Dirty Wipes
Madness City Vol.1

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Una volta c’era l’Isola di Wight con il suo famoso festival rock e Monserrat per il suo magnifico studio di registrazione. Esiste però la Sardegna, dove nasce una band emergente formata da sei giovani ragazzi affamati di musica rock, i Dirty Wipes, un gruppo che negli ultimi tre anni ha fatto tanta gavetta al livello regionale ed è pronta più che mai a presentare il suo primo lavoro “Madness City Vol.1”, una città musicale, bisognosa di essere descritta ed edificata con il giusto spirito.

Il brano di apertura è “ljwtfl”, un inizio trainante e coinvolgente dove la band fa capire immediatamente le sue intenzioni: rock energico ed dinamico; la chitarra di Claudio Casti incisiva e tagliente; le tastiere di Fabio Tidili ben equilibrate nei cambi tra piano, organo e synth; sezione ritmica solida formata dal bassista Gabriele Serra e dal batterista Daniele Landis; infine le due voci, quella maschile di Luca Spiga e quella femminile di Elisa Banchero, che si combinano bene insieme. Un buon inizio!!

La seconda traccia è “Once and for All”, una rock ballad interessante e carica di emozioni in cui si manifesta il senso di uscire da un mondo negativo e oscuro con l’obbligo di sognare una dimensione libera. Gli strumenti e le voci entrano progressivamente: intro di chitarra elettrica e acustica arpeggiata e un velo sottile di violoncello, suonato ottimamente da Nicola Ballicu, creano un’atmosfera di introspezione e malinconia; poco dopo entrano le voci dei due cantanti dove la voce maschile baritonale del frontman compone una base salda su cui si appoggia la voce brillante della cantante. Il pezzo è un crescendo continuo: la tastiera ricalca la melodia, gli strumenti aumentano la dinamica nella strofa per poi esplodere definitivamente nel ritornello in cui il sentimento di rabbia è marcato dal lungo assolo di chitarra e dal coro intenso e deciso composto dai due cantanti, i quali accompagnato il brano verso il finale. “Above the Pine” è la terza traccia, brano non originalissimo ma godibile all’ascolto grazie all’influenza funk/rock con atmosfere caraibiche sottolineate dall’organo; strumming funky classico della chitarra e sezione ritmica che può sorreggere da solo il brano: basso e batteria si muovono perfettamente su un groove scorrevole e dinamico con l’aggiunta di uno special tribale interessante. Originalissima è la title track “Madness City”, è il brano cardine dell’intero album, la presentazione simbolica del loro mondo musicale indipendente e delle loro influenze artistiche. Interessante è lo sviluppo dell’arrangiamento e il modo con cui vengono mescolati i generi; un ottimo connubio tra neo-soul, funk e blues rock anni 70’ dove la tastiera è l’assoluto padrone del pezzo: i suoni puliti e brillanti del Fender Rhodes si accompagnano a quelli più aggressivi dell’organo Hammond, apprezzabili durante il bellissimo solo e il delizioso fill all’unisono con gli altri strumenti. Di rilievo la prestazione dei due cantanti, forse la migliore dell’intero album.

E’ il momento dell’unico singolo estratto dell’album, ovvero Judge Yourself, il brano più aggressivo dove la band esorta ad avvalorare il nostro giudice interiore per migliorare sé stessi e la colonna sonora del messaggio è una fusione tra hard rock ed heavy metal: riff potenti e incisivi della chitarra, la quale però rischia di sovrastare gli altri componenti nel resto del brano e a farne di più le spese sono le due voci, non determinanti nella maniera giusta; le tastiere hanno un ruolo marginale e la sezione ritmica dà una buona prova di forza sorreggendo il brano con portamento tipico metal. E’ un buon brano, ben eseguito ma un po’ sbilanciato.

L’ultima traccia dell’album è “Lonely as the Sun”, brano in cui la solitudine può diventare un valore positivo se si viene illuminati dal sole, fonte inesauribile di energia e vitalità: adagio inizio, la chitarra arpeggiata fa da scenario alle voci dei due cantanti alternandosi le parti solistiche; il pezzo all’improvviso si accende in un potente stile hard rock con le tastiere che ritornano prepotentemente e fanno da tappeto al bell’assolo di chitarra; si riprende il tema della parte iniziale con i cantanti impegnati ad accompagnare il brano verso la conclusione.

Un debutto coraggioso e intraprendente in cui il vecchio e il nuovo si incontrano per dar vita ad un sound fresco e interessante all’ascolto. La musica dei Dirty Wipes è espressione di forti sentimenti e di una varia moltitudine di colori interessanti che edificano i palazzi della loro città interiore: Madness City.

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Commenti (Uno)

sfascia carrozze
sfascia carrozze Divèrs
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Recensione:
(In)estimato ConFratello, La si apprezza per aver allegato un DeSampol (cosa che non avveniva dal 1983 oggiudilì) alla Sua DeRecenza.
epperò deve (o dovrebbe) sapere che esso non deve (o diovrebbe) superare i trenta secondi di DeDurata, così come riportato anche tra le immaginifiche D.A.P.
Domande Assai Poste su Debaser
esattamente al punto 4


Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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