Per Falco il passaggio di decennio coincise con un serio tentativo di iniziare una nuova esistenza, artistica ed umana.
Reduce da un lungo periodo di riflessione e riabilitazione da alcool e stravizi vari, la popstar austriaca si riaffacciò sulle scene rigenerato nel fisico e nello spirito.
L'obiettivo che Falco si era prefissato di raggiungere con il nuovo album potrebbe essere riassunto con il motto: ritorno al passato per guardare al futuro.
Ci fu pertanto un riavvicinamento professionale con Robert Ponger, produttore ai tempi dei primi due albums. Il "patto" fra i due era quello di provare ad innovare lo stilema del Pop contemporaneo. Ponger tentò così di sdoganare ritmiche e sonorità che si affrancassero dalle coordinate degli anni ottanta, oramai logore e sorpassate dall'innovazione portata dalla fiorente epopea House.
Falco invece, una volta sceso dal fruttifero ma alla lunga frustrante "carrozzone-Bolland", scrisse ed incise - non senza qualche crisetta creativa - testi talvolta molto criptici ed ermetici, preferendo perseguire prima di tutto la propria soddisfazione personale piuttosto che trovarsi nuovamente a rincorrere a tutti i costi i gusti e le aspettative del pubblico.
Il risultato complessivo di tutta questa intraprendenza raggiunse un "grado di purezza" mai riscontrato in nessun altro disco precedente (forse solo l'album d'esordio può giocarsi la partita, con esiti incerti) ma difettò inevitabilmente in immediatezza ed appeal presso il grande pubblico. Di conseguenza "Data de Groove" fu di gran lunga l'LP meno venduto di quelli pubblicati fino a quel momento: sconcertanti i dati di tutti i mercati compreso quello interno, dove per la prima volta un suo album non solo non raggiunse il primo posto in classifica, ma non entrò nemmeno nella Top 10.
A lamentarsene dunque non fu solo la solita label americana Warner/Sire (che pubblicò il disco in sordina tramite una sotto-etichetta) ma anche la tedesca Teldec, che grazie a Falco aveva tratto enormi profitti negli anni precedenti.
Due i singoli estrapolati: la scialba title track e la già più intrigante "Charisma Kommando", comunque ben lontana dal poter rivaleggiare - anche solo qualitativamente, visto che come riscontri commerciali il confronto non è proprio proponibile - con le canzoni dell'era dorata degli anni ottanta.
In "Data de Groove" occorre scavare sotto la superficie, per trovare episodi realmente significativi.
Tra le maglie di un'opera così restia a farsi comprendere ed apprezzare, solo un ascolto amorevolmente ostinato permette di disvelare almeno un paio di perle.
Una è la magnetica e seducente "Pusher", la cui composizione musicale ha coinvolto per la prima volta lo stesso Falco. Non a caso fu il brano dalla gestazione più lunga e sofferta, rischiando di causare lo slittamento della data di uscita dell'LP.
E poi si staglia e risplende "Bar Minor 7/11 (Jeanny Dry)", dove su un raffinatissimo tappeto di velluti Latin-Jazz Falco gioca sornione con le parole, richiamando il tanto atteso "Jeanny-brand" nel titolo, ma con quel "Dry" genialmente fuorviante.
Di discreto rilievo anche la traccia di apertura, "Neo Nothing - Post of All", incalzante e baldanzosa, ed una "Expocityvision" dal testo cervellotico e refrain arioso.
Come detto, il riscontro commerciale per questo ambizioso ma eccessivamente pretenzioso rientro discografico fu nientemeno che impietoso. Vennero addirittura ritirate - e probabilmente inviate al macero - delle copie dai punti vendita finiti in "overstock", rendendo così abbastanza difficile la reperibilità di "Data de Groove" negli anni successivi.
Falco inoltre dilapidò subito la forma fisica (ma soprattutto quella mentale) appena ritrovata, ricadendo nei soliti vizi mai realmente estirpati.
Gli anni novanta non partirono dunque con il piede giusto. Quale futuro attendeva l'oramai ex popstar viennese?