Copertina di Dominik Moll Il caso 137
Confaloni

• Voto:

Per appassionati di cinema sociale, thriller d’autore, spettatori interessati a tematiche politiche e morali contemporanee.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

La visione de "Il caso 137", ultima opera di Dominik Moll, mi ha richiamato alla memoria la frase "il tragico della vita e` che tutti hanno le loro ragioni". Non ricordo chi l'abbia acritta o pronunciata , ma partendo da simile assunto la ricerca della verita` diventa impresa ardua, soprattutto se si deve appurare l'esatta dinamica dei fatti criminosi per poi assicurare i colpevoli alla giustizia.

La regista prende spunto dagli incidenti avvenuti a Parigi nel dicembre 2018 fra i cosidetti gilet gialli e le forze dell'ordine. Nel baillame di quei giorni capita che un giovane manifestante di nome Guillame Girard resti ferito seriamente alla testa , colpito da un proiettile di gomma. Lo stesso se la cavera` ma, a distanza di un anno, restera` comunque ferito a vita, accusando forti emicranie, difficolta` a concentrarsi, ricordare , unitamente a frequenti sonnolenze. Nel frattempo, su precisa denuncia dei genitori del ragazzo viene avviata un'inchiesta condotta da una commissione disciplinare della polizia. A condurre le indagini e` una funzionaria delle forze dell'ordine, tale Stephanie Bertrand (interpretata da un'ottima Lea Drucker) animata dalle migliori intenzioni di procedere a ripulire l'ambiente poliziesco dalle cosidette mele marce. E sarebbe proprio sul punto di farcela quando una testimone sulle prime reticente le passa un filmato (girato in incognito) deill'incidente. Dalle immagini si vede che il giovane Guillame, disarmato e in fuga, viene fatto oggetto di due colpi d'arma da fuoco in dotazione a due agenti in borghese coperti da casco e passamontagna . Il proiettile che lo colpisce e` certo di gomma, ma le lesioni subite sono quelle invalidanti prima descritte. Dalle immagini non e` possibile stabilire chi dei due agenti sia il responsabile del ferimento e comunque, in fase d'interrogatorio, i due agenti non ammettono la responsabilita`. Giustizia fatta? E no, poiche` sia i massimi gradi del corpo di polizia, sia i rappresentanti sindacali di tali solerti agenti obiettano che non c'e` prova schiacciante per incolpare uno anziche` l'altro e quindi i due agenti non possono essere neppure sospesi dal servizio. Sono pur sempre tutori dell'ordine chiamati ad un compito ingrato. Care e grazie che agiscono in frangenti cosi` difficili.

Come ricordavo ad inizio recensione, se ognuno puo` vantare buone ragioni, come negare il fatto che le forze dell'ordine, in un frangente di grave rischio, possano risultare molto nervose e stressate, tanto da passare ai metodi spicci? E comunque, sempre a proposito di buone ragioni, come negare la rabbia dei manifestanti verso generali condizioni di vita per niente appaganti, anzi frustranti? Se poi il luogo delle manifestazioni e` nelle vie centrali di Parigi, tutto puo' succedere: auto parcheggiate prese di mira, vetrine di negozi fatte segno di fitte sassaiole, ecc. Un copione goa` visto varie volte in precedenza.

Insomma: trovare la verita` su quanto effettivamente accaduto diventa tanto difficile quanto trovare un ago nel pagliaio. La stessa ispettrice avverte un senso di impotenza nel destreggiarsi fra mille ostacoli burocratici. A poco puo` servire scacciare i pensieri nel tempo livero, guardando i filmati , su Toutube, di gattini giocherelloni. E lo spettatore, come la protagonista, non trova una ragione in una realta` impazzita. Di certo c'e` un giovane pacifico manifestante invalido a vita per comportamento scorretto di agenti molto disinvolti nel gestire l'ordine pubblico.

Diretta con mano ferma e senza divagazioni, la pellicola ci rammenta in quale realta` grigia viviamo. Ma ormai la suddetta gradazione cromatica vira verso un'irredimibile tonalita` nera. Come la notte.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esalta 'Il caso 137' per la sua regia rigorosa e l'analisi lucida sui limiti della giustizia, ispirandosi a un noto episodio tra gilet gialli e polizia a Parigi. Il film interroga le responsabilità delle forze dell’ordine e la difficoltà di distinguere il giusto dallo sbagliato in situazioni caotiche, lasciando lo spettatore disorientato di fronte a una realtà sempre più oscura.

Dominik Moll

Regista e sceneggiatore francese nato in Germania, attivo dagli anni Novanta. Formatosi tra New York e La Fémis, è noto per thriller e noir psicologici come Harry, un amico vero e La notte del 12.
03 Recensioni