Copertina di Francesco De Gregori Scacchi E Tarocchi
Viva Lì

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Per appassionati di musica italiana, fan di francesco de gregori, cultori del cantautorato e della critica musicale
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LA RECENSIONE

Dopo un capolavoro come "Titanic" e un bel Q-Disc come "La donna cannone" è difficile, anzi difficilissimo, rimanere a galla. Ci prova De Gregori con "Scacchi e tarocchi", ambiziosissimo album di metà anni Ottanta.

Le ambizioni però, superano la bravura. De Gregori si dà da fare, aumenta la carica rock, tenta di distaccarsi dal cantautorismo poetico e italiota (che comunque non va nè ripudiato nè disprezzato) e va alla ricerca del grande consenso sia critico sia, soprattutto, popolare.

L'impresa riesce malissimo: da un lato De Gregori riesce a indovinare un pugno di canzoni quasi miracolose ("La storia", "A Pà" dedicata a Pier Paolo Pasolini), dall'altro sbarella in maniera vistosa e sconcertante ("I cowboys", "Sotto le stelle del Messico a trapanar"). L'intento di De Gregori è quello di affondare il coltello nella piaga e colpire al cuore il dramma e il dolore della società moderna: abbozza dunque un discorso politico e severo che rischia però, di risultare quasi sempre banale e moraleggiante. "La storia" è senz'altro un brano efficace e impegnato ("...ed è per questo che la storia dà i brividi, perchè nessuno la può fermare"), "Scacchi e tarocchi" invece, dedicata agli anni di piombo, non ha nè il guizzo per stupire nè, sotto sotto, il coraggio di osare. Grande dispiego di sonorità e musiche di alleggerimento, un modo insolito e curioso di concepire la musica (De Gregori non ha mai voluto fare sfoggio di grandi melodie e grandi musicalità), eppure, questa volta, grazie alle maestranze di Carlton Barrett e Aisley Dunbar il Principe riesce a curare, a volte persino magistralmente, le musiche e le melodie di alcuni brani all'apparenza non perfetti (vedi "Miracolo a Venezia").

Un disco dunque, cesellato più con la testa che con il cuore. Manca l'originalità letteraria e il coraggio cantautoriale di dischi come "Buffalo Bill" ("Disastro aereo sul canale di Sicilia" è molto più coraggiosa di "Scacchi e tarocchi") e, a tratti, manca persino la spontaneità. È forse per questi e altri motivi che il disco non è riuscito a balzare in testa alla hit-parade, ed è per questo che De Gregori, d'ora in avanti, tenderà a curare moltissimo il reparto musicale (si passa dal melodico al rock casereccio) e tenderà a sottostimare la funzione letteraria (i testi si faranno sempre più noiosi e scadenti, fino ad arrivare al pessimo risultato di canzonacce come "Bellamore" e "Prendere e lasciare").

Per chi, come il sottoscritto, ha amato e stimato il De Gregori impegnato e coraggioso di metà anni Settanta, "Scacchi e tarocchi" rappresenterà la fine, e dunque la morte, di un idolo diverso e controcorrente. Produce Ivano Fossati.

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Riassunto del Bot

L'album 'Scacchi e Tarocchi' di Francesco De Gregori, uscito negli anni Ottanta, rappresenta un tentativo ambizioso ma mancato di evolversi verso un sound più rock e di affrontare tematiche politiche. Sebbene presenti brani validi e alcune melodie ben curate, manca l'originalità e il coraggio che caratterizzavano le sue opere precedenti. Il disco non ha avuto successo commerciale e segna un momento di svolta nella carriera dell'artista, con una diminuzione della qualità letteraria dei testi.

Tracce testi video

01   La storia (02:29)

02   Scacchi e tarocchi (04:45)

Leggi il testo

03   I cowboys (03:02)

05   Poeti per l'estate (03:18)

06   A Pa' (04:05)

07   Sotto le stelle del Messico a trapanàr (03:27)

08   Piccoli dolori (03:56)

09   Tutti salvi (02:39)

10   Miracolo a Venezia (03:21)

Francesco De Gregori

Francesco De Gregori (Roma, 1951) è un cantautore italiano centrale nella canzone d’autore, noto per scrittura ermetica e immagini poetiche. Emerso negli anni ’70, ha firmato classici come Rimmel, Bufalo Bill, Titanic e La donna cannone.
67 Recensioni

Altre recensioni

Di  GustavoTanz

 "Scacchi e Tarocchi, nella sconfinata discografia di Francesco De Gregori, è un gioiello, senza se e senza ma."

 "Quelli come De Gregori sono capaci di rimanere sé stessi senza essere monotoni o cialtroni."