Europe… Pensando a loro che cosa vi viene in mente? Spero non solo “The Final Countdown”, o peggio ancora, la pubblicità nuova della Vodafone… No, no, siete fuori strada… Una canzone fa la band, si suol dire molte volte…
E così è purtroppo nel caso degli Europe; non che non mi piaccia “The Final Countdown” anzi, dirò di più, mi piace tutto quell’album, pur sapendo perfettamente che in loro non c’è niente di atipico e di innovativo, e che sono una delle tante band ottantiane, che fanno musica tra loro simile, eppure c’è qualcosa in loro, che mi attira, mi rapisce, mi fa rimpiangere di non esser vissuta in quegli anni…
E se forse molti ritengono che l’album “The Final Countdown” è stato troppo commercializzato, forse sapranno apprezzare il loro primo lavoro, omonimo, del 1983, che a mio modesto giudizio è piacevole…
Ho avuto modo di vedere il video di “In The Future To Come”, la prima traccia, e devo dire che si vedeva proprio che non erano ricchi!!! Soprattutto dall’aspetto di Joey Tempest, senza la sua solita abbronzatura sfavillante, senza maches, senza la supercotonatura, e soprattutto senza le sue movenze e la sua fantastica presenza scenica, infatti si sta imbambolato a cantare, fermo, con le braccia conserte!!! Fa venire quasi da ridere!!!
Bando alle ciance, parliamo dell’album, diciamo che in generale tutte le 9 tracce sono più dure rispetto a quelle dei successivi album, soprattutto dopo il 1986… Inizia con “In The Future To Come”, la voce di Joey è sempre formidabile e accostata ad un ritmo così distorto forma una miscela carica di energia e di potenza… La seconda traccia è “Farewell”, fantastica, con un bellissimo ritmo che mi ricorda, non so perché, “Stormwind” dell’album successivo, “Wings Of Tomorrow”…
Poi viene “Seven Doors Hotel” che è la mia preferita, ha un’atmosfera un po’ più cupa e anche le parole lo sono, se non mi sbaglio infatti è ispirata ad un film horror, di cui però non so il titolo… mi informerò meglio… La successiva traccia è “The King Will Return” in cui c’è la magnifica chitarra di John Norum, poi viene la numero 5, “Boyazont”, un pezzo strumentale, bello, molto orecchiabile, poi le tracce “Children Of This Time”, "Paradize Bay” e “Memories” sempre di quello stampo… La traccia 7, “Words Of Wisdom” ha un piccolo accenno malinconico, molto bella e melodiosa…
Ecco qui le 9 tracce descritte per sommi capi, non è molto… Ovviamente descrivere un disco, soprattutto canzone per canzone non è facile, è necessaria una grande esperienza e richiede la capacità di cogliere le diverse varianti dello stile, ma in generale posso solo dire che l’album è carino e si ascolta senza difficoltà, anzi molti ritmi entrano subito nella mente già da un primo, attento, ascolto.