Copertina di Funeral For A Friend Seven Ways to Scream Your Name
Tobby

• Voto:

Per appassionati di post-hardcore, fan del rock alternativo, ascoltatori di musica energica e melodica, cultori degli anni 2000
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LA RECENSIONE

Partiamo dalla fine: questo disco è probabilmente uno dei migliori album Post-Hardcore mai prodotti (nonostante contenga solo sette brani). Per capirlo in realtà basta poco… già al primo ascolto la opener "10:45 Amsterdam Conversation" mette in chiaro cosa ci troviamo davanti.
Post-Hardcore al suo meglio, tirato e veloce, reso splendente da una produzione eccelsa ma non invadente, impreziosito da melodie difficili da dimenticare.
I ritmi sono sempre sostenuti, i nostri non pigiano mai sul pedale del freno, al massimo si concedono di staccare per qualche secondo dall'acceleratore (per poi ripartire a palla), e questo è probabilmente uno dei maggiori pregi del disco, dato che garantisce un'abbondante distanza di sicurezza dalle produzioni zuccherose odierne.
Che dire di più? Un EP che svetta sul genere, che a suo tempo (2003) illuminò come un lampo la scena Post-Hardcore ora sprofondata nel buio più totale (o poco ci manca), e che ancora oggi rimane uno dei punti più alti raggiunti dal genere.

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Riassunto del Bot

Seven Ways to Scream Your Name è uno degli album Post-Hardcore più riusciti, con soli sette brani ma di grande intensità. La produzione è nitida e mai invasiva, i ritmi serrati tengono alta l'attenzione, contrastando la tendenza a suoni più molli nel genere. Questo EP del 2003 si distingue ancora oggi come una pietra miliare nella scena Post-Hardcore.

Tracce testi video

01   10:45 Amsterdam Conversations (03:46)

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02   Red Is the New Black (05:14)

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03   The Art of American Football (02:33)

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04   The Getaway Plan (04:22)

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05   This Year's Most Open Heartbreak (02:48)

07   Escape Artists Never Die (05:27)

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Funeral for a Friend

Funeral for a Friend sono una band post-hardcore gallese nata a Bridgend nel 2001. Dopo gli EP iniziali, il debutto Casually Dressed & Deep in Conversation (2003) li impone all’attenzione, seguito da Hours (2005) e da una serie di album che oscillano tra emo, alternative rock e ritorni più duri. Si sono sciolti nel 2016 e sono tornati dal 2019.
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