Copertina di Filter Amalgamut
il trucido

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Per appassionati di rock alternativo, fan dei filter, musicisti e critici musicali, ascoltatori di musica anni 2000 delusa da album secondari
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LA RECENSIONE

La mia attesa per questo disco fu, possiamo dire, più che febbrile. Per varie ragioni: l'esordio di questo gruppo con il disco "Short Bus" fu folgorante, mentre il secondo "Title of the Record" mi aveva lasciato l'amaro in bocca: non era all'altezza del predecessore pur contenendo dei bei pezzi; inoltre la casa discografica aveva presentato questo terzo disco dei Filter, poco prima dell'uscita, come "una via di mezzo tra Soundgarden e Radiohead"... però!

Questo disco sarà incredibile! Sarà molto meglio del primo! Sarà incredibilmente meglio del secondo! Pensavo questo allora, dato che "Title of the Record" (secondo cd del gruppo americano) aveva già stemperato i furori degli esordi in un suono più orecchiabile e (concedetemelo) vagamente più commerciale. Insomma, esce il disco, corro a comprarlo e stavo quasi per fare un mutuo sulla casa pur di averlo, vado a casa dopo aver lasciato un rene al negoziante, mi siedo, metto su il cd e...

Bhè, il primo pezzo è rock, inizio di chitarra, voce incazzata, parte strumentale in mezzo... ok, niente di particolare; "American Clichè": molto simile al primo pezzo, ritornello che si stampa in testa, carina ma niente di più... va bene, dai, il meglio forse deve ancora venire... Cominciavo già a chiedermi dove fossero finiti i Radiohead e i Soundgarden quando arrivò l'amara verità: la parte centrale del disco si rivelò una cagata orrenda, pezzi insulsi, banali, un sacco di inutili ballate francamente irritanti (per chi li aveva amati, come me); ascoltate "The Only Way (is the wrong way)", potrebbe essere tranquillamente una trasposizione in inglese di un pezzo di Gatto Panceri.

Rimasi immobile sulla sedia ed il mondo mi crollava addosso, semplicemente non riuscivo a credere che un gruppo capace di dare alle stampe un disco potente, originale e innovativo come "Short Bus" si potesse ridurre a simili escrementi fumanti. In fondo il secondo non faceva poi così schifo, era passibile, diciamo pure carino... ma questo!! Verso la fine, Richard Patrick decide anche di giocare a fare, prima, il rocker come una volta ed ha la bella idea di iniziare un pezzo urlando "Motherfuckeeeeer" senza musica in sottofondo (neanche il peggior gruppo new-metal è mai arrivato a tanto); e, dopo, lo sperimentatore con gli ultimi due pezzi che sono di una noia terrificante!!!!!!! Naturalmente nessuna traccia nè di Radiohead, nè di Soundgarden, solo molta amarezza perchè un altro gruppo è diventato vittima della regola: primo disco, sensazionale; secondo disco, bello ma al di sotto delle aspettative, terzo, una ciofeca memorabile e venticinque euro in meno in tasca.

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Riassunto del Bot

La recensione evidenzia la forte delusione verso "Amalgamut", terzo album dei Filter, che non raggiunge le aspettative create dal primo disco "Short Bus". I pezzi centrali sono giudicati insulsi e banali, lontani dalle influenze positive di Soundgarden e Radiohead ipotizzate in partenza. L'autore rammarica il declino artistico e critica alcune scelte musicali discutibili. L'album viene definito una 'ciofeca memorabile' nonostante l'attesa e l'entusiasmo iniziale.

Filter

Filter è una band rock statunitense fondata nel 1993 da Richard Patrick e Brian Liesegang. Debutta con Short Bus (1995) trainato da Hey Man Nice Shot; il successo mainstream arriva con Title of Record (1999) e Take a Picture. Dopo una pausa per la disintossicazione di Patrick, la band torna con Anthems for the Damned (2008) e prosegue tra industrial rock, alternative e post‑grunge.
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