Ciascuno di noi ha delle debolezze, ciascuno ha un tallone di Achille, ciascuno ha una porta nascosta (o più d'una) da cui passano nottetempo le persone a cui abbiamo confessato i nostri segreti (al risveglio o poco prima di dormire). Da qui, da queste porte nascoste, passano anche quei volti stranieri che non sappiamo dire se ci tradiranno. E' da qui che passa la donna che porta il miele, è da qui che passa lo straniero che porta la torcia con cui appiccherà il fuoco alla nostra casa.
Sotto la volta di una di queste porte, è passata, una di queste notti, questa tipa di nome Esthero. E' passata in una di queste notti afosissime e calde. Da lì, lì dove nessuna sentinella fa il suo benedetto turno.
Esther ha portato con sé (furba e ammaliatrice) un po' di hip-hop, della bossa nova e qualcosa di indistinto che fa pensare a Bjork, a Frou-Frou, Sade e Bebel Gilberto messe insieme. Qualcosa che richiama a un languore sensuale che non ha nome. Qualcosa che ha a che fare con questo caldo che non molla neppure quando il buio batte sulla città le sue dita senza che la luce possa vederlo. Ha portato con sé quel lato insondabile di Lei su cui non riesco a smettere di interrogarmi nemmeno quando dorme.
Sarà un Cd che resta o musica per una notte? C'è un po' di Cuba ("Blanket Me In You"), un attacco di piano ("Everyday Is A Holiday") che fa pensare ai Beatles o a Ben Folds, c'è anche qualcosa di Fiest ("Melancholy Melody"), qualcosa che rimanda alla migliore Sade ("Thank Heaven 4You" e "My Torture") o a un tecnologico Cotton Club con "Wikked Lil' Grrls".
In "Dragonfly's Outro" la tipa dalle gambe lunghissime canta "Give me, Give me back my wings so I can fly, And the catch me." Questa notte, la sento soffiare parole intime dentro il mio orecchio e provo a non chiedermi più se con sé ha portato anche la torcia che le servirà a tradirmi. Seppure fosse così non me ne preoccuperò. Domani mattina tutto questo, in ogni caso, sarà finito.