Prima di tutto mi devo scusare con il caro AXL se riesamino un album che da lui è già stato recensito, magistralmente; sarà forse inutile questa recensione, ma da tempo sono pervaso dalla indescrivibile voglia di comunicare in parte l'emozione che mi pervenne nell'ascoltare questa magnificenza; anzi colgo giusto l'occasione di ringraziarlo con tutto il cuore e, come lui, di ringraziare gli altri recensori che mi hanno fatto scoprire le calde e irreali atmosfere dei Dead Can Dance, gruppo che ormai è divenuto la mia ossessione.
In effetti, già da tempo avevo udito questo nome e le massime lodi puntualmente associate ai loro lavori; sentii anche del loro concerto, al quale purtroppo non potei andare. Dunque, incuriosito, andai a cercare informazioni sul loro gruppo; fu così che trovai DeBaser. Lessi per prima di quest'album; mi attirò subito la splendida copertina.
"... Davvero in pochissime altre occasioni ho percepito in maniera così disarmante cosa voglia dire essere rapito dal suono, o meglio lasciarsi consapevolmente trasportare da esso verso altri sistemi solari in cui tutto sembra scorrere con una paradisiaca armonia, e soprattutto nessuna - dico nessuna - nota risulta inutile o superflua..."
Infine, la magia si concluse, e mi resi conto di essere ritornato a casa mia, nella mia camera stretta e buia. Ero sfinito, chissà perché: forse quell'opera si era talmente avvicinata alla Perfezione così da raggiungere la capacità di ghermire non solo l'anima e l'essenza della Vita, ma anche il corpo, la realtà della Vita? Forse.
Certo era ch'ero reduce da una dolce e stupenda avventura grazie alla quale probabilmente si era verificato in me un qualche cambiamento, in qualche posto, là, presso gli antri più remoti ed oscuri della mia psiche; ancora incredibilmente stupefatto, mi chiedevo allora quale mai fosse stato il segreto della loro musica, l'ingrediente speciale delle loro magiche ricette. La risposta? L'amore, certo: quell'amore puro e platonico, quel legame che esisteva tra Lisa e Brendan, un amore così forte e così intenso che finì col tramutarsi in musica.
I lavori dei Dead Can Dance quindi sono indiscutibilmente la prova terrena e tangibile del loro profondo connubio e della loro intesa in nome della Musica.
Poetico, no?
"La mia voce è il mio strumento... non credo che ci siano parole per descrivere ciò che faccio... io creo rumori." (Lisa Gerrard)
Non si potrebbe dire diversamente di questo disco live degli australiani Dead Can Dance, registrato nel 1994 nella magica atmosfera del Mayfair Theatre di Santa Monica.
Qualche lacrima potrebbe sorprendere anche i più duri.