Con una diversa, e migliore, produzione (e francamente non ci voleva un George Martin per fare meglio di King) avremmo avuto sicuramente avuto un album di cui almeno non c'era da vergognarsi.Nonostante ciò diversi pezzi non sono affatto male e poi la voce di Gabriel, ancorchè un pò acerba, era già lì e non è poco. Personalmente, dopo aver consumato gli Lp da Trespass a Wind, ritorno ogni tanto a quei "modesti inizi" con un certo gusto e soddisfazione. It's only (Christian) Pop but I like it. di più
Tentativo, solo in parte riuscito, di approcciarsi alla "musica colta" con la lunga suite omonima. Parte del merito va però anche a Ron Geesin, nel rielaborare l'"Amazing pudding" preparato dai floyd e come autore delle melodie e degli arrangiamenti per gli ottoni, per il coro (con il grande john Aldis) e per il violoncello. I brani migliori sono però la delicata, ma un pò manierata, If e la nostalgica Summer '68. di più
Molte cover ed un pugno di brani originali veramente notevoli, da I'm a Loser (primo brano dylaniano di Lennon) a What You're Doing a Every Little Thing (poi coverizzata dagli Yes nel primo Lp): non sfigurano accanto ai migliori di "Help!" e "A Hard's day Night". di più
Il migliore dell'ultima fase caratterizzata dall'innesto di John Wetton che porta in dote al gruppo il suo approccio aggressivo al basso ed anche, dal mio punto di vista, la sua bellissima voce, piacevole alternativa al potente vibrato caprino di Chappo. Miglior brano: Spanish tide. di più
Secondo album dei Family meno fantasioso dell'esordio ma anche molto più compatto contribuendo, in quel cruciale 1969, a definire la nuova canzone progressiva con brani capolavoro come, ad esempio, The Weaver's Answer e Observation From A Hill. di più
Gruppo originalissimo i Kaleidoscope di David Lindley autori di una psichedelia orientaleggiante/arabeggiante che ha ben pochi paragoni. Questo merita specialmente per le due lunghe jam, grandissimi "viaggi" psichedelici. di più
Album pop dal taglio nostalgico verso l’Aor americano fine ’70 ed il pop inglese anni ’80, non proprio il come-back trionfale che speravo ma almeno è comunque qualche spanna sopra EARTH MOVING. Per lo più power ballads con arrangiamenti monocordi (ma con gli onesti comprimari e poco più che si è scelto...), qua e là orecchiabile (Sailing) ma soprattutto Oldfield come chitarrista c’è e lotta ancora insieme a noi con almeno un paio di soli ben costruiti in Dreaming in the Wind e nella title track di più
Fantastico album Tropicalista di Battisti. Oltre la canzone, oltre il prog, oltre e basta. Quest'album è talmente bello da farmi piacere anche i testi di Mogol. di più
Forse è l'album più importante dei fab four, perchè è in questo disco che vengono poste le basi per i due capolavori psichedelici del 1967. Lennon nel pieno delle sue "esperienze droganti", Harrison comincia il suo viaggio nella musica modale indiana ma ancora nella fase di apprendistato, McCartney forse meno sperimentale ma più solido con il suo classicismo: per me i brani migliori sono i suoi (dopo quel pezzo "out of this world" di Lennon che è Tomorrow never knows), di più
Gloriosa band scozzese la cui reputazione è fondata su di una solida schiera di brani di puro, unadulterated Hard Rock. Questo 'Hair of the Dog' del 1975 si chiude con un epico pezzo forse più noto per la cover dei Metallica: Please Don't Judas Me. Spazio alla ruvida voce di Dan McCafferty e mi raccomando l'air guitar quando arriva il solo di Manny Charlton! di più
In piedi o in ginocchio per ascoltare questo monumentale live che ogni adepto del culto dell'ostrica blu non può non possedere. C'è quasi tutto il meglio della prima leggendaria fase hard rock (ma mancano alcuni pezzi fondamentali da Secret Treaties) ed alcune eccellenti cover fra cui la mitica Born to be Wild degli Steppenwolf. di più
Ottimo esordio del gruppo formato dal virtuoso violinista Darryl Way in fuga (temporanea) dalle eccentricità art rock dei Curved Air insieme al chitarrista jazz John Etheridge ed al giovane batterista Ian Mosley (sì proprio quello dei Marillion). Produce Ian McDonald cui è dedicato lo struggente adagio per violino chiude l'album (McDonald's Lament). di più
Good old school hard rock quello degli Atomic Rooster nella loro migliore formazione in trio con Vincent Crane all'organo, Paul Hammond alla batteria e John Du Cann alla chitarra (ottima ed abbondante) ed alla voce.(non vale Chris Farlowe). La title track è l'epitome del dark, Sleeping for years classico misconosciuto dell'hard. di più
uno dei number one di più
ha fatto dei pezzi indimenticabili di più
very good di più
Tra le più belle voci mai ascoltate (se non la PIU' bella) non solo dell'heavy metal, ma dell'intero panorama musicale. UNICO!!! di più
Più grezzo ed urlato del successivo, ma ne guadagna in drammaticità ed intensità. Un disco bellissimo, suonato magnificamente e con tre-quattro perle favolose ("Chi tene 'o mare" e "Putesse essere allero" qualche esempio). Enorme qui Pino, dal 1977 al 1982 non ha sbagliato un colpo. di più
Gran bel disco di una band che passò quasi completamente inosservata, a cavallo tra i '90 ed i primi 2000. Questo fu il loro epitaffio. Noise(tanto) pop-shoegazing tanto rumoroso quanto godibile. Dalle ceneri degli Skywave nasceranno gli assai più noti A Place To Bury Strangers... di più