Copertina di De La Soul Buhloone Mindstate
ziltoid

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Per appassionati di hip-hop alternativo, fan del jazz-rap, cultori della musica anni '90 e sperimentazione sonora
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LA RECENSIONE

Stilare tre capolavori di fila non è cosa banale. Le sacre triadi nelle discografie piacciono a tutti e non esito a considerare tale ciò che si chiude con Buhloone Mindstate. un disco poco considerato nella loro discografia, a due anni dal botto di 3 Feet high & Rising, si pone l'obbiettivo di scrollarsi di dosso l'etichetta di fantomatico Hip-Hop di fine anni '60 che l'esordio dell'89 gli aveva incollato. E se di Hippie-Hop si è tanto parlato, ora questa De-La-odiata-Soul etichetta non ha senso di esser citata per questo album.

Una contenuta sbrodolata di canzoni è stavolta la struttura con cui si ripresentano. Quindici tracce contro le quasi trenta dei dischi precedenti: mancanza di creatività? Assolutamente no. Un lavoro ben focalizzato e compatto, che fortunatamente evita il rischio di dispersione che sarebbe potuto emergere in un mare di brani. Lo stile mostra il tocco maturato negli anni, ma con nuova linfa vitale. E così il trio prende a piene mani i suggerimenti che il jazz-rap degli anni può dare, spingendosi oltre il semplice sample: proprio come Ron Carter un paio d'anni prima compare in un disco dei loro cari colleghi (1991, The Low End Theory), ora sta a Maceo Parker, Fred Wesley, Pee Wee Ellis suonare direttamente su bozzetti strumentali di questo disco.

I De La Soul confermano così un rap fortemente musicale, dove il campionamento dal baricentro jazz-funk conta quasi quanto il rapping. Sfilano, cuciono, stringono, incollano, come sempre, ma la folle sperimentazione zappiana è quasi del tutto abbandonata. Tra inaspettati reprise, collaborazioni, rari scratch, il disco cambia continuamente temperatura. Si innalza così un'opera incredibilmente dettagliata, e proprio nel mai banale dettaglio i De La Soul e questo disco mostrano il loro punto di forza. Colorati, positivi, musicali, imprevedibili, coinvolgenti, incastrano samples con la pulsante fantasia di pochi, creando un Hip-Hop che non centra assolutamente l'odierno stereotipo. Armi, soldi, "brave" ragazze, macchinoni, crimini e boiate varie non appartengono al loro mondo di pacifismo ed autoironia.

Qui si trova Rap non necessariamente proposto a chi riuscirebbe a sorbirsi un nudo flow in libera caduta puramente spoken, ma sicuramente più a chi trova il gusto nell'amalgama musicale dei brani.
Buhloone Mindstate conferma che reinventarsi dopo dischi monumentalmente variegati come l'esordio non è impossibile. 3 Feet High & Rising, un apice inarrivabile, da cui veramente poco dista il lavoro in questione, che non raggiunge solo per il fatto che la novità sia già stata sbandierata.


It might blow up, but it won't go pop.



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Riassunto del Bot

Buhloone Mindstate rappresenta la terza pietra miliare nella carriera dei De La Soul, caratterizzata da un jazz-rap maturo e musicale. Il disco si distanzia dallo stereotipo hippie-hop, mostrando un lavoro più focalizzato e meno dispersivo. Le collaborazioni di Maceo Parker e altri leggendarie aggiungono profondità e originalità, mentre la sperimentazione sonora è più contenuta ma efficace. Un album che consolida l'identità unica del trio nel panorama hip-hop.

Tracce testi video

01   Intro (00:52)

02   Eye Patch (02:28)

03   En Focus (03:15)

06   Long Island Wildin' (01:30)

07   Ego Trippin', Part Two (03:52)

08   Paul's Revenge (00:43)

09   3 Days Later (02:39)

10   Area (03:31)

11   I Am I Be (05:03)

14   Dave Has a Problem... Seriously (00:54)

Leggi il testo

15   Stone Age (04:14)

De La Soul

De La Soul è un trio hip hop statunitense formato ad Amityville (Long Island) nel 1988 da Posdnuos (Plug One), Trugoy the Dove (Plug Two) e Maseo (Plug Three). Debuttano nel 1989 con 3 Feet High and Rising, prodotto da Prince Paul, diventando un riferimento dell’alternative hip hop e del jazz-rap per l’uso creativo dei campionamenti e l’estetica D.A.I.S.Y. Age. Trugoy the Dove è scomparso nel 2023.
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