Altro bellissimo disco, non ha molto da invidiare ai tre predecessori, lo metto mezzo scalino sotto perché pur buoni due dei tre strumentali, "Aliante" e "Notturno" non mi fanno strappare i capelli però oh, è un disco di cui non si butta via niente, con almeno tre brani tra i miei preferiti del gruppo ("Maggio", la ballad folk-pop "Frutto acerbo" che ricorda ancora una volta quanto Le Orme fossero legate anche alla semplice canzone e non solo al prog e "La fabbricante d'angeli" altra gemma nerissima da aggiungere al loro repertorio di liriche solari e rassicuranti...), l'ottima title-track strumentale e contrappuntistica (eh be, altrimenti il disco l'avrebbero intitolato "Quel mona di Adalbertopiero" o che so io) e l'acida "India", altra gran bella canzone, altro testo interessante. Bello, ispirato come sempre nelle idee e nelle melodie, con la quasi costante alternanza "strumentale-cantato" e "pezzo ritmato-pezzo quieto" a rendere variegato l'ascolto. Un discone, anzichenò.
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