pionieri del pop elettronico, agli albori degli anni 80. Hanno creato un suono inconfondibile, che è sopravvissuto a crisi personali, mutamenti di mode e svolte generazionali di più
Nei Timoria un cantante coi controcazzi, uno spettacolo di voce. Poi la svolta Sanremese...e il suo talento fu buttato nel cesso. di più
Perchè 5 pallini?? Bè, è Jimmy Page ragazzi.... JIMMY PAGE!!! di più
Sottovalutatissimo, secondo me un albumone pazzesco di più
Sottovalutato, una buona prova, pochi anthem di più
Ti teletrasporta nei magici live della Neapolitan Power di più
L'album della maturità, forse quello degli anni '80 che preferisco di più
Un album letteralmente micidiale di più
Il primo masterpiece, vinile limited edition per il live in Arena n° 0855 di più
L'inizio della metamorfosi verso il rock fusion napoletano di più
Il Pino più napoletano che c'è di più
Sono le mani di Scott Burns a produrre e guidare gli ancora giovanissimi brasiliani per il terzo disco del 1989. Finalmente il suono è degno di questo nome: amplifica e potenzia un lavoro micidiale, che li consacra come una delle band più intransigenti, cattive e veloci del pianeta. Un arpeggio acustico, che ricorda "Battery" dei Metallica", apre l'album e la title track, esplodendo subito dopo in un Thrash-Death selvaggio iper-violento; è poi la volta di "Inner Self". Siamo solo agli inizi... di più
"My Name Is LUCIFER Please Take My Hand"...N.I.B (Nativity In Black)...Non mi serve altro per il voto. di più
Raffinatissimo esordio della bella e brava (ma criminalmente poco prolifica) Beth Gibbons in compagnia del bassista Paul Webb, che recupera certe diluite atmosfere post rock dei Talk Talk più sperimentali. La suadente Mysteries conquista con la sua purezza fok mentre Tom the Model omaggia il soul "freddo" della grande Nina Simone. di più
E' buffo che l'unico album dei Decemberists ad essermi veramente piaciuto sia a tutti gli effetti un disco prog. Perchè tale è questo 'The Crane Wife', anno 2006. Progressive-pop assai affascinante per il sottoscritto. Lo riascoltavo stamane. Continua a piacermi. di più
Projekct meditativo e umbratile, firmato Jakszyk Fripp & Collins, costruito sul volatile respiro dei soundscapes frippiani, sulla discreta ed elegante ritmica di Levin ed Harrison, sul fluente fingerpicking riverberato di Jakszyk e sulle sublimi increspature dell'etereo sax di Collins, che spesso e volentieri scuotono la musica dal suo letargico torpore. Brani migliori: Scarcity, The price we pay, The Other Man, The Light of Day. di più
Da un abortito musical su di un rocker di mezza età è l'album (fino ad allora) più mainstream dei Tull (ma il musical non avrebbe mica trattato di misteri medievali) però non priva di alcune sottigliezze (tipo la citazione beethoveniana nell’ultimo brano). I testi, comunque, hanno sempre lo stile pungente di Anderson. Oltre all'acustica Salamander a me piacciono From a Dead Beat to an Old Greaser, La title track, Crazed Institution e The Chequered Flag. di più
Veramente un bell'album, sulla linea di un recupero di certe sonorità del prog classico, tra l'altro con Steve Hackett come ospite. Un brano come Rider II è chiaramente il frutto di notti insonni a remixare "Lizard"... di più
Dignitosissimo epitaffio (che per come erano messi i rapporti fra i quattro è quasi un miracolo che sia stato registrato) ma sotto i loro migliori album nonostante l'ottima produzione di Martin. Il medley è come una saporitissimo piatto di risulta che ricicla molto abilmente tagli, ritagli e frattaglie del passato. Per i bozzetti di Lennon è però abbastanza evidente perchè siano rimasti nel cassetto e perchè McCartney li abbia confinati al centro per poi riservarsi la maestosa conclusione. di più
sottovalutatissimo concept ambizioso quanto “The Lamb” e – quasi – altrettanto riuscito. Solito melting pot stilistico, con una grande influenza dell'etno folk degli Afro Celt Sound System. Ospiti di lusso fra cui Richie Havens, Neneh Cherry ed Elizabeth Fraser. Commovente Father, son. di più