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Eugenio Finardi
Il cantante al microfono

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Dopo aver attraversato fado, spiritual e blues, Eugenio Finardi non smette di stupire cimentandosi, con l'ensemble Sentieri selvaggi diretta da Carlo Boccadoro, nella rilettura di 11 classici del poeta e dissidente russo Vladimir Visotsky (1938-1980). Il cantante al microfono, questo il titolo del cd, non rappresenta la prima volta in cui il cantautore meneghino ha cantato l'uomo che registrava di nascosto e di fortuna. Infatti gli artisti del Club Tenco nel 1993 pubblicarono un tributo intitolato Il volo di Volodja, e lì Eugenio cantò "Dal fronte non è più tornato" e "Il canto della terra", che vengono riproposte anche 15 anni dopo. Solo due brani cantati da Finardi non erano presenti nel precedente disco, ovvero "L'orizzonte" e la title-track. Si comincia proprio dalla prima di queste due, una dichiarazione d'intenti, dove l'espressione "spostare l'orizzonte" darà anche il titolo nel 2011 al primo libro scritto da Eugenio insieme ad Antonio G. D'Errico. "Dal fronte non è più tornato" è introdotta dal pianoforte ed alla fine il non ritorno è paragonato ad un falò spento dal vento. "Ginnastica" è invece introdotto dal clarinetto, e si dimostra più ironica, essendo l'attività fisica una corsa in cui "non c'è mai un primo, e non perde mai nessuno". "Il volo interrotto", ambientata sulla neve, è intrisa di poeticità. "La caccia ai lupi", metafora della lotta per la libertà, vede sia il pianoforte sia il vibrafono. "Il canto della terra" personifica la terra, la umanizza, rendendo il brano tra i migliori della tracklist. La title-track è una lotta del cantante con "la testa di serpente" del microfono, ma alla fine vince Vladimir, che è riuscito a cantare e a registrare nonostante il regime. "Cavalli bradi", sostenuta dal pianoforte per quasi tutto il brano, fino alla coda del clarinetto, parla del passaggio nell'Aldilà, e "non si arriva mai in ritardo se c'è Dio che ci riceve". "Il pugile sentimentale" è interpretata in maniera davvero sentita, e si gioca con le parole "ok" e "ko", avendo lettere invertite. La penultima "Il bagno alla bianca" è caratterizzata da un pianoforte e da archi che sembrano "parlare", esprimendo il sentimento di disperazione durante la deportazione: "i dettagli mettono i brividi". In generale, più di un brano è ambientato nella neve, fenomeno atmosferico chiaramente frequente in Russia. Chiude il lotto "Variazioni su temi tzigani", con un connubio strumentale di pianoforte, flauto e vibrafono, dove si alterna, come da titolo, ballabilità e tristezza.
Le traduzioni dei testi sono di Sergio Secondiano Sacchi, mentre l'orchestrazione è di Filippo Del Corno. Al disco diamo 3,5 stelle, mettendo in risalto la teatralità con cui Eugenio Finardi interpreta tutti i brani, a seconda dei casi in senso ironico o in senso serioso. A proposito di teatro, tre anni dopo Eugenio esordirà alla Scala, realizzando il sogno suo e di sua madre, con lo spettacolo I cavoli a merenda, diretto sempre da Boccadoro.

Commenti (Quattro)

lector
lector
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Hai finito?

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lector: No, perchè giusto un poco poco hai stracciato i maroni...
rafssru: Un ultima sulle canzoni singole. Ho finito! Però vota bene l'opera e la recensione. Grazie.
rafssru: *Un'ultima...
RamirezAlHassar
RamirezAlHassar
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Questo dico la verità, abbastanza ostico rispetto tutti gli altri. Non lo conosco cosi bene da poterne parlare onestamente.

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withor
withor
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Ok

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Pelino
Pelino
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uff, solo due canzoni nuove rispetto a "Il volo di Volodja"... e la comparazione con quest'ultimo disco non esce vincente... qui Finardi mi sembra più forzato, eccessivo nella declamazione, innaturale... Non si potevano scegliere altre canzoni di Visotsky? il suo repertorio è sterminato, sicuro che un poco di varietà avrebbe giovato...

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