Irreperibile, proveniente da un mondo lontano, per geografia ma soprattutto per cultura, "Aurora Borealis" ci investe con la sua ondata nordica e pregna di sentimenti pagano-scandinavi, nel senso più genuino del termine. Pur non essendo nuovi al genere, un viking fortemente influenzato dal black metal, gli "Eterni Immortali dell'Oltretomba" sono capaci in questa uscita, una delle prime della loro carriera, a risultare freschi ed accattivanti.
La opener, "De Sorte Sjøers Land", incalzante e pregna di cultura del Walahlla allo stato puro, trascina con un riff freddo e pulito in quel mondo semi-sconosciuto ancora incontaminato dalle influenze cristiano-sudiste, che di lì a poco avrebbero distrutto o quasi l'intero modo di essere degli abitanti di quelle regioni. Degno di nota il sistema adottato dal cantante, che sporca volutamente lo screaming con una parziale sovraregistrazione, mentre decanta con profonda voce pulita le sue "Nere Terre Marine", nei ritornelli o nei passaggi più acustici. Al pari, Glesnes rastrella le corde della sua chitarra, salvo poi riconvertirla alla sua più "normale" funzione, quella cioè di esaltare le doti vocali e compositive di Bjelland.
Forse il miglior pezzo la title-track, spettacolare cavalcata sulle onde notturne del Mare del Nord, accompagnata da un riff ripetitivo, e dalla voce qui ancora più nera e densa di funerei presagi, alterata al diafano, mozzafiato corale puramente viking che costituisce la vera essenza del brano, che appare infine più complesso e strutturato di quanto non possa sembrare ad un primo approccio. Quello che ne traspare è sicuramente coinvolgimento, e un'appassionato addentramento nella vicenda, immaginaria o meno che sia.
Leggermente diversa la terza traccia, "Witchking", più black e forse un po' meno coinvolgente, mancando almeno in parte delle gelide effusioni in canto pulito di Rune "Nidhogg" Bjelland. Non mancano, comunque, un assolo di Grimar e qualche nota del synth di Thonar, a rendere il pezzo, se non proprio celestiale, almeno apprezzabile nelle sue componenti strumentali.
A chiudere la particolarissima "Einherjer", un sussurro delicato e velato, che coinvolge ma che non prende il sopravvento sull'altrettanto delicato, gustoso arpeggio chitarristico, esaltato dalle note di Audun "Thonar" Wold, e quasi per nulla sovrastato dalla batteria, forse lo strumento un po' troppo assente in questo mini . Il valore principale del pezzo, comunque, spetta probabilmente a Frode "Grimar" Glesnes, capace da solo di creare una linea melodica che, senza ricorrere a ultrapompati toni oscuri e lividi, sa trasmettere sensazioni che corrono rapidamente, ma senza forzature, dal naturale freddo al piacere più puramente acustico.
Breve, dunque, ma pregno di molte di quelle sensazioni che hanno fatto la fortuna di innumerevoli bands black-viking, e che in fondo sono parzialmente assenti in molte releases post-97. Godibile, quindi, e anche piuttosto "istruttivo"...