Discreto compositore lasciato a cantare nei falò di più
Uno di fuori di più
Bravi, tecnicamente competenti...ma non riesco a capire come ci si possa esaltare per roba simile. Ho visto in giro 5 stelle piene profuse a iosa manco fossero Mozart. Il classico Pop-rock americano pacchiano ed usa e getta. Qualche colpo da maestro lo piazzano eh..ma ho sentito tutti i loro album del periodo d'oro 1982-1988 e, al di là di impasti vocali eccellenti ed ottima esecuzione, ci ho visto tutta la tamarraggine reaganiana degli anni 80..:-) Sono sempre più convinto che l' AOR sia un genere da prendere con le pinze, non si sà mai dove stà quella sottile linea di demarcazione che separa la pacchianata dal brano di rock melodico fatto con classe. Cmq si salvano in corner dai. di più
Meglio ora. Prima mi faceva leggermente cagare, con brani tormentone tipo Alfonso e Pezzo di me. Mo dall'anno scorso ha sfornato un album notevole come Magmameria, un Sanremo con un ottimo pezzo e un altro pezzo notevole. Incrociamo le dita, magari è l'unica artista sfasciatormentoni a non scassare ma anzi a produrre canzoni belle. di più
Come un parassita...ti entra dentro e ciuccia la tua mente finchè non si toglie di più
La pantera del fashion-rock. Personaggio di spessore, comunque la si voglia mettere. Da "Warm Leatherette" fino a Slave to the Rhythm" sempre a livelli molto alti. Grandissimo album anche l'ultimo "Hurricane", con il quale è tornata a mio avviso ai livelli e alle sonorità del 1985. Consiglio vivamente l'ascolto. di più
Altro centro per Carella. Credo che Barbara la conosciamo tutti all'incirca, ma sto album contiene anche la visionaria Foto, dei potenti tormentoni come Carmè, Malamore e Amara e piccole schegge di follia come Parigi, Sentimenti e Lupo. Contando poi la ciliegina finale, il funk impazzito di Oh Rai! che corona il disco ai piani alti. Carella una garanzia ormai di più
"come Ax... nessuno!" E menomale, aggiungerei! di più
È un altro Fossati rispetto a quello di fine 80/anni 90, ma rappresenta nel complesso un notevole passo avanti rispetto ai suoi predecessori. Ottimo disco, pieno zeppo di perle, su tutte svettano l'affascinante "J'adore Venise", la (tristemente) dimenticata "Se ti dicessi che ti amo" e la meravigliosa e sofferta "La costruzione di un amore". 7,5 di più
Questo è veramente, veramente bello. Sotto solo all’imperatore per quanto mi riguarda... 5 pieno. di più
Qui Antonello stava per finire la riserva, ma ancora riusciva a tenere il passo (“Notte prima degli esami” e “Qui” su tutte). I due dischi successivi avranno ancora una manciata di buone canzoni, poi il crollo totale e definitivo. Milioni e milioni di copie vendute di album orribili. Voto? Direi che un (quasi) 4 possa andare bene. di più
Ormai per questo disco non ho più parole, ma solamente un voto. Oltre il capolavoro. di più
Gran disco, spesso sottovalutato/bistrattato. 4,5 di più
non servono definizioni, bastano solo "chi tene o mare", "il mare" e "je so pazzo" per il 5. di più
Se tra l’84 e l’88 qualche perla disseminata qua e là ancora la si poteva scorgere, da qui in avanti il povero Antonello si sputtanerà con le sue stesse mani ciò che di bello aveva precedentemente fatto. In otto brani e 43 minuti si salva solo l’arrangiamento di “Alta marea” (beh grazie al cazzo, è una cover). Però... considerando che quello che verrà sarà anche peggio, non me la sento di dargli 1, ovvia direi che 1,5 arrotondato a 2 va bene. E sono generoso, io. di più
disco dignitoso, l’ultimo con qualche buon sprazzo di edo. di più
Musica senza confini di genere, votata alla continua creazione di armonie non scontate di più
Archeologia, egittologia, etnologia, argomenti potenti e soprattutto affascinanti! di più
Hackett do Brasil (parte seconda). Tre anni dopo Stefanuzzo e signora tornano in Brasile a comporre un po' di musica, questa volta con più convinzione rispetto alla vacanza ultra-relaxing di "Cured". Questo è un disco interessante, non strepitoso ma con alcuni bei pezzi e belle idee e forse un po' sottovalutato all'interno della sua discografia. Questa volta qualche influenza vagamente brasileira si sente, quantomeno nella scelta dei musicisti, tutti autoctoni (una nutrita schiera di percussionisti, ma non solo) esclusi Mosley e Magnus, ma visto che Hackett è un burlone, ecco che spuntano dal nulla richiami alla musica giapponese ("The Doll That's Made in Japan", con Kim alla voce nella parte della "giapponesina", ma sbucano fuori anche nell'ottima "What's My Name") con Hackett che suona il koto, cose così. Siccome è sempre un burlone, il disco si chiude con 40 secondi strumentali della canzone di "Pinocchio" della Disney, perché si. Anche "Myopia" è un pezzo molto particolare per i suoi standard. In "What's My Name" e Matilda-Smith... (ottimo brano, forse il migliore) c'è l'ottimo utilizzo delle percussioni (Brasile, non Africa, si, ma non è mai stato così vicino a Gabriel come in questi spezzoni di brano) "Taking the Easy Way Out" è una bella ballad e così via. Hackett qui sperimenta qualcosina di diverso ed è una delle volte in cui gli riesce bene. Secondo me un lavoro valido, disco da riconsiderare almeno un poco, perché non è affatto male. di più
Altri quattro anni per partorire quest'ennesimo cesso musicale. Qualche passaggio semi-decente ("Oltre il confine", "Ti ricordi il cielo", peraltro neanche scritte da lui) non riescono assolutamente a salvare il disco. Sui tre singoloni non mi pronuncio perché oggi sono di buonumore. In conclusione, bruttissimo disco ma sicuramente meno inascoltabile della triade del demonio "Frutto amaro" "Goodbye" "Che fantastica storia". Quasi 1,5 di più