Era il gennaio 2002 quando Jon Lee, storico batterista e membro fondatore dei Feeder, si suicidò nella sua casa di Miami. Appena un anno prima era uscito “Echo Park”, l’album che ha dato una svolta alla carriera del trio gallese.
“Echo Park” è un ottimo album che alterna pezzi più tirati ad altri più tranquilli e pieni di quella melodia tipicamente inglese. E’ un album ancora lontano dalla profonda malinconia che aleggia nel suo successore “Comfort In Sound”, ma anche qui non mancano le stupende ballate a cui ci ha abituato la band nel corso degli anni: “Piece By Piece”, “Turn”, “Oxygen”. Tutti i pezzi sono sempre caratterizzati dai bellissimi testi del frontman Grant Nicholas, davvero un bravissimo songwriter.
Il disco inizia subito con “Standing On The Edge”, un pezzo tirato ma con un ritornello rilassato che crea una bella alternanza. Si prosegue poi con il singolone “Buck Rogers” e con "Piece By Piece”, morbida ballata davvero toccante. Troviamo poi “Seven Days In The Sun”, altro bel pezzo veloce e ballabile e “Turn”, seconda ballata del disco, veramente molto bella fino ad arrivare ad “Oxygen”, pezzo triste e malinconico ma allo stesso tempo carico e rabbioso. Finale dell’album piuttosto energico e adrenalinico culminante con “Bug”, caratterizzato da un bell’intro chitarristico. Inoltre novità interessante è l’introduzione dell’elettronica presente in quasi tutti pezzi. Unica pecca è che forse alcune canzoni tendono ad assomigliarsi un po’ troppo tra loro.
In definitiva “Echo Park” è un bell’album che alterna momenti da pogo a toccanti momenti riflessivi. I Feeder poi pubblicheranno l’anno successivo l’album capolavoro “Comfort In Sound” dedicato all’amico scomparso confermandosi così uno dei migliori gruppi britannici in circolazione, ma questa è un’altra storia.
"Buck Rogers riporta tutti sulla terra, sfoderando chitarre graffianti come non mai."
"Un grande album che rivelò in tutta Europa il talento dei Feeder."