Ci sono dischi che gridano il proprio valore, e altri che lo affermano con silenziosa eleganza: “Wahoo!” (BST 84191) appartiene a questa seconda categoria.
In sintonia con la descrizione fatta da Stephen Thomas Erlewine per AllMusic, potrei limitarmi a un unico aggettivo per raccontarvelo: meraviglioso. Questo album jazz hard bop fu registrato nel novembre del 1964 da Columbus Calvin “Duke” Pearson Jr., già arrangiatore, interprete, produttore e, alla morte di Ike Quebec, principale talent scout per la Blue Note Records di Alfed Lion e Francis Wolff.
Nato ad Atlanta in Georgia nell´agosto del 1932, iniziò a studiare gli ottoni all’età di cinque anni, ma molto presto per problemi alle arcate dentarie fu costretto a dedicarsi quasi esclusivamente al pianoforte. Il suo precocissimo talento fece venire l’idea allo zio, che lo guidava nello studio della musica, di attribuirgli il nomignolo di Duke in onore alla leggenda del jazz Duke Ellington.
Il suo stile pianistico inconfondibile era ispirato al fraseggio brillante, veloce ed audace di Bud Powell, ma anche alla precisione ritmica di Wynton Kelly e del bassista Sonny Clark. Ingaggiato dal Jazztet di Art Farmer e Benny Golson, si trasferi a New York, dove fu notato da Donald Byrd che intuì subito il suo potenziale come arrangiatore, tanto da affidargli quelli del suo storico album “A new perspective“ (1963).
Duke Pearson ha rivestito un ruolo importantissimo nell´indicare la direzione artistica all'etichetta discografica per tutti gli anni '60, fino all’uscita di scena dei suoi fondatori Lion e Wolff con la vendita del loro marchio alla Liberty Records. I suoi arrangiamenti coinvolgenti sono stati fondamentali per il successo di molte sessioni della Blue Note. Ricordo in particolare le composizioni accattivanti come “Cristo Redentor” proprio per Byrd, quelle dal taglio quasi cinematografico grazie agli arpeggi ondulati di “Idle Moments” per Grant Green, o quelli degli album personali con tema boogaloo saltellante (in stile “The Sidewinder”) di “Sweet Honey Bee” e “The Phantom”, ma soprattutto per gli arrangiamenti modali proprio di “Wahoo!”.
Pearson reclutò la sua line-up chiamando: Donald Byrd alla tromba, James Spaulding al sassofono contralto e flauto, Joe Henderson al sassofono tenore, Bob Cranshaw al basso e Mickey Roker alla batteria. Ma ciò che colpisce non e´ tanto il prestigio dei musicisti, quanto piuttosto l’equilibrio interno del groove da loro ottenuto. Pearson scrive per i fiati con una compattezza quasi orchestrale, cesellando temi incisivi che fungono da trampolino per assoli sempre misurati e mai autoreferenziali. In altri termini, non si tratta di un semplice album di jazz moderno, ma di un progetto coerente, architettato con la precisione di un arrangiatore e la sensibilità di un melodista.
Adesso lasciamoci trasportare nel 1964 dalla magnifica foto di copertina scattata da Francis Wolff. Duke e´ il solo “punto fermo” in un contesto di figure in movimento che sembrano quasi evanescenti. Le cover art degli album jazz della Blue Note non erano solo estetica. Erano parte integrante del messaggio culturale politico e musicale del disco e guidavano il percorso dell´ascoltatore alla musica registrata. Essa doveva catturare lo spirito dell’artista e del gruppo in modo visivo, spesso con un senso di eleganza, modernità e riflessione. La composizione originale di copertina è attribuita a Reid Miles, designer storico dell’etichetta, che riusciva immancabilmente a combinare gli scatti di Wolff (fotografo ufficiale) con un uso creativo dei caratteri tipografici e della composizione grafica. Miles resta ancor oggi uno dei più influenti designer di cover jazz degli anni ’50 e ’60 proprio per il suo stile asciutto e minimalista che è diventato iconico e altamente riconoscibile nella storia del packaging musicale.
In apertura il brano “Amanda” mette subito le cose in chiaro: energia, limpidezza tematica, interplay serrato. “Bedouin” introduce, invece, un clima modale e suggestioni esotiche che ampliano la tavolozza armonica senza perdere coerenza stilistica. In “Farewell Machelle” emerge il lato più lirico del pianista, con una scrittura elegante e malinconica che lascia respirare la melodia. La title track “Wahoo!” riporta il baricentro sull’hard bop più vibrante, con Henderson particolarmente ispirato e una sezione ritmica che pulsa con naturalezza. Il disco comprende anche "ESP", dove l´armonia crea un senso di “sospensione”, coerente con il titolo (ESP = percezione extrasensoriale) e la conclusiva "Fly Little Bird Fly" composta da Byrd.
Il punto di forza dell’album sta proprio nella capacità di tenere insieme struttura e spontaneità. Pearson non esagera mai; ogni arrangiamento ha un disegno preciso, ma gli spazi per l’improvvisazione restano ampi e vitali. Il suo pianoforte non cerca il protagonismo muscolare, piuttosto lavora per sottrazione, suggerisce, incornicia e dialoga.
Riascoltato oggi “Wahoo!” appare come uno dei gioielli meno divulgati ma più solidi del catalogo Blue Note degli anni Sessanta. È un disco che non vive di effetti speciali, ma di scrittura intelligente, interplay maturo e melodie destinate a sedimentarsi nella memoria dell´ascoltatore.
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