una Graziella del '73 arrugginita. Mi chiedo spesso se DFW immaginasse di diventare un'icona hipster. Leggendolo oggi proverei quel retrogusto da monumento progressive con le suite in 9/253 o giù di lì. Troppo virtuoso per questa epoca.
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noveccentrico
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Bello anche Il rap spiegato ai bianchi (li avete detti quasi tutti)
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proggen_ait94
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l'unica cosa sua che ho è un insopportabile libro intervista dal quale esce spocchioso ed egocentrico. Sempre evitato.
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Stanlio
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Questo e altri suoi (di DFW) ce li ho in scaletta nel mio kindle devo leggerli, appena trovi il giusto momento, per ora i son letto alcuni dei suoi tra cui "Infinite Jest" che ho trovato trascinante fin dalla prima pagina, l'esilarante "Una cosa divertente che non farò mai più" e non "rifarò" come scrivi tu , il preciso "Roger Federer come esperienza religiosa" e "Considera l'aragosta" che dovrei riprendere perchè l'ho letto troppo in fretta e forse mi son perso qualcosa, e altri ma non intendo tediarvi con le mie letture...

Ah, vedi che il bellissimo film di Terry Gilliam sarebbe "Brazil"...

Alla fine ci sproni a leggerlo tutto ma tu stesso ti sei fermato alla centesima pagina de "Il re pallido"... e le altre seicento?
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lester69: Non mi sono accorto di aver spronato nessuno, se l'ho fatto ho sbagliato
Stanlio: perchè mai dovresti aver sbagliato, invitare alla lettura mi pare cosa buona, comunque non l'ho scritto io questo "Ah, dovete finirlo, sennò non vale …" verso la fine della tua più che ottima recensione.
lester69
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Parlavo della scopa, no del re pallido. Forse non ci siamo capiti. Comunque grazie per l'apprezzamento
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Stanlio
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Tornando al "Il re pallido" e alle sue 100 pagine "indigeribili" ho trovato or ora questi brevi paragrafi alquanto interessanti:
[ Può darsi che vi giunga nuova, ma nella vita c'è di più che starsene seduti a stabilire contatti. ]

David Foster Wallace, da Infinite Jest

" Signori, benvenuti nel mondo della realtà: non c'è pubblico. Nessuno che applauda, che ammiri. Nessuno che vi veda. Capite? Ecco la verità: il vero eroismo non riceve ovazioni, non intrattiene nessuno. Nessuno fa la fila per vederlo. Nessuno se ne interessa."

il 12 settembre 2008 David Foster Wallace decise di non avere più niente da dire. O meglio si arrese all'evidenza di non avercela fatta ad essere il migliore, il più grande, il più intelligente e quel genio assoluto che tutti vedevano meno lui stesso. Pensare che voleva abbandonare la scrittura per aprire un rifugio per cani. I suoi amati cani. Gli unici dai quali, probabilmente, si sentiva veramente amato senza il bisogno di dover dimostrare niente.

" La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più e la nostra infanzia è finita e con lei l'adolescenza e il vigore della gioventù e presto anche l'età adulta, che tutto quello che vediamo intorno a noi non fa che decadere e andarsene, tutto se ne va e anche noi, anch'io, da come sono sfrecciati via questi primi quarantadue anni tra non molto me ne andrò anch'io, chi avrebbe mai immaginato che esistesse un modo più veritiero di dire "morire", "andarsene", il solo suono mi fa sentire come mi sento al crepuscolo di una domenica d'inverno..."

e niente...
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lester69: Diciamo che tutti noi poveri cristi cerchiamo per tutta la vita di evitare questo genere di pensiero. C'è chi ci riesce e chi no ...
Stanlio: è normale il pensarlo ogni tanto, è meno nomale fissarcisi sopra... credo
lester69
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Chi può dirlo. Di sicuro e' più pericoloso. Ed in quanto alla sopravvivenza del genere umano forse è preferibile astenersi dal suicidio
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