Uno dei dischi fondamentali del Re, anche uno di quelli a cui sono più affezionato, a 15-16 anni quando cominciai a scoprirli, ascoltavo "Elephant Talk" a ripetizione, mai sentito un brano così vivace e appassionante, così coinvolgente e, se vogliamo, "pop" eppure così bizzarro, stralunato e originale. E la pachidermo-chitarra di Belew! Che gioia ascoltarla, che canzone geniale. Ancora oggi resta uno dei loro pezzi forti nella mia considerazione, come molti altri di questo album: "Matte Kudasai" e quei suoni nuovi che trasformano i soliti strumenti per suonare una musica dalle suggestioni più antiche spingendola nella modernità, in "The Sheltering Sky" o la nevrosi metropolitana frippiana delle sfuriate di "Indiscipline" o in "Thela Hun Ginjeet". Disco pazzesco. La cervelloticità che riesce ad emozionare. Meno male che Fripp e Belew si sono incontrati, dopo essersi rincorsi con le quasi parallele collaborazioni con Bowie prima e Capocce Parlanti dopo.
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