Copertina di Ephel Duath Pain Remixes The Known
emanuele

• Voto:

Per appassionati di metal sperimentale, fan di ephel duath, ascoltatori di musica elettronica e metal progressivo interessati a lavori di remix innovativi ma controversi.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Se gli Arcturus nel 1999 ci proposero, con risultati quanto meno scarsi, la compilation "Disguised Master", gli Ephel Duath ci propongono nel 2007 "Pain Remixes The Known", un full-lenght di nove pezzi nel quale compaiono dei remixes di pezzi più o meno famosi, presi dalla discografia recente della band.

Partendo da una base musicale già di per sè quanto meno atipica, nasce da subito, senza neanche ascoltare il platter, la domanda "Ce n'era davvero bisogno?". La risposta è no, perchè diciamocelo da subito il risultato non è dei migliori: questo "Pain Remixes The Known" infatti, pur risultando un disco particolare e di non facile assimilazione, dotato di atmosfere inconsulte, poco comuni, non riesce davvero a lasciare il segno, ora perchè la traccia è troppo dispersiva, ora perchè la voglia di sperimentazione fa perdere di vista il più fondamentale dei punti di arrivo di un lavoro musicale: la musica; oltretutto le canzoni si attestano su durate piuttosto lunghe, risultando ancora più pesanti.

Ciò che ci troveremo davanti è dunque una vera e propria accozzagli di suoni messi li a caso, soffocati da un'elettronica estremamente invadente e molto spesso fuori luogo, come si può notare nella pessima traccia d'apertura "Hole I", introdotta da inutili suoni elettronici che spezzano il cantato e che fanno perdere tutta la melodia alla track, e così si continua in tutti gli episodi, eccezione fatta per "Hole II" ed "Hole III" nelle quali il remix risulta essere meno invasivo rispetto al resto del cd. Davanti ad una situazione così disastrosa dispiace anche dover bocciare il tentativo di questi geniali e talentuosi musicisti, ma chiudere gli occhi solo per il rispetto e l'ammirazione che si prova nei loro confronti sarebbe poco corretto e incoerente, specie se si facesse un raffronto con l'elevatissima qualità dei prodotti precedenti.

Dal mero punto di vista tecnico nulla da eccepire, le pochissime parti nelle quali si trovano le parti originali delle canzoni, suonate dai vari membri della band, risultano ottime e la produzione è ottima, nonostante i suoni siano freddissimi e distaccati (forse una cosa voluta), ma ripeto, per me questo disco ha un bassisimo valore artistico, nonchè storico per il gruppo. 

Tracklist:

1) Hole I
2) Hole II
3) Hole III
4) Hole IV
5) Hole V
6) Hole VI
7) Hole VII
8) Hole VIII
9) Hole IX 

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione critica di Pain Remixes The Known degli Ephel Duath evidenzia un disco poco riuscito. Nonostante la sperimentazione sonora e la produzione tecnica di buona qualità, le tracce risultano dispersive e dominate da un'elettronica fastidiosa. Le uniche eccezioni sono alcune tracce meno invasive, ma nel complesso l'album non raggiunge le aspettative poste dai lavori precedenti della band.

Tracce

01   Hole I (05:16)

02   Hole II (02:17)

03   Hole III (05:33)

04   Hole IV (04:53)

05   Hole V (05:05)

06   Hole VI (06:41)

07   Hole VII (05:29)

08   Hole VIII (04:15)

09   Hole IX (05:00)

Ephel Duath

Ephel Duath è una band italiana di Padova nata nel 1998. Dalle radici black/elettroniche di Phormula si evolve verso un’avanguardia metal intrisa di jazz e fusion su The Painter’s Palette e Pain Is Necessary To Know, fino al concept Through My Dog’s Eyes. Attiva fino al 2014.
06 Recensioni