Franco Battiato
Stranizza d'amuri

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Stranizza d'amuri è una delle più belle canzoni in assoluto della musica "leggera" e "pesante" italiana degli ultimi 50 anni.

Tempo fa in rete ho letto un commento sul tubo di un tale che ha scritto che Fabrizio De Andrè, a proposito di questa canzone, avrebbe detto: "Stranizza d'amuri è un cesareo. Darei tutte le mie canzoni per averla scritta io". La fonte non è attendibile, ma mi piace pensare che l'abbia detto sul serio. O meglio, se l'avesse detto, non ci troverei niente di strano. Niente.

Questa canzone, nel prologo, descrive immagini di una Sicilia che fu, dove i carrettieri nella valle di Scamacca lasciavano i loro bisogni e i mosconi ci volavano sopra. Un'immagine non proprio edificante (lol) eppure non volgare per come è cantata, in un invero piuttosto comprensibile dialetto siciliano. Battiato canta con la sua voce affatto stentorea ma flebile, piana, con quella sua personalissima tonalità da voce bianca ma non falsettata, ma riesce comunque a catturare l'attenzione con immagini di vita quotidiana. Ragazzini a caccia di lucertole, la Circum-Etnea, il Nabucco, i saggi ginnici, e la scuola che sta finendo. Sembra un elenco della spesa invece con pochi flash passi rapidamente nella vita di questi ragazzini, li vedi giocare, e con la scuola che sta finendo, finisce anche il prologo della canzone. Un prologo dove c'è solo Battiato e un violino o violoncello non so, perdonatemi dai, in fondo sono poco più che un buzzicone che sta scribacchiando su un brano troppo più elevato di lui. Si lo so mi parlo addosso ma lasciatemi fare dai, è difficile non so che scrivere. Uffa, mi sono fatto la spia da solo.

Il prologo è terminato, stranizza sta per (è proprio il caso di dirlo) prendere il volo. Entra lo xilofono e crea una melodia semplice, armoniosa, perfetta. Entra il basso, entra Tullio De Piscopo, guest-drummer e siamo in alta quota. Teniamoci forte, ora entra un coro, questa canzone è un bolero, cresce, sale vola nel cielo e nello spazio e non ce n'è più per nessuno, ma serio.

 E qual è, dunque, la stranezza di questo amore? è che quando ti incontro per strada mi viene una scossa nel cuore con tutto che fuori si muore. Una febbre mi sale nelle ossa, con tutto che fuori c'è la guerra. E basta dai ma che scrivo a fare?

 Stranizza finisce e sfuma ma si capisce bene che continua a volare e che potrebbe durare all'infinito e che se non la smettiamo di tenerci aggrappati così forte, potremmo volare troppo in alto anche noi, sebbene da semplici viaggiatori.

Stranizza d'amuri è una canzone celestiale, eterna, perfetta. Non invecchierà mai ed io non la rinnegherò mai.

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