Copertina di Duncan Jones Moon
aleradio

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Per appassionati di fantascienza, cinefili, amanti dei film riflessivi e minimalisti
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LA RECENSIONE

Moon.

Con il fascino che questo titolo essenziale anticipa, l'esordio al cortometraggio di Duncan Jones si racconta allo spettatore attraverso una semplicità spiazzante rispetto alla ricchezza di elementi che contiene.

Questa perla che, mannaggia a voi, qui mancava, si fa spazio nella fantascienza a colpi asettici e minimali di riflessioni esistenziali, una sceneggiatura praticamente impeccabile, e una scenografia sterilizzata, che gioca sul bianco e sul nero, ancorandosi al fantascientifico sopratutto per narrativa e atmosfere.

Il film, si può dire, è tutto un assolo di Sam Rockwell, qui nelle vesti di un astronauta in missione sul suolo Lunare per l'estrazione di un componente gassoso, che sulla Terra sopperisce alla carenza di nuove fonti di energia, per conto della Lunar Inc. Una missione della durata di tre anni. Nella base lunare, sua unica compagnìa: GERTY. Che si spiega meglio dicendo Hal 9000.

La missione volge al termine e quello che resta da raccontare, ancora una volta, è l'uomo, nella sua solitudine, nella sua ingenuità, nella sua solidarietà, nella sua crudeltà.

L'hai visto? No? In una parola: male!




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Riassunto del Bot

Moon, il film d'esordio di Duncan Jones, si distingue per la sua semplicità e profondità. La pellicola combina una sceneggiatura impeccabile e un'ambientazione minimalista, esplorando temi esistenziali attraverso la solitudine di un astronauta interpretato da Sam Rockwell. Atmosfere pulite e riflessioni intense rendono questo film un caro gioiello della fantascienza contemporanea.

Duncan Jones

Regista e sceneggiatore britannico, figlio di David Bowie, noto per Moon (2009), Source Code (2011), Warcraft - L'inizio (2016) e Mute (2018).
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