Emanuelle De Lange pubblica Stars Gate, album di debutto che si inserisce nell’ambito della musica ambient, Space Music, New Age ed Elettronica. Si tratta di un progetto realizzato al di fuori dei circuiti discografici tradizionali e, almeno per il momento, poco conosciuto dal grande pubblico. La dimensione emergente dell’artista e la distribuzione limitata dell’album collocano il lavoro in un contesto di nicchia, più vicino all’autoproduzione che ai canali professionali dell’industria musicale.
Dal punto di vista stilistico, l’album si caratterizza per un uso costante di droni molto profondi, suoni creati da lui stesso ai synth e un uso predominante del riverbero. La scrittura predilige strutture lente e dilatate, con sviluppi graduali e micro-variazioni, privilegiando la continuità del flusso sonoro rispetto alla forma-canzone tradizionale.
Un elemento tecnico di grande rilievo è la scelta della strumentazione: De Lange utilizza infatti dei sintetizzatori iconici che hanno segnato la storia della musica elettronica, tra cui il Roland Juno-60, il Roland D-50, lo Yamaha DX7, un E-mu Emulator II e un Ensoniq SQ-80, insieme al leggendario Yamaha CS-80.
L’influenza dell'album di De Lange parte dall'album "Novus Magnificat" di Constance Demby, da cui anche il titolo trae un ulteriore omaggio. Questa ispirazione si riflette nell’impostazione atmosferica delle tracce, nell’uso di armonie ampie e nel ricorso a texture sonore stratificate. De Lange ascolta con grande frequenza gli album della Demby, che rappresenta per lui un riferimento costante; l’ammirazione per lei si traduce in una vera e propria guida, sia sul piano musicale sia su quello personale. L'influenza dell'album della Demby si sente in modo particolare nella traccia "THE STARS GATE PT.I", dove De Lange si ispira alla seconda suite del Novus Magnificat.
Risulta particolarmente colpitiva anche la traccia bonus "Celestial Odyssey", pubblicata dopo Stars Gate nel 2025 come inedito. Una traccia molto elettronica, spaziale e sperimentale, che culmina in un vero e proprio tripudio o esplosione celeste verso la fine dell'album, con un tocco di musica sinfonica.
Un elemento importante per contestualizzare il progetto è il fatto che l'album sia stato registrato in completa autonomia quando l’artista aveva soltanto 18 anni, senza una reale esperienza in studio di registrazione. Questo si riflette in una produzione generalmente pulita ma non sempre omogenea, con alcune scelte di mix e bilanciamento delle frequenze che risultano migliorabili. Allo stesso tempo, considerando le condizioni di totale autodidattica e le risorse limitate, il risultato complessivo appare credibile e promettente.
Nel complesso, Stars Gate è un esordio onesto e coerente, che mostra una chiara direzione estetica ma anche margini di crescita evidenti, soprattutto in termini di varietà compositiva e definizione di una voce personale più riconoscibile. Pur essendo un album poco conosciuto e realizzato da un artista emergente, il lavoro suggerisce un potenziale interessante, che potrebbe svilupparsi in modo più maturo e distintivo nei progetti futuri.
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