Bell'opera prima dei Gracious, validissima band di quella ricca "esplosione progressiva" avvenuta a cavallo tra fine '60 e primi '70, ahiloro uno dei molti gruppi che non riuscirono a sfondare, rimanendo relegati al "sottobosco di culto" del genere e sciogliendosi dopo due dischi. Erano molto bravi però, i Gracious, e si sente anche in questo esordio che pure è, comprensibilmente, un po' acerbo in alcuni punti. I 5 brani sono tutti belli, buon inizio con "Introduction" (che mostra bene come i Gracious restino ancorati anche a radici pop-rock-blues dei sixties, anche giustamente, mescolandole con il "nuovo" pop sinfonico-prog) non male i 16 minuti della conclusiva "The Dream" (stilisticamente vale lo stesso discorso di prima, chitarre sferraglianti, tastiere più "eleganti", soli chitarristici "rock/blues" e citazioni classiche- Beethoven- che ci stanno sempre bene). A proposito di infatuazioni classiche (tipiche di certo prog) c'è l'intera classicheggiante "Fugue in D Minor" che è deliziosa. Ottime anche le "duali" "Heaven" (con la stupenda introduzione al mellotron, utilizzato dopo esser stati fulminati dai soliti King Crimson e bellissime parti di chitarra) e "Hell" (più sperimentale, dai riff cupi di chitarra e l'uso nervoso di piano e harpsichord e altri intermezzi messi lì forse anche troppo a cazzo di cane).
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