Gong
Magick Brother, Mystic Sister

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In paese stava crescendo un brusio all’inverosimile, un autentico tappeto sonoro, un parlottio indecifrabile che pareva provenire, veramente da un’altra galassia.

Tutto era nato da quella teiera, atterrata sul giardino degli Allen con la delicatezza furtiva di una farfalla.

Miraggio o realtà?

Alcuni giuravano di averla vista atterrare alle 5 della sera, altri dicevano di notare solo un beccuccio metallico fuoriuscire dalle fronde del pino argentato, ma si trattava probabilmente di un becco di poiana.

Ma quindi...esisteva quella teiera volante?

E poi cosa sarebbe successo se si fosse scoperto che in casa Allen questi mantenevano anche un drago in garage?

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In quel maggio sessantottino e parigino, Daevid Allen e la sua musa Gilli Smyth, residenti in una casa galleggiante sulla rive gauche erano cuori in fuga e in tormenta, spiriti erranti e vagabondi, troppo lievi per qualsiasi gravità trivialmente terrestre ; una curiosità infantile, un sarcasmo sottile e a volte anche crudele.

Un talento eccezionale nello scovare dovunque, anche nelle grotte più disperse di Deia, artisti sbandati ma funzionali a quel progetto interstellare denominato Planet Gong, che vedrà la sua genesi proprio con l’uscita di Magick Brother Mystic Sister, pubblicato dalla BYG Records , etichetta specializzata in uscite free jazz e che Allen ben intortò fino all’uscita definitiva essendo Magick Brother in primis un ensemble di adorabili tablettes psichedeliche.

“ Soyez realiste , demandez l’impossibile “ si mormorava in quelle periferie parigine, tra quelle esplosioni ludiche e violente, con quel vento fotogenico ma di ineluttabile potenza.

Nel dubbio se prendere l’ascensore od il potere, Jean Luc romanzava come un matto e Daevid e Gilli d’incanto tramutavano sampietrini volanti in orsacchiotti di peluches, con la benedizione di tutti.

E quelli si che erano tempi duri per chi provava a confiscare la democrazia; finivi sommerso da una pioggia di sassi o nella migliore delle ipotesi con incantesimo tramutato in una teiera in ceramica swagman.

Intrapresi la conoscenza di questa fantastica band tanti anni fa, affascinato e per caso, come spesso succede, dal titolo del loro primo album ufficiale anche se inizialmente venne prodotto in pochissime copie ed accreditato al solo Allen .

Dalla notte dei tempi l’amore è uno dei sentimenti più universali, nella sua tracotante follia.

E se l’amor fol tra un fratello ed una sorella, al riparo da occhi indiscreti, potrebbe rivelarsi solo un “pelo” contro natura per alcuni, cosa si potrebbe dire di una intima e trasversale liaison tra un fratello magico ed una sorella mistica ?

Ed in quella dolce confusione, in quella bolla sospesa tra evasione ed insurrezione; l’ascolto di Magick Brother, in quel calderone della psichedelia assume un tono ironicamente essenziale ma ancora più succosamente torbido dopo aver trascorso una nuit fauve in compagnia del vostro Angelo Sterminatore prediletto, magari andando a zonzo con Daevid Allen e Hugh Hopper tra le strade di Parigi.

Perché poi per stare bene in qualsiasi posto, l’importante è in definitiva perderle per sempre , quelle coordinate e non dare punti di riferimento al nemico.

E su quella stessa onda, con quella impertinenza lo-fi che la distinguerà dai lavori successivi della trilogia, il Magick Brother è Pop nella carne e Barrettesque nello spirito ma senza distonie e contorni, qui tutto è sfregio goduto di architetture Pop, format, metriche , qualche nuvola jazzy compiacente verso la scuderia ed il passato londinese di Allen, quelle sfumate scorribande londinesi in compagnia degli amici al Marquee.

Se poi quel desiderio di trascendenza orientale, insito nel progetto Gong, non poteva avere naturale sfiato sulle umane frequenze, appare lecito sintonizzarsi prima del decollo sulle onde della più cosmica delle poetesse disponibili sul palinsesto e lasciare ai suoi space wisphers tutto l’infinito a disposizione per dare spazio alla sua smisurata capacità di relazionarsi con altri mondi, contesti e dimensioni, non è difatti permessa alcuna facoltà di codifica in quel lancinante Blow Up di Princess Dreaming.

Con quella chitarra percossa da una serie di lunghe aste di metallo e con Gilli che sussurra lontane trame aliene, la comfort zone ‘60s e la metrica sono un lontano miraggio e l’orlo del precipizio è proprio alle porte, con tutte quelle segmentazioni di tempi dispari, aritmie e guarda a caso eredità della tradizione free jazz e delle improvvisazioni di Desmond e Brubeck...

Ed allora non resta che incespicare su quelle trame di Icaros e liberarsi in quel volo con Gilli, in quel territorio intensivo di espansione, quel lasciarsi condurre per mano da quelle molecole nascoste tra gli alberi, capaci di tessere imprevedibili tragitti e imbucate fra le nostre proverbiali sinapsi. Perché come diceva lo zio Daevid la chiave di tutto è riconoscere all’immaginazione una capacità cognitiva trasversale e farla circolare, tout court…

Quando si tratta materiale pesante, quando si accudiscono cuccioli di drago con amore in garage, anche lo scorrere naturale del tempo può fare i suoi capricci e capitare che Chainstone Chant: Pretty Miss Titty nel suo intro selvatico suoni irriverente come un ghigno di Johnny Rotten , salvo poi ariosa distendersi nel seguito con una tenebrosa e pastorale ballad alla Thin White Rope.

Una strana calma interiore, ricca di riferimenti orientali, pervade la chitarra acustica di Allen in Rational Anthem, d’altronde la calma del deserto evocata da questo brano è il punto più basso dal quale osservare la devoluzione di una specie ; da quel maelstrom" sonoro dalle profondità della Death Valley siamo sempre sul quel punto di domanda, se prendere il potere o se prendere l’ascensore…

Ma cos’è la psichedelia se non è anche un po' pop, o meglio cos’è il Pop se non è anche psichedelico, perché è solo un attimo mandare in cavalleria quella stasi da tè nel deserto e piombare sotto le fanfare di Gong Song e del suo sotto testo free jazz che in quella danza claudicante trova quel perfetto e ingombrante incastro.

Perché una estrema complessità nasconde una primordiale semplicità, e potrebbe apparire veramente insolito da un intro viaggiante in un sogno di Amon Düül II vedere sgorgare da quelle ombre l’esuberanza power pop dei Big Star , ma un conto sono le cose che possono succedere stando coi piedi per terra ed un conto sono le cose che si ascoltano a bordo di una teiera volante.




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