Dopo aver inciso su disco le canzoni dell'opera teatrale "Black Rider" Waits aveva portato a compimento il suo periodo più sperimentale e avanguardistico. Poi qualche anno di pausa, qualcosa qua e la (una bellissima canzone scritta per Johnny Cash) e infine al tramonto del XX secolo eccolo che se ne esce con le Variazioni del Mulo, 16 canzoni una più bella dell'altra fino all'apoteosi conclusiva di "Come On Up to the House". E se da un lato Tom riassume e riprende sonorità ormai tipiche dello stile Waits già introdotte da ormai 15 anni, la novità di questo disco sta nel tornare indietro, in un paradosso. Un disco che in alcuni mirabili brani recupera suoni, sensazioni, quasi odori del Blues rurale dei primordi, del Mississippi e del fango.
L' ennesimo capolavoro.
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