A livello "affettivo" è nettamente il mio disco preferito dei Sabbath e resta in ogni caso un grandissimo disco, ultimo ("Sabotage" è bello ma trovo sia già una spannetta sotto ai precedenti) tassello di un quintetto di dischi incredibili. "Sabbath Bloody Sabbath" è, ben più del "IV", il disco nel quale effettivamente vengono utilizzati arrangiamenti, stili e idee che musicalmente segnano una variazione abbastanza evidente rispetto al passato (insomma, tante tastiere, usate così e in un numero simile di canzoni, con loro nel '73 ancora era cosa non udita) anche se, di fatto, il marchio di fabbrica è ancora quello radicato nei lavori precedenti, per quanto qui si trovino a volte riff hard-rock snelliti e ritmi un po' più veloci, "agili" del solito (in "Sabbra Cadabra", pezzo che adoro, questa caratteristica è accentuata anche dall'ospitata al piano e al mini-moog di Svegliuomo Riccardo, con un ritmo meno da "colata lavica"- che cazzo sto a dì-rispetto ad altri loro classici). La lentezza riffica la ritroviamo in "Who Are You" in un certo senso, ma con i sintetizzatori al posto delle chitarre. Per il resto l'oasi acustica di "Fluff", gli accenni flautati di "Looking for Today", sono tutte finezze già apparse nel loro repertorio, più nuovo l'uso così forte degli archi in "Spiral Architect" (archi che non mi fanno impazzire qui, nonostante la bellezza della canzone). Vabbè, per i miei gusti ultimo disco davvero eccelso di Antonuzzo e compagni.
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