Il disco migliore dei Queen dal '76, arrivato quando nessuno si aspettava potessero più fare un disco pop davvero valido e dignitoso, proprio al rush finale di Mercury, ad un passo dalla fine. La title-track è bellissima ed è una delle canzoni migliori della loro intera carriera, "Don't Try so Hard" segue a ruota, Mercurio è spesso maestoso (magari aiutato da trucchi in studio e post-produzione, perché mi sa che stava parecchio una chiavica, ma comunque maestoso) e soprattutto le sue interpretazioni sono, per ovvi motivi, vibranti e sentite come non mai. Anche i brani meno riusciti e più ruffianotti (stavolta una minoranza) più vicini alle schifezze del decennio precedente, non raggiungono comunque mai quegli abissi, mentre la maggior parte delle canzoni sono riuscite, pop di buona fattura, dignitosissimo, piacevole, ben fatto, con qualche buon pezzo davvero. L' unica cacata è quella del gatto, va bene la chitarra che fa le fusa (Belew d'altronde ha liberato tutto lo zoo con la chitarra) ma al trash c'è un limite. Ovviamente aleggia, qua e là, lo spettro malinconico della fine pendente su Mercury, questo è il disco "maturo" dei Queen. Uno dei migliori dischi dei Queen e pure quello con l'artwork più fico di tutti, quasi a sublimazione della loro antica natura di circensi glam-rock-poppers cazzoni che mai si son presi troppo sul serio.
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