Copertina di Deuter Aum
Cervovolante

• Voto:

Per appassionati di musica sperimentale, ascoltatori di krautrock e new age, chi cerca esperienze musicali profonde e non convenzionali.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Aum è un disco che non si impone: emerge lentamente, come un respiro che trova il suo ritmo solo dopo essersi fatto spazio nel silenzio. Pubblicato nel 1972, è il secondo lavoro di Georg Deuter e rappresenta uno snodo cruciale nella sua traiettoria artistica, sospeso tra la stagione più libera e sperimentale del krautrock e una visione sonora già profondamente meditativa, destinata a fiorire negli anni successivi sotto l’etichetta – allora ancora tutta da definire – di New Age.

Rispetto all’esordio D, più istintivo e psichedelico, Aum appare come un’opera maggiormente raccolta. Le composizioni si articolano in suite continue, ma sono costruite per frammenti, per stati d’animo, per immagini interiori. Non c’è urgenza rock, non c’è desiderio di progressione narrativa: la musica sembra piuttosto seguire un movimento circolare, rituale, che invita all’ascolto profondo e alla sospensione del tempo.

L’inizio è quasi impercettibile: suoni naturali, echi lontani, corde acustiche che affiorano come presenze discrete. Da qui Deuter costruisce un paesaggio sonoro in cui strumenti occidentali e suggestioni orientali convivono senza gerarchie. Flauti, sitar, percussioni tribali ed elettronica primitiva non dialogano secondo logiche compositive tradizionali, ma si sovrappongono come strati di coscienza. Il risultato non è mai descrittivo, bensì evocativo: più che guidare l’ascoltatore, la musica gli cammina accanto.

Quando il ritmo emerge, lo fa in forma ipnotica e insistente. Le percussioni assumono un carattere quasi sciamanico, mentre i droni elettronici creano un fondo statico, freddo solo in apparenza, che favorisce uno stato di concentrazione e abbandono. Non c’è conflitto, ma tensione interiore; non c’è climax, ma una lenta trasformazione percettiva.

Il lato B, occupato da una lunga suite unica, rappresenta il momento più immersivo dell’album. È qui che Aum dispiega appieno la sua forza ipnotica: un lungo tratto centrale dominato da basso e chitarra trattati con eco, accompagnati da suoni marini e riflessi acquatici, crea una sospensione temporale che molti ricordano come il vertice emotivo del disco. Onde marine, chitarre acustiche, pulsazioni basse ed elettronica dilatata si intrecciano in un flusso continuo che sembra seguire il ritmo del respiro. Qua e là affiorano lampi di chitarra elettrica e rintocchi cristallini, come segnali che orientano il viaggio senza mai interromperlo. Il finale, dominato dal sitar, non chiude davvero: dissolve.

Aum anticipa chiaramente la musica meditativa e contemplativa che renderà Deuter una figura centrale della New Age, ma conserva ancora una certa ombra, una ruvidità di fondo che lo rende più inquieto e profondo rispetto a molta produzione successiva. Non sorprende che per molti ascoltatori questo album sia diventato un compagno di formazione, scoperto in età giovane come porta d’accesso a una sensibilità nuova, capace di unire introspezione e apertura percettiva. È un disco che non cerca di rilassare, bensì di predisporre: all’ascolto, alla concentrazione, alla presenza.

Non è un album da sottofondo né da consumo rapido. Aum richiede tempo, silenzio e disponibilità, ma ripaga con la sensazione di trovarsi davanti a un’opera sorprendentemente precoce per il 1972, figlia di una creatività libera e ancora non addomesticata da generi o aspettative di mercato.

Ascoltato fino in fondo, Aum smette di essere un semplice disco e assume la forma di un rito sonoro: un attraversamento lento, fatto di ripetizioni, dissolvenze e ritorni, che conduce verso uno spazio interiore più che verso una conclusione. Non promette illuminazioni improvvise né catarsi spettacolari, ma una luce tenue e persistente, che si accende solo a chi accetta di camminare senza fretta. È musica che non accompagna il viaggio: è il viaggio.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione celebra "Aum" di Deuter come un'opera sospesa tra krautrock e New Age, capace di creare un viaggio sonoro ipnotico e profondo. L'album, costruito su suite meditative e stratificazioni di strumenti, invita l’ascoltatore alla concentrazione e alla presenza. Non è semplice sottofondo, ma un’esperienza che richiede tempo e attenzione. L’autore sottolinea la sua unicità e l’influenza sulla musica meditativa futura.

Tracce video

01   Phoenix (02:41)

03   Soham (04:58)

04   Offener Himmel I / Gleichzeitig (05:37)

05   Offener Himmel II (02:32)

06   Sattwa (01:34)

07   Morning Glory (02:22)

08   Soma (02:00)

09   Surat Shabda (02:40)

10   Abraxas (01:56)

11   Susani (08:06)

12   The Key (06:57)

Deuter

Deuter è un musicista tedesco noto per i suoi lavori meditativi e new age, attivo fin dagli inizi degli anni Settanta. Ha iniziato con album influenzati dal krautrock e dalla world music, evolvendosi verso un suono ambient/meditativo.
02 Recensioni