Eddie Rosner
Soviet Jazz Legends. Eddie Rosner, vol.1

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“La ballata di Eddie Rosner”.

Una piccola storia che parla della Storia in questi giorni che quella stessa Storia ci sta rubando.

Non è breve ma, fidatevi di questo indegno cantastorie, qui c’è materiale per un Romanzo.

E c’è la Musica!

Non è breve, ma tanto che avete da fare in questi giorni? (Ah, avrete capito che non è esattamente una recensione, anche se un disco c’è a raccogliere quello che la Storia non ha portato via).

Intro

I francesi non lo ammetteranno mai e un po’ ancora gli rode il culo, ma a Berlino si suonava il miglior Jazz che si potesse ascoltare al di fuori degli States.

All’Hotel Adlon oltre ad assaggiare la più buona Pfannkuchensuppe di Berlino potevi assistere al miglior spettacolo musicale di tutta la Germania: quello dei Weintraubs Syncopators!

Stefan Weintrauben, il leader dell’orchestra, si accorse ben presto di quel ragazzotto polacco di origini ebraiche, ex bambino prodigio (aveva cominciato col violino a 6 anni ma, poi, aveva scoperto il Jazz), che rubava la scena tutte le sere.

Si chiamava Adolph Ignatievich Rosner, Ady per tutti, ed era una forza della natura!

Il suo numero con due trombe strappava sempre gli applausi del pubblico. E, poi, Ady aveva lo “swing”, nonostante fosse bianco, e reggeva la scena come pochi. Non era cosa da poco in un’orchestra come i Syncopators che faceva uno spettacolo pazzesco: scenette di cabaret, travestimenti (spesso suonavano con parrucche ed abiti femminili), sketch di ogni tipo….

Se ne accorse pure una giovanissima (e bellissima!) Marlene Dietrich che se li vide capitare sul set dell’”Angelo Azzurro” e ne rimase folgorata.

Ben presto i Syncopators divennero la band di Ady.

Take 1- Stormy Weather

Cosa stava facendo la mattina del 29 ottobre 1929 il nostro Eddie?

Di sicuro nulla gli avrebbe potuto far immaginare quale temporale stava per scoppiare dall’altra parte dell’Oceano. L’America era la patria della “sua” Musica, che diavolo ne sapeva – lui – di Wall Street, della borsa e di tutti i casini che, lì, si stavano combinando?

Però le nubi partite da Wall Street non ci misero molto ad arrivare anche su Berlino. E, ben presto, quella tempesta si portò via la Repubblica di Weimar e le sue feste.

La Storia era venuta a bussare, per la prima di una lunga serie di volte, alla porta di Eddie.

Ben presto la Germania cominciò a riempirsi di tizi che amavano il passo dell’oca e le marce militari ed odiavano il Jazz.

E gli ebrei.

Take 2- Don’t Trust A Man Who Can’t Dance

Goebbels era nato con un piede matto.

“Piede equino” lo chiamano i dottori, lui raccontava di essersi ferito in guerra. La verità è che in guerra non ci era mai potuto andare.

Sarà per questo che odiava ballare?

Certo odiava anche un sacco di altre cose: la dodecafonia, l’astrattismo, il simbolismo, l’impressionismo, gli omosessuali, i negri, i comunisti e tutti quegli altri “degenerati”.

E, soprattutto, odiava gli ebrei.

Goebbels si inventò questa storia della “musica degenerata”.

Così, dopo un po’, ai concerti dei Syncopators cominciarono a presentarsi, costantemente, numerosi gruppi di simpatiche camicie brune con una sana e robusta voglia di menare le mani.

Ben presto, comunque, non ci furono più concerti per i Syncopators.

“Non è un buon momento per suonare Jazz, nemmeno se ti chiami Adolf”, disse una volta Eddie che, nonostante tutto, riusciva ancora a sorridere sotto i baffi.

Take 3- Giant steps

Eddie è sveglio e capisce l’antifona. Se ne va in Polonia, forma una band e comincia a girare l’Europa: Danimarca, Francia, Italia, Finlandia.

Fu in uno di questi concerti che conobbe Louis Armstrong. Louis ne rimase talmente impressionato da lasciargli un biglietto: “from the white Armstrong to the black Rosner”.

Così nacque la leggenda del “Louis Armstrong bianco”.

Intanto, Eddie incide per le maggiori case discografiche dell’epoca, come l’Odeon e la Columbia. Ben presto è il musicista più pagato di Polonia. Si sposa con Ruth e continua a suonare. Convinto che la Storia lo lascerà in pace.

Take 4- Put Your Dreams Away (For Another Day)

Cosa stava facendo la mattina del 1° settembre 1939 il nostro Eddie?

Qualunque cosa stesse facendo, questa volta Eddie lo capì subito che la Storia era venuta a bussare – per la seconda volta – alla sua porta!

Aveva creduto di essere al sicuro, era convinto che nessuno sarebbe stato così stupido da bruciare l’Europa per quel buco di Danzica!

Sì li conosceva i nazisti: erano pericolosi ma non credeva sino a questo punto! Neanche sapeva chi erano Molotov e Von Ribbentrop.

Lui voleva solo suonare il suo Jazz.

Take 5- Wrap Your Troubles in Dreams

Restare in Polonia diventa pericoloso per un jazzista di origini ebraiche (lui che neanche se ne era mai accorto di essere ebreo!). Bisogna andar via.

Eddie potrebbe andarsene in America, lì sanno bene chi è. Lì ci sono Satchmo, Duke Ellington e tanti altri che lo conoscono.

Invece no. Eddie decide di andarsene in Unione Sovietica, anche se non conosce neanche una parola di russo! La Musica non è, forse, una lingua universale?

Non è una decisione strana: si faceva un gran Jazz in Unione Sovietica in quegli anni!

Non lo sapevate?

Take 6- Wherever I Lay My Hat Is My Home

Ha una data di nascita il Jazz nell’URSS: 2 ottobre 1922.

Quel giorno si tenne a Mosca un grande concerto di musica Jazz. I musicisti erano, perlopiù, dilettanti, ma quella musica conquistò subito tutti.

Era la musica delle minoranze afro-americane, fratelli oppressi. Quella musica sembrava anche un ottimo strumento di lotta politica.

In quegli anni, in Unione Sovietica, arriveranno le famose jazz band americane di Frank Witers e Sam Wooding. Il loro successo sarà strepitoso.

A Mosca ed a Leningrado nascono le prime orchestre Jazz e, oltre ai classici del repertorio americano, si possono ascoltare anche composizioni di autori russi.

Così Eddie, travestito da ufficiale della Wermacht, dopo un viaggio avventuroso con la sua Ruth, arriva in Bielorussia, a Byalistock, poi da lì a Lvov, dove per guadagnarsi da vivere accetta un ingaggio per il locale “La Bagatelle” per il quale mette su una sua orchestra.

Take 7- The Two Tsars

Pantelejmon Ponomarenko aveva un faccione bonario da contadino russo ma, non fatevi ingannare, era un vero osso duro. In più di un’occasione tenne testa a Berija e, durante la guerra, era stato capo del comando partigiano prima di diventare Primo Segretario del Partito Comunista Bielorusso.

Ponomarenko amava il jazz ed un giorno, per caso, capitò al “La Bagatelle”.

Quasi gli prese un colpo: quel tizio che suonava in quel buco di locale era un portento!

Pantelejmon non ci stette a pensare due volte: prese il nostro Eddie e lo incaricò di formare la prima orchestra di Stato della Repubblica della Bielorussia.

Pantelejemon ci aveva visto lungo.

Il successo fu enorme: Eddie ebbe fama e soldi, girò tutta la Russia, suonò per le truppe (correndo grandi rischi ma ottenendo guadagni e privilegi) e per il popolo. Nel 1945 suonò sulla Piazza Rossa davanti ad un pubblico oceanico.

Viveva in una casa con vista sul Cremlino e per tutti era “la tromba d’oro”.

Un giorno, Ponomarenko, gli fece una strana richiesta: lo portò in una sala da concerto completamente vuota e gli ordinò di suonare.

Eddie fece quello che gli era stato richiesto.

Solo dopo venne a saper che lì, tra le sedie vuote, nascosto nella penombra era venuto Stalin. Il nuovo Zar voleva ascoltare quel musicista fenomenale di cui aveva tanto sentito parlare.

La tromba d’oro, l’Armstrong bianco, lo Zar del Jazz.

Take 8- The Party’s Over

Cosa stava facendo il nostro Eddie, il 9 febbraio 1946?

Di certo non era al teatro Bolšcoj di Mosca ad ascoltare Stalin che rompeva, in un famoso discorso, definitivamente, i rapporti con l’Occidente e – ben presto – con tutto ciò che potrà apparire, ai suoi occhi, “filo-occidentale”.

Tipo il Jazz.

La Storia era tornata a bussare alla sua porta.

Take 9- Fruit Juice

Nei suoi ultimi anni, Zdanov, fu costretto da Stalin a bere solo succhi di frutta.

Josif lo aveva prescelto da tempo come suo successore ma, benché Andrej Aleksandrovič fosse di 18 anni più giovane, Josif temeva – e aveva ragione – che il troppo amore per la vodka del suo pupillo avrebbe potuto rovinare i suoi piani.

Zdanov odiava quello che lui chiamava “il Formalismo” e quel “cosmopolitismo” borghese che guardava ai modelli occidentali come qualcosa da imitare. Non ce l’aveva – ancora – col jazz ma con la musica di Muradeli e di quello Šostakovič, e di quelli come loro che abusavano della dissonanza, gente come Prokofiev, Chačaturjan e Klebanov.

In realtà a farlo davvero incazzare erano stati quella gallinaccia della Achmatova e quei poetucoli dei suoi amici acmeisti e, soprattutto, quel Michail Zoščenko, con la sua satira borghese e corruttrice.

Ora, il nostro Eddie, di sicuro non aveva letto “La storia di una scimmia” né aveva mai ascoltato la “Velikaja Družba”, né tantomeno era uno a cui piaceva “fare abuso di dissonanze” ma, aveva già provato sulla sua pelle che, se apri la porta alla censura, il vento che ne viene fuori – piano piano – spazza via tutto.

Take 10- Beat Me Daddy, Eight to the Bar

Eddie capisce ben presto che l’aria è cambiata e decide che è arrivato il momento di salutare il Paradiso del Proletariato.

La mattina del 27 novembre 1946 i Russi beccano Eddie mentre cerca di passare ad Ovest con la sua famiglia. Lo arrestano e se lo portano alla Lubjanka.

Eddie ci rimane sette mesi alla Lubjanka e non viene, di certo, trattato come un ospite di riguardo.

Lo torturano e gli fanno firmare una confessione fasulla a suon di botte. Eddie diventa un nemico del popolo e si becca una condanna di 10 anni. Lo spediscono a Chabarowsk, nella Siberia orientale e, poi, in un gulag a Magadan, sulle rive della Kolyma.

Take 11- I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free

Eduard Petrovic Berzin, era il direttore del campo di Chabarowsk, lì giù a Magadan.

Eduard aveva studiato Belle arti, aveva velleità intellettuali e si ricordava di quello “zek”, sapeva chi era Eddie Rosnan: era la “tromba d’oro”, il “Louis Armstrong” bianco”!

Così, in quell’inferno di corpi smagriti e teste rasate Eddy trovò, ancora una volta, la sua strada grazie alla musica: Berzin chiese ad Eddie di formare una “Gulag Band” con la quale rallegrare le loro serate e fare spettacoli per i detenuti del campo.

A quegli uomini resi semiciechi dalla avitaminosi e che camminavano reggendosi l’uno all’altro, il regime pretendeva, infatti, anche di imporre il linguaggio della rieducazione. A ciò era preposta, in ogni lager, la “Kul’turno-Vospitatel’naja Cast’ del GULag”, cioè la Sezione educativo-culturale.

In quelle prigioni di ghiaccio potevi trovare una piccola biblioteca e un circolo dove si sarebbero dovuti svolgere i concerti, gli spettacoli teatrali, i dibattiti e le conferenze politiche, le gare di scacchi e anche le partite di calcio. E per quei detenuti, che fossero (o dicessero di essere) artisti, commedianti o musicisti o qualcosa del genere, tutto ciò equivaleva alla salvezza: turni di lavoro più brevi, vestiti speciali, la possibilità di dormire in baracche più curate e riscaldate.

Anche da “zek” Eddy Rosner ritrovò il successo e, a Magadan, anche un teatro vero in cui suonare. Lo aveva fatto costruire proprio Berzin nel 1933, convinto che l’Arte dovesse sopravvivere pure in quel deserto di neve.

Eddie trovò, ancora una volta, quello che – in un modo o in un altro – possiamo chiamare “successo” e trovò, persino l’amore. Un amore che aveva gli occhi ed il sorriso di Marina Bojko-Prokofieva.

Marina gli diede una seconda figlia ed Eddie scrisse per lei un sacco di musica.

Take 12- Someone to Watch Over Me

Il cuore di Iosif Vissarionovič Džugašvili, da tutti conosciuto come Stalin, cedette nella notte del 28 febbraio 1953, ma nessuno ebbe il coraggio di entrare a vedere cosa fosse successo fino alla sera del giorno dopo. Gli ci vollero almeno altri tre giorni per andarsene mentre, intorno a lui, si decideva il da farsi.

La notizia fu data il 5 marzo.

Così eccola la Storia, venire per l’ennesima volta a bussare alla porta di Eddie.

Le cose non cambiarono subito, ci volle circa un anno ma, nel ’54, Eddie ottenne l’amnistia e potè tornare a Mosca.

Intanto il compagno Chruščёv, cominciava a smantellare lo stalinismo e a cercare di scongelare la “Guerra Fredda”.

Nikita Sergeevič, non disdegnava i contatti con l’Occidente. Ed anche il Jazz tornò di moda.

Nacquero nuovi gruppi, vennero pubblicati libri e girati film dedicati a questo genere. Nel 1964 a Mosca venne creato anche il leggendario jazz club “The Blue Bird”. Nel paese vennero nuovamente accolti i musicisti stranieri. Arrivarono Jerry Mulligan e Thad Jones, Mel Lewis, Benny Goodman, Duke Ellington e tanti altri.

Take 13- Day by Day

E il nostro Eddie?

Ormai avete capito che tipo era! Non se ne stette con le mani in mano: formò un altro gruppo, l’ “Estraden Orchester” e trovò – per l’ennesima volta – il successo!

Riprese a fare spettacoli, lo chiamavano nei teatri, alla radio e pure in televisione. I grandi jazzisti americani si ricordavano di lui: Duke Ellington lo volle incontrare, pensò pure ad una qualche collaborazione; Benny Goodman lo accolse dietro le quinte.

Ma non era facile.

La polizia lo controllava. Non si fidavano di lui.

“Oggi suona il jazz, domani tradirà la Patria”, era un modo di dire che si sentiva sempre più spesso a Mosca.

Take 14- The Rhythm Of The Bones

“Muzika na rebrach”, “Musica delle costole” o “musica ossea”, era il nome in gergo dei dischi di jazz e del primo rock’n roll che circolavano clandestinamente tra i giovani russi.

Il vinile era un prodotto introvabile e, così, i tecnici del suono sovietici incidevano sulle radiografie mediche. Ancora oggi quei “dischi” sono ricercati oggetti da collezione.

Eddie ne incise a decine. Fu tra i primi a suonare rock’n roll oltre cortina. Oggi quei dischi sono tutti perduti, scomparsi chissà dove e chissà come.

Sì, perché il bel tempo durò poco e le cose tornarono velocemente a girare male per il povero Eddie.

Take 15- A Kiss to Build a Dream On

Leonìd Il'ìč Brèžnev, aveva una passione smisurata per le automobili, i potenti del mondo lo sapevano e non mancavano di donargliene sempre di nuove. Un giorno – sua madre – a cui stava mostrando, orgoglioso, le sue auto gli disse: “bello, sì. Ma se tornassero i bolscevichi?”.

Ora, non è che Leonìd, odiasse il Jazz, no, lui odiava tutto ciò che non era russo, e vedeva nelle mode filo-occidentali un segno di decadenza.

Soffocato dal nuovo clima di restaurazione, Eddie fu licenziato dal Teatro Ermitage, dove lavorava da anni, e trasferito a Gomel in Bielorussia, con la sua seconda moglie Galina. A Gomel diresse una piccola filarmonica di provincia.

Era stanco Eddie.

Adolf, Jack, Ady, Eddie Ignatevic, Edy Rozner, Zek, Mr. Smiling, Pinhas Ben Hzak, eccoli tutti i nomi con cui si era esibito in carriera. Quante vite aveva vissuto? Quante volte era salito in alto, caduto, ricaduto e poi salito di nuovo?

Era stanco Eddie.

Ora voleva tornare nella “sua” Germania. Lì da dove era partito, dove tutto era cominciato. Ma più chiedeva il visto per uscire, più si metteva in cattiva luce con le autorità.

Era diventato poco più che un vecchio rompiscatole e si stava facendo dei nemici. Nemici pericolosi.

Take 16- The September of My Years

Fu l’ambasciatore americano a Mosca che, finalmente, nel 1974 intervenne. Chissà forse, un tempo, da giovane, aveva ascoltato qualche pezzo di Eddie e di una delle sue orchestre?

E così Eddie tornò, finalmente, a Berlino.

Ma il governo russo trovò il modo di fargliela pagare: gli requisirono tutto, soldi, documenti, registrazioni, ricordi. Sui lui cadde la damnatio memoriae, il suo nome venne cancellato, la sua musica fatta sparire, i suoi dischi dati al macero, ogni documentazione su di lui cancellata.

E a Berlino non lo trattarono meglio: nessuno si ricordava di lui, nessuno era interessato alla sua musica.

Sono gli anni ’70, i giovani tedeschi sono presi da musiche strane, atonali, sperimentali, misteriose. L’unico Jazz accettato è il free più spinto. Alla radio si ascoltano gli echi di corrieri cosmici, lo chiamano “il rock dei krauti”.

Eddie non ha neanche i documenti necessari per ricevere una misera pensione; persino i tentativi di ottenere un risarcimento quale perseguitato dalle leggi razziali falliscono; non c'è nemmeno chi pensa a lui per un onesto revival o per una rivalutazione critica.

Va a vivere in un lurido appartamentino nella Bergfriedenstrasse, nel quartiere Berlin-Kreuzberg e ci muore, in totale solitudine l’8 agosto del 1976.

Outro

Si è continuato a suonare del buon jazz in Russia, ce n’è di buono persino oggi in quella grottesca imitazione di una Democrazia che è la Russia di Putin, ma se ne produceva di ottimo tra i ’60 ed i ’70.

E chiunque lo suonasse sapeva bene chi era stato Eddie Rosner.

Ora, per quanto si possa distruggere, per quanto la Storia possa portarsi via vite e memorie, è sempre impossibile far sparire tutto.

Qualcosa rimane sempre.

A Mosca la musica di Eddie viene ancora suonata, al Moscow Jazz Club, fondato da Alexey Bateshev, per esempio.

Ed anche noi qualcosa possiamo ancora ascoltarla.

In questo disco della serie “Soviet Jazz Legends”, per esempio.

Ne vale la pena. Per un sacco di motivi.

Ady Rosner (1910-1976) il più grande jazzista bianco di tutti i tempi. Anche se nessuno lo sa.

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Commenti (VentiQuattro)

Almotasim
Almotasim
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Chapeau.


lector: Danke!
Almotasim : Hermosa escritura.
lector: The pen is on the table.....(meglio che la smetto qui!)
Carlos
Carlos
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C'è da dire che nel bene o nel male oltre la cortina era molto considerato. Se qualcuno ti rompe il cazzo e la vita significa che qualcuno ti pensa. A ritornare a Berlino da ebreo non ha fatto un grande affare, ma comunque aveva nella testa ben chiaro quale fosse casa sua (non parlo certo di Patria), per quanto piena ancora di nemici nelle sconosciute facce delle persone. Grazie per la storia.

Ps: la repubblica di Weimar non era una festa già dieci anni prima della crisi americana, dal '19. Chiedere a Rosa, Karl e agli insorti bavaresi per info.


lector: Ciao Carlos, speravo in un tuo passaggio.
Tutte giuste le cose che dici: a Weimar si facevano delle gran feste ma questo non vuol dire che, per il resto, fosse una gran festa.
Certo, dopo, è stato persino peggio.
Rosner è stato solo un uomo schiacciato da una Storia più grande di lui, ma sostenuto da una musica anch'essa più grande di lui.
Carlos: "Un uomo schiacciato da una Storia più grande di lui", esattamente come tutti noi e come tutti quelli che noi pensiamo che decidano veramente per tutti gli altri. Diciamo che il suo caso è emblematico. Certo è che non so se sarei tornato in patria veramente? Ok che non c'era più il nazismo, ma cristo: a me l'idea di tornare in un posto dove chiunque per strada ha acclamato uno che voleva spazzarmi via dalla faccia della terra e dalla storia, non so...da brividi. Mi ha fatto molto effetto leggere sta cosa.
lector: Chissà, magari era convinto che si ricordassero ancora di lui, che ci fosse spazio per la sua musica, chi può dirlo? Era vecchio e stanco e, ormai, ai margini.
Chissà con chi avrà parlato, chissà cosa pensava ci fosse dall'altra parte del muro....
Di sicuro l'ha pagata cara.
In un articolo su di lui ho trovato questa cosa:
Oggi nel quartiere Berlin-Kreuzberg vivono solo Turchi, si lasciano avvicinare con sospetto, la maggior parte di loro non parla tedesco e i pochi vecchi berlinesi rimasti non amano essere intervistati; in un bar fumoso dove si gioca a dardi e si beve già alle 5 del pomeriggio ne ho incontrato uno che sotto l’effetto dell’alcool aveva gute Laune (era di buon umore) e dopo avermi ascoltato ha risposto: “No, questo Rosner non l’ho mai sentito, viveva qui, in questa via? Non mi stupisco, anche negli anni ’70 era un quartiere destinato ai cani”.
Carlos: Bello. In un bar fumoso dove si beve già alle 5 del pomeriggio mi ricorda proprio il soggiorno di una settimana a Kreutzberg, durante una on the road di due. Quartiere che già la gentrification stava per portare via. Dall'altra parte del ponte la punk Friedrischain resisteva. Ho saputo da un mio amico andato a capodanno che anche quell'ultimo bastione di resistenza sta scomparendo e che la gente di un certo spessore di lì ormai ha invaso Marzahn, dove all'epoca, a parte per il resist to exist, per cui siamo andati, c''erano solo nazi come a Lichtenberg.
A che anni (di sicuro incredibilmente precedenti ai miei) si riferisce questo pezzo? Appena morto Rosner o qualche decennio dopo?
Carlos: Friedrichshain*
lector: L'articolo è del dicembre del 2007.
Ti invidio. ho sempre desiderato vedere Berlino. In verità ho sempre desiderato viaggiare, ben più di quanto me lo sia potuto permettere.
E chissà quando risalirò su un aereo.....
Carlos: Beh io 5 anni dopo. Del resto per fartela in macchina tu dovresti, se ben ricordo la tua posizione geografica, farti quasi il doppio della strada che ci siamo sparati noi eheh all'addio a Berlino guidavo io e in macchina c'eravamo messi su un disco di una band di strada attuale ma dallo stile neue deutsche welle. Uscire dall'urbanità e percorrere strade tra gli alberi mentre le dicevamo addio è stato emozionante. E' ancora scolpito nella mia memoria. Prima di crepare, anche se non so come sarà allora, ci devi andare caro. Quasi quasi un pezzo di quella band adesso lo metto nei de-ascolti.
Carlos: Hai presente quando hai un lapsus per una roba che probabilmente citi o pensi almeno una volta al mese? Ecco. Appena la mia mente non mi gioca brutti scherzi, di sicuro dovuti alla giornata di merda, li metto.
kloo: È sempre errato dare il potere a chi lo richiede ed é un errore che stiamo rifacendo qui in Italia. E c'è un nemico peggiore del capitanozzo peracottaro e sono i meloni.
Carlos: La band l'avevamo scoperta nel parco del Flohmarkt di Berlino perché suonava appunto lì. L'ho messa anche su deb di sicuro diverse volte negli ascolti.
lector: Ci andrò, lo so che prima o poi a Berlino ci vado....
@[kloo] ma dici le angurie o i cantalupi?
kloo: Dico quelli portati avanti dalla falsa rosa Luxembourg de noialtri.
Carlos: Ma che falsa Rosa. Quella è una falsa Eva Braun
Carlos: Li ho recuperati ma sul tubo hanno solo roba dell'ultimo disco dell'anno scorso. Non è la stessa roba. Mi spiace. Sono la Rupert's Kitchen Orchestra e il disco è Keine Angst. Suonano completamente diversi, forse come Berlino
lector: Me li cerco.
Carlos: Il pezzo che ho trovato che dà più l'idea del loro precedente disco è Offline che fanno "live" su un marciapiede. Non sono niente di incredibile ma l'atmosfera di quella vacanza la colsero in pieno con la musica.
kloo: Si atteggia a difensore dei lavoratori.. Mancando completamente la sinistra in Italia
Carlos: Sappiamo tutti con quali finanziamenti rimane in pieni FdI. E' una contraddizione pronta a esplodere esattamente come si è rivelato il ridicolo populismo di Salvini, per quanto seguito. Non facciamoci stornare dagli apparenti successi, perché i nodi vengono sempre al pettine, soprattutto con queste macchiette, per quanto siano pericolose, soprattutto nei loro apparati "locali". Vedrai quando finita questa eccezionale faccenda che stiamo tutti vivendo e i lavoratori si troverano a non essere più tali o a pagare per l'ennesima volta gli errori di plurimi governi comandati dai padroni...non dico che diventano tutti compagni. Ma le contraddizioni emergono nel bene o nel male, prima o dopo. Staremo a vedere.
Io nemmeno lo seguo più il dibattito da circa tre settimane.
kloo: Per me si evolverà esattamente al contrario: i lavoratori allo stremo dopo virus e recessione incolperanno questo governo e i popolusti di destra se ne usciranno con:"l'avevamo detto... Noi avremmo fatto meglio... Fuori dall'euro" e l'italiano medio si riempirà la bocca d'odio.
Carlos: Appunto. Ho detto nel bene o nel MALE, prima o DOPO. Il punto è che le cose funzionano in modo dialettico nella società degli uomini. Tu pensi davvero che di fronte a un ulteriore inasprimento, a cui abbiamo già assistito, non ci sarà un'ulteriore polarizzazione dello scenario socio-politico se avverrà quanto dici?
Carlos: Già quel coglione enorme di Bonaccini con tutte le merde del suo partito al seguito sembrava Dolores Ibarruri in campagna elettorale. Non so di quanto "antifascismo" si è riempito la bocca il PD dal successo di Salvini in poi. Fino ad allora i piddini dicevano che era ridicolo parlare di antifascismo e fascismo esattamente come diceva il Movimento 5 Merde. Ma da dopo ooooh le barricate di Madrid e NO PASARAN con bandiere della pace del cazzo e le Sardine del cazzo come ultima digievoluzione. E perché lo fanno? Perché lo credono? No perché sanno perfettamente che serve accontentare le basi di tutti i partitelli del cazzo che credono ancora al ridicolo gioco elettorale per poterla spuntare. Ma così facendo i poverini che danno retta al loro gioco diventano ancora per l'ennesima volta pedine della scacchiera e il gioco si ripete.
Carlos: partitelli del cazzo di sinistra*
macaco
macaco
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Che storia...


lector: Davvero!
Caspasian
Caspasian
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Bel buco di culo il XX secolo, non s'è fatto mancare niente. Adesso vediamo che livello di >H verrà perseguito in questo XXI sec.


lector: Fino ad ora sta andando alla grande!
De...Marga...
De...Marga...
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Qualcuno ha già scritto Chapeau...lo riscrivo...Chapeau!!! Che storia...che grande penna che sei.


lector: Sei gentile. Come sempre.
JonatanCoe
JonatanCoe
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Alla fine il tempo speso è ampiamente ripagato.

La storia del grande ebraico mi porta alla mente le analogie verificatesi sull'altra sponda dell'atlantico cento anni prima, quando i neri cominciarono a donare la magia della musica al nuovo continente.

Goebbels odiava tutto tranne se stesso. O forse odiava se stesso e per questo odiava tutto? Spero nella seconda opzione, quella che mi vede d'accordo con la bestia.

Non sapevo affatto della scena jazz sovietica e credo non lo sapesse nemmeno Ferretti negli '80 altrimenti ci saremo ritrovati dei Contortions nostrani.

Che dire, hai reso magistralmente giustizia a un grande musicista (che non conoscevo), portando alla luce una vicenda umana, tranne che artistica, che merita assolutamente di essere conosciuta.

Spiace che le stellette a mia disposizione siano solo cinque. Antologico.


lector: Grazie del tuo commento.
Non so chi odiasse davvero Goebbels, per mia fortuna non ho potuto conoscerlo. Però io, a lui, lo odio lo stesso....
JonatanCoe: Siamo dalla stessa parte, GOMBLOTTOO!
fedezan76
fedezan76
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Bellissima lettura. Di solito faccio fatica con recensioni così lunghe, ma qui si va oltre. Parlando di cose serie, è buona questa Pfankulensuppe?


lector: Naaaaa! E' un brodaccio di crespelle mosce, ma ti pare che i crucchi sanno mangiare?
Comunque eccoti qua la ricetta no title , in tedesco....
Sono contento di non averti annoiato troppo!
lector: Fankulen-zuppe.......:-)))
fedezan76: Annoiato per niente, è una storia bellissima. I crucchi secondo me hanno inventato quella lingua oscena pensando alla merda che mangiano... Ahahah
Lao Tze
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complimenti! Non la sapevo per niente, questa storia.
Mi piacerebbe anche entrare "nel merito" del jazz in URSS ma non potrei, dato che tutto quello che conosco sulla musica dell'URSS ha inizio (e fine) negli anni '80. E non è jazz...


lector: Ciao Lao, grazie per i complimenti!
Secondo me hai solo sbagliato annata....se provi a dare qualche ascolto a certe cosette russe dei '70 e '60 troverai un sacco di roba che dovrebbe piacerti non poco.
Ma anche dopo eh!
Ti faccio solo un nome Sergey Kuryokhin, secondo me straordinario!
Ha cominciato col free jazz poi è passato ad una musica personalissima. Tutto quello che ho ascoltato di lui merita!
Sergey Kuryokhin - Sparrow Oratorium (complete album) eccoti un assaggio.
lector: E' un disco degli '80
Lao Tze: grazie mille! Hai fatto centro. Rientra fra quelli che non ho mai ascoltato.
Avrei fatto prima a dire che quello che so si limita a Viktor Tsoj conosciuto postumo e Alla Pugaciova presentata a Sanremo da Pippo Baudo con la falce e il martello dietro.
Non che conosca solo quelli, ma quelli restano i riferimenti principali.
Stanlio
Stanlio
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ehm, pur'io sarei stato odiato da Herr "Piedequino", e non perchè sia la dodecafonista, astrattista, simbolisto, impressionista, omosessuale, negro, e nemmanco ebreo ch'io sappia, oddio un filino comunista sì, diciamo che fisicamente avrei fatto parte di quelli che i greci fin dalla nascita avrebbero gettato dall'alto di una rupe ma questa è un'altra storia...

Bravo lector, non conoscevo tutta la vicenda che hai così ben descritto, mali un pochissimo sì e niente.


Stanlio: *gli antichi greci
lector: La vera deformazione quella gente ce l'aveva nella testa (e nell'anima)!
Grazie della tua attenzione.
luludia
luludia
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Recensione:
sono in pausa...sono arrivato alla take 7...appena torno a casa la finisco..


luludia: ecco, ora l'ho letta tutta...quante vite in una sola...
lector: Una vita che sembra un film!
Certo che erano anni terribili...
Non torneranno.....vero?
luludia: speriamo di no...
odradek
odradek
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Minchia


lector: Tanta...:-))
Bubi
Bubi
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Quelle nubi partite da Wall Street furono la fortuna di Adolf, ma forse no perché nel 45 fu costretto a suicidarsi.
Bel trattato di storia e musicisti poco conosciuti visto da una prospettiva insolita. Scritto molto bene e adesso lo cerco su youtube.


lector: Grazie per il tuo apprezzamento.
hjhhjij
hjhhjij
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Ne voglio ancora.


lector: Se 'sta situazione dura ancora per molto, temo che ne avrai.....:-((
lector: Se andiamo avanti così finiremo per arrivare a 50.000 recensioni entro il mese prossimo!
Chissà se il grande capo ha pensato a come festeggiare?
MikiNigagi
MikiNigagi
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Anche solo per il trivia delle incisioni sulle radiografie


lector: Guarda, è da quando ho saputo di 'sta cosa che desidero di procurarmi uno di questi "dischi". se non comprarmelo, almeno vederlo, provare ad ascoltarlo, farmelo girare fra le mani.
Ma, quasi nessuno sa di cosa parlo quando lo chiedo in giro. Forse sulla rete, a cercare bene, qualcosa si trova. Ma, a cercare sulla rete non m i diverto tanto....
Un paio d'anni fa - o giù di lì - a londra fu organizzato un evento-mostra-concerto intitolato proprio "musica delle ossa" basato sulla “Muzika na rebrach”, dove si suonavano e si mostravano alcuni di questi dischi ossei.
Sarebbe stato bello andarci....
nix
nix
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una cosa bella di Debaser è che a 54 anni, con una collezione di oltre 6000 dischi, qui dentro ancora riesco a trovare angoli di musica inesplorati.
La prima parte del percorso di Eddie Rosner, fuggito dal nazismo e finito nelle grinfie dei comunisti di Stalin, riabilitato dopo qualche anno di Siberia, è simile alla storia di molti nati nel posto sbagliato al momento sbagliato.
La seconda parte invece è più particolare. Molto sfortunato direi. La fine in solitudine in una stamberga di Berlino è veramente triste.
Lector, mi piace pensare a te come ad un amico, anche se non ci conosciamo veramente. Sai raccontare tante cose interessanti, e lo fai bene. Tra l'altro sei uno dei pochi in grado di scrivere bene senza pavoneggiarti dei cazzi tuoi come fanno molte delle "migliori penne di Debaser" (le virgolette stanno a conferire un risvolto ironico). Di questi tempi, oltre al covid pare imperversi una pandemia di egocentrismo senza precedenti. Chissà poi perchè.
Complimenti, da te ho molto da imparare.


lector: Grazie per il tuo commento, per la tua attenzione ma, soprattutto, per la tua amicizia!
Io non ho nulla da insegnarti, fidati....
odradek
odradek
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@[lector] Devi scriverla tu la pagina per Billy Tipton, ce l'ho lì da anni ma preferirei di no.
E' un "accorato appello", sallo.


nix: ... e tu odra sei un altro che stimo particolarmente e da cui ho da imparare.
Però scrivi poco! Hai Billy Tipton in canna? E spara allora! Dai una lezione anche tu alle "migliori penne" del loro ombelico!
odradek: Macchè, nix.
Lascia che sia lector, è il cantore giusto, so che è così.
Io non ce la faccio a farcela, son svaporato.
lector: Odri! Non ci credo che sei svaporato....
E Billy se la merita, eccome, una pagina qui sul DeB!
Sì, non ci crederai, ma - quella storia - mi è saltata la briga di raccontarla, qualche volta. Ma non è mica facile.
Cazzo se è una storia coi controfiocchi!
Se questa quarantena del cazzo continua a durare magari finisce pure che la partorisco (ho scelto con cura il verbo....) anche se mi piacerebbe proprio leggere la tua versione.
In questi giorni, però, mi sta frullando per la testa un'altra storia bestiale, quella di "Charlie and His Orchestra", (una roba pazzesca, davvero....).
Bho! Se la 'sto Covid demmerda non si calma qui arriviamo a 50.000 recensioni ......
Sarà il caso di pensare ai festeggiamenti?
@[G] hai messo in frigo lo spumante?
G: la cosa numero uno che posso dire per aggiungere valore a questa preziosa discussione è: "Se sei svaporato è bene che ti condensi. Subito."
la cosa numero due è :"Ebbene sì, lo spumante è lì fra le scorte di carote e fagioli, pronto per le 50.000 recensioni! Se non vi sbrigate libero tutti i fake bannati negli anni e ci pensano loro."
odradek: @[G] Per la cosa numero uno farò quel che posso.
Per la numero due: non vedo l'ora di vederli tornare tutti insieme
Raskolnikov1789
Raskolnikov1789
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Che Storia / storia.. Poco da dire e tanto da imparare


lector: Una storia incredibile, davvero!
Grazie per la tua attenzione.
CosmicJocker
CosmicJocker
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Che bella pagina! E che storia... Da mettere in scena..


lector: Sarebbe un gran film!
Ma anche una bella piece....Pensa solo alla scena in cui lui suona in un teatro completamente vuoto, senza sapere che Stalin è lì nascosto ad ascoltarlo.....
Ti ho pensato ultimamente. Mi sono accorto, facendo queste merdossissime videolezioni, di quanto il mio lavoro sia legato al teatro: la gestione della voce, degli spazi e della gestualità. Cogliere gli stimoli del pubblico e rispondere per non far calare la tensione e l'attenzione.....
Ma come cazzo si fa a fare lezione davanti ad una videocamera?
Mi annoio io per primo a registrarmi, pensa a riascoltarmi.....
La didattica a distanza è una stronzata, e lo sanno bene. Però non lo dicono.
Magari stanno già pensando a sostituirci con dei programmi software....
CosmicJocker: Verissimo, il tuo lavoro è legatissimo a elementi che, di solito, vengono percepiti unicamente nella prassi teatrale..
Invece anche per te è necessaria la condivisione spazio-tempo, altrimenti il tuo lavoro diventa un'altra cosa..
Temo - e spero proprio di sbagliarmi - che il tuo "Magari stanno già pensando a sostituirci con dei programmi software...." sia tutt'altro che una boutade..
tia
tia Presidénte onoràrio
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porca misera, sto diventando pigro e poco avvezzo alla lettura di pagine così lunghe. Potresti allegare alla fine degli scritti una sorta di bigino così non mi perdo le tue perle? Si dai, un sunto, un estratto chiamalo come vuoi.. Con immutata stima, il tuo amico ciclista


lector: Ma certo amico mio!
Lui era il più grande trombettista jazz che ci fosse in Europa. Però era di origini ebraiche ed era tedesco. Negli anni '30 le due cose non erano molto compatibili. Allora se ne andò in Polonia, ma i nazi arrivarono pure lì. Per non finire in un lager, il nostro Eddie, se ne andò in Russia. In Russia si faceva un gran jazz anche se nessuno lo sa. Eddie ebbe un gran successo, ma poi Stalin decise che il Jazz non andava più bene, così Eddie finì in un gulag....
insomma un gran culo!
Nel gulag continuò a suonare, suonò anche dopo.
Poi arrivò Breznev e disse - pure lui - che il Jazz non andava bene.
Così Eddie se ne tornò a Berlino dove morì povero e dimenticato.
Comunque la storia l'ho scritta in piccoli paragrafetti brevi proprio per farla leggere spiluccandola un bocconcino alla volta....
Ma capisco che possa annoiare lo stesso:-((
Comunque, parliamo di cose serie!
Per favore, dimmi una parola di speranza: è vero che il Tour non lo perdiamo? E' VERO??
Prima il Giro, poi il Tour!
E no, e nooooo. Anche il Tour No!
tia: Ti ringrazio per lo sforzo, ora ho un gran bel quadro della situazione; sintesi perfetta. La leggerò a paragrafetti brevi, come dici tu! di certo non annoia, è una tara mia tranquillo. Del Tour non so nulla.. Per ora sono speranzoso che tutto ciò finisca al più presto; quissù al norde in terra longobarda, non è che le cose sembrano migliorare tanto.. Fuori da casa mia passano quasi + ambulanze che macchina, porca troia.
imasoulman
imasoulman
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va beh...fortunati quelli che ti stanno intorno, che ti devo dire


lector: Maddai....
Grazie per la tua, solita, attenzione.
imasoulman: ma grazie a te per quello che ci regali
HOPELESS
HOPELESS
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Una delle mie bolle per aria più frequenti è il piacere che avrei ad ascoltare dischi (o band) caldi di Blues, Soul, Jazz, Funk, Northern Soul in locali di città fredde d'Europa a partire dal mittel fino all'estremo nord. Mi sublima pensare al caldo dentro quei posti, a sudori, vapori, odori di cucina, parole e voli mentali, currywurst, birra, caffè istantaneo e fumo mentre fuori c'è il gelo. Reggae in Liège e poi uscire fuori nella gelata della notte. Al museo del cinema di Berlino, nella stanza riservata a Dietrich, c'era in loop la sua esibizione con Hollaender al piano di Black Market in un locale per gioielli tintinnanti, mi ci incollai per almeno 5 riproduzioni, di fianco c'era il plastico dello stadio di Olympia della Riefenstahl. Qualcuno ha il mal d'africa (Addio zio Tom), io, come suggerì un mio amico, ho il Mal di Berlino. Dirigiti verso a Pankow, Neukölln, Kreuzberg, un giorno.

Di Rosner ho ascoltato diverse cose sue su youtube, una difficoltà a trovare le sue tracce anche lì sopra. Mi piace... Ecco, la sua musica con sentori (a volte) un po' türkische damen e tzigani l'ascolterei volentieri in quei locali di cui sopra. Mette un po' di sehnsucht, mi dispiace. Fräulein Ady non poteva sperare di piacere a Goebbels, ma evidentemente se l'è arrischiata e lo si apprezza. La storia delle radiografie l'avevo già sentita, agghiacciante. Questa, per me, è la tua più bella lec, è riuscita nell'ardua impresa di superare quella su Meek per quanto mi riguarda. Sarà che mi piacciono le strutture o meglio le destrutture. Future Horns in Berlin Alexanderplatz. Neuropax.


lector: Hula capitano!
Gran bel commento, come al solito....
proggen_ait94
proggen_ait94
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5 stelle deluxe superlusso, grazie


lector: Grazie a te
hellraiser
hellraiser
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Arrivato in ritardo a leggerla causa duro lavoro settimanale ma mi hai regalato una bellissima storia. Come sempre del resto, ci hai abituato bene questi anni...


lector: Sei tra quelli che sono costretti ad andare al lavoro nonostante l'emergenza sanitaria? Trovo abbastanza assurda tutta la situazione, spero ti sia garantita la necessaria sicurezza.
Per il resto non posso che ringraziarti per i generosi complimenti, sono contento che la storia ti sia piaciuta.
hellraiser: Si, azienda alimentare e si tira avanti, ma meno male anche.. vestiti come a Chernobyl 86 tutto il giorno, più che sicuri, almeno si spera...
macmaranza
macmaranza
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Semplicemente impressionante. Qui si evince come mai non tutti - e per primo lo scrivente - non osano il cimento. Ugh!


lector: Come si risponde ad un simile complimento? Ti ringrazio e taccio!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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Questa DeRecensione di Soviet Jazz Legends. Eddie Rosner, vol.1 è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale. Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser. Copia il link