DEAD LULLABIES: L'Ascetica Liturgia del Disfacimento
Se pensavate che l’eredità dei nastri industriali italiani dei primi anni '90 fosse destinata a marcire in qualche scantinato umido, i DEAD LULLABIES sono qui per ricordarvi che il rumore non muore mai; al massimo, smette di respirare per un po'. Con l'album "Désordre" (Ascetic Aesthetic Records), l’enigmatica entità si muove come un chirurgo in una stanza buia: ogni suono è un’incisione, ogni silenzio è una sutura. L'album abbandona ogni velleità melodica per addentrarsi in un labirinto di entropia sonora. Questo album è un luogo da abitare a luci spente. La produzione è una scelta di campo: una ruvidezza materica che richiama il fruscio dei nastri deteriorati, depurando l'industrial da ogni eccesso teatrale per abbracciare un minimalismo punitivo e ascetico. Ascoltando traccia per traccia sembra percorrere l'anatomia di un crollo: 1. Strange: Una dichiarazione di alienazione clinica. Frequenze ruvide che tagliano droni cupi come lame di luce in una fabbrica dismessa. L’ascoltatore viene immediatamente privato di ogni zona di comfort. 2. Desordre: La title track è un esercizio di precisione geometrica applicata al caos. È il battito di un motore che sta per cedere, ma che continua a girare per pura inerzia cinetica. 3. Fall: Nove minuti di discesa verticale in un pozzo d'acciaio. Una stratificazione di basse frequenze che saturano il plesso solare; una caduta senza impatto finale, solo sospensione eterna. 4. Frame: Il brano dei confini. Più asciutto e minimalista, trasmette la sensazione di pareti che vibrano sotto la pressione di macchinari esterni invisibili. 5. Frozen: Una istantanea di stasi termica. I suoni sono cristallizzati, dominati da una freddezza digitale che gela ogni residuo di umanità. 6. Eternal: Il monolite dell'album. Quasi dieci minuti di mantra nichilista dove la ripetizione distrugge la percezione del tempo lineare. 7. Elsewhere: Un passaggio claustrofobico dominato da glitch e disturbi di segnale. Un senso di distacco ultraterreno che mantiene un retrogusto di ruggine e decadenza. 8. Breath (BLooDNoISE cover): L'omaggio fondamentale, reinterpretare BLooDNoISE significa confrontarsi con i fantasmi della Italian Tapes Archive. I DEAD LULLABIES spogliano l'originale di ogni sovrastruttura ridisegnandone l'assetto. Il disordine dei padri diventa qui la preghiera laica dei figli. "Breath" è un pezzo di archeologia industriale proiettato in un futuro distopico.
Désordre è un'opera di una coerenza rara, un'architettura sonora negativa che ridefinisce l'oscurità contemporanea. Siamo lontani dalle derive techno-industrial da club; qui siamo nel territorio del rito. È la colonna sonora necessaria per un mondo che ha smesso di cercare un senso e ha iniziato a contemplare il proprio disfacimento. È un album ascetico, punitivo, ma dotato di una bellezza desolata. I DEAD LULLABIES hanno creato una colonna sonora per un mondo che ha smesso di cercare un senso e ha iniziato a contemplare il proprio disfacimento. Un debutto (o ritorno?) che conferma come il catalogo della Ascetic Aesthetic sarà uno dei posti più interessanti – e inquietanti – dove rifugiarsi.
Un capolavoro di minimalismo industriale che ridefinisce il concetto di oscurità sonora. Consigliato a chi ama: Lustmord, i lavori ambient di SPK, la prima fase della Old Europa Cafe e il silenzio assordante dopo un crollo strutturale.