Copertina di Depeche Mode Black Celebration Remixes 2004
Breathing

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Per fan di depeche mode, appassionati di musica elettronica e dark wave, collezionisti di remix, critici musicali e ascoltatori curiosi delle versioni alternative di album storici.
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LA RECENSIONE

Ora invece faccio questo esperimento mandandovi una recensione sulla versione remix dell’album "Black Celebration", indovinate di quale gruppo? E’ facile… . Un piccolo sforzo… . sù… bravi, so che ci sareste arrivati ancora una volta!

Questa Remixed Edition dello storico album dei darkettoni di Basildon offre vari spunti, alcuni molto piacevoli, altri che ti fanno veramente incazzare, dal momento che stravolgono storici pezzi quali "A question of lust" e "Stripped", in versione Electric Dub. Mi viene quasi il vomito. "A question of time" è proposta in versione Saturday Night Fever, da far ribrezzo! Molto bello invece il remix di "Fly on the windscreen", in una versione ancor più elettronica di quella presente sull’album.
Altre songs invece, come "World full of nothing", "Here is the house, "New dress", sono più ritmate che nella versione originale, e forse più gradevoli all’orecchi, nonché attualizzate nel sound. "Breathing in fumes" non cambia tanto nella versione Tube Edit, è sempre il solito mix di "Stripped" arricchito con qualche artificio elettronico-dark. "But not tonight" parte subito in quarta con la parte vocale, e forse è meglio, anche perché già è una canzone che non ce l’ho mai vista col contesto di "Black Celebration", sembra un pezzo proprio dance.

"Black day" in ver. Piano Edit è la solita darkettoneria con Gore che sembra stia cantando a un funerale accompagnato dalla fisarmonica e da non so quale altro strumento a fiato, qui a tratti assieme al piano, e comunque questo rimane un pezzo fuori dal comune, quindi alquanto apprezzabile. Il piano introduce poi il mix della strumentale “Christmas Island” che se non sbaglio è un brano scritto da Alan Wilder, originariamente B-side di "A question of lust". Non ho capito poi alla fine che c’entrano i remixes di “Shake the disease” versione Painkiller, che non si discosta dall’originale, fuorché una veste un po’ più techno, e di "It’s called a heart", B-side anch’essa dell’85, in versione disco (poveri noi!).

La tracklist del disco originale è quindi arricchita da questi special mixes finali. L’anno di pubblicazione è il 2004. Non male per un disco che però rimane sempre comunque meglio nella versione dell’86, nuda e cruda, con liriche da spavento che mostrano tutta l’anima e il genio compositivo di Mr.Gore e la sempre ispirata voce del Gahan. Poi, se al 'Rock am Ring' (4 giugno 2006) mettono insieme il cioccolato con lo sterco, non è colpa mia. Vi sembra giusto che alla stessa manifestazione dove suonano i Depeche Mode (il cioccolato), siano ospiti i Candle of Filth (…)? Vomito vomito vomito! Salut a tutt.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza la versione remix del classico album 'Black Celebration' di Depeche Mode, evidenziando remix riusciti e altri che snaturano i brani originali. Alcune tracce risultano più attuali e piacevoli, mentre altre remix causano disagio al recensore. Complessivamente il disco mantiene interesse, ma la versione originale del 1986 rimane superiore per intensità e autenticità.

Depeche Mode

Depeche Mode sono una delle band più importanti e longeve nate in Gran Bretagna all’inizio degli anni ’80, pionieri del synth-pop, trasfiguratori di elettronica, interpreti di epoche oscure e paladini di esistenze notturne dai club al rock da stadio. La formazione storica include Dave Gahan, Martin Gore, Andrew Fletcher e in gran parte degli anni ’80 e ’90 Alan Wilder.
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