Frank Zappa
Them Or Us (The Book)

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Oltre che geniale musicista e compositore, Frank Vincent Zappa (1940-1993) è stato un artista a tutto tondo, poliedrico e innovativo. Da adolescente coltivava un interesse per la pittura astratta, vincendo anche qualche concorso locale, e sono noti i suoi esperimenti cinematografici (di cui il più famoso è 200 Motels, primo film della storia del cinema ad essere girato interamente in videotape, anticipando le tecniche di realizzazione dei videoclip moderni). Era solo questione di tempo, quindi, prima che il Nostro facesse il suo ingresso nel mercato librario: non però, come ci si aspetterebbe, con un’autobiografia (quella arriverà alcuni anni dopo), bensì con un’opera di narrativa vera e propria. Ma andiamo con ordine.

L’anno del Signore 1984 si configura come uno dei più prolifici per il compositore di Baltimora: Zappa si imbarca in quello che resterà il suo ultimo tour per qualche anno e nel mentre inonda il mercato discografico con una serie di release. Ad agosto esce The Perfect Stranger, l’album realizzato con Pierre Boulez, vera consacrazione dello zio Frank al rango di compositore “serio”, cui segue in ottobre il doppio album Them Or Us, che dà il nome all’opera qui recensita. Arriviamo dunque al 21 novembre, giorno in cui arrivano sugli scaffali dei negozi quelle che sono le sue opere più controverse e bistrattate: Francesco Zappa, che raccoglie alcuni brani di uno sconosciutissimo compositore milanese del XVIII secolo opportunamente rieseguiti al synclavier, e il triplo album Thing-Fish, un musical per Broadway scritto durante le vacanze di Natale ’83-’84 su cui il Nostro puntò moltissimo, con tanto di apparizioni in televisione per promuoverlo e un servizio fotografico dedicato su “Hustler” (!), senza però mai riuscire a farlo portare in scena.

Ed è in questo contesto che appare, pubblicato in proprio, Them Or Us (The Book). Originariamente intitolato Christmas in New Jersey, scritto nel tempo libero e stampato con una dot matrix printer dal font squisitamente anni ‘80, il volume si presenta come un copione cinematografico di 350 pagine (con tutto il corredo di tagli, zoom, cambi di inquadratura e dissolvenze incrociate) che riassume tutta (o quasi) la mitologia del Baffo. Dalle avventure di Billy the Mountain e Greggery Peccary all’epopea tragicomica di Joe, il protagonista di Joe’s Garage, fino alle vicende di Harry e Rhonda e delle Mammy Nuns di Thing-Fish, il libro è l’espressione definitiva del concetto di Conceptual Continuity tanto caro al compositore siculo-americano. Ma l’opera è molto più che una riproposizione dei testi degli album zappiani: troviamo a fianco ad essi infatti una serie di storie originali, il tutto inserito in una cornice più ampia. Il filo che collega tra loro un episodio ad un altro è spesso labile, ed è inutile stare a scervellarsi per trovare collegamenti e senso logico nelle varie vicende. Zappa elabora una situazione, la sviluppa fino a che ne ha voglia e poi la abbandona con un improvviso cambio di scena, per poi (forse) riprenderla più avanti. Ciò che il lettore deve fare è solo lasciarsi intrattenere e farsi guidare nel folle mondo di Frank Zappa, tra fantasmi, uomini-elefante siciliani, casalinghe pornodipendenti, incontri di boxe tra Gesù (che in questo libro è gay) e il Diavolo, esorcismi, ragni giganti, meduse giganti, cani zombie giganti, Gheddafi in completo sadomaso che innaffia di pioggia dorata il suddetto cane zombie gigante e chi più ne ha più ne metta, il tutto condito da una feroce satira della società americana e dell’industria musicale in particolare. Svolgere una descrizione dettagliata del contenuto del libro è impossibile e significherebbe snaturare l’intento originale dello zio Frank, ma chi abbia già familiarità con le sue elucubrazioni filmiche come il già citato 200 Motels potrà farsi un’idea abbastanza chiara. È un libro scritto per divertirsi e far divertire, che non ha alcuna pretesa di essere un capolavoro della letteratura e che si rivolge ai fan hard-core del Genio di Baltimora.

Imprescindibile per ogni zappiano che si rispetti.

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Commenti (Cinque)

MoodyFrazier
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Non ho mai sopportato Frank Zappa. Proprio in questo periodo però, a piccole dosi, sto iniziando a digerire qualcosa.
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zappp
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peccato il libro sia in inglese...
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perfect element
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Lo troverò!
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Almotasim
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Sempre un piacere sentir parlare delle trovate del geniaccio di Baltimora, cosi' grande da perdonargli qualche (rara) caduta di stile. Bravo Hog! Anche I generi che hai evidenziato rendono l'idea arzigogolata del libro.
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MikiNigagi
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ah ma quindi dici che frank zappa era un genio e un artista poliedrico? ma dai
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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