Copertina di Devendra Banhart Nino Rojo
NicholasRodneyDrake

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Per amanti del folk psichedelico, appassionati di musica indie, nostalgici degli anni '60, ascoltatori di cantautori alternativi
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LA RECENSIONE

"Nino Rojo" arriva dopo il buon lavoro di Devendra con "Rejoicing in the Hands" e devo dire che di quest'ultimo mantiene intatti la semplicità, la freschezza e la spensieratezza già visti nel primo. Devendra è un "fricchettone" del nuovo millennio, vuole che si sappia in giro, ci tiene... i suoi accordi li pesca nella tradizione folk, blues, ma anche dei "loners", i cosidetti "solitari", delusi post-Woodstock che decisero di ripiegare su tematiche come l'amore, le passioni della vita e la disillusione, dopo anni d'impegno politico.

Il disco, dall'inizio alla fine, sembra quasi avvolto in un aura speciale, magica e mistica (Devendra si propone come traghettatore in un viaggio attraverso i sogni e le speranze) così come i suoi video sembrano sempre un po' sfogati, indefinibili, inafferrabili.
Per il resto lui potrebbe risultare un po' antipatico, è vero, barba lunga, capelli lunghi, vestiti da figlio dei fiori, novello hippie con la voce che o ti piace o non ti piace.
Diciamo che "se la sente calla" (per eventuali chiarimenti consultare il vocabolario della "lingua romana"), ma se si chiudono gli occhi e si ascolta la sua chitarra vibrare insieme alla sua voce particolarissima, io dico che ci si dimentica di tutto. Per Devendra il tempo si è fermato, bloccato ad una calda estate di fine '60 di Haight Ashbury, San Francisco: gli "acid test", il fumo denso della marijuana, le comuni, i pulmini della Volkswagen, il sesso e il senso di fratellanza, la centralità dell'amore, quando la California era il centro propulsore e vero cuore pulsante, e non solo per quanto riguarda la musica.

Nel complesso "Nino Rojo" è un disco minimalista, ma godibile e assolutamente da ascoltare. Al suo interno si alternano canzoni-filastrocche come "Little Yellow Spider", le graziose "We All Know" e "At The Hop", "An Island", ma anche le psichedeliche-barretiane "HorseHeadedFleshWizard" e "Sister".
Forse leggermente inferiore al precedente, a dir la verità, ma se lo avete apprezzato penso che non rimarrete delusi nemmeno stavolta... almeno io non lo sono rimasto.

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Riassunto del Bot

Nino Rojo conferma la freschezza e semplicità di Devendra Banhart, mescolando folk, blues e psichedelia con un tocco hippie anni '60. Album minimalista ma coinvolgente, capace di trasportare l'ascoltatore in un viaggio mistico tra sogni e disillusione. Qualche traccia spicca per originalità, anche se l'opera è leggermente inferiore al precedente. Consigliato a chi apprezza un sound autentico e fuori dal tempo.

Tracce video

01   Wake Up, Little Sparrow (02:51)

02   Water May Walk (03:12)

03   HorseheadedfleshWizard (02:19)

04   An Island (02:03)

05   Be Kind (03:00)

06   Owl Eyes (02:43)

07   The Good Red Road (01:59)

08   Electric Heart (05:30)

09   Ay Mama (03:00)

10   We All Know (02:40)

11   Little Yellow Spider (03:36)

12   A Ribbon (02:37)

13   At The Hop (02:10)

14   My Ships (01:34)

15   Noah (02:26)

16   Sister (02:34)

Devendra Banhart

Devendra Banhart (Houston, 1981) è un cantautore e artista visivo statunitense-venezuelano. Emerge nei primi 2000 con registrazioni lo‑fi su Young God Records sotto l’ala di Michael Gira. La sua scrittura, tra freak/psych folk e influssi tropicalisti, alterna inglese e spagnolo e spazia da minimalismo acustico a produzioni più corali.
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