È con una grattugiata che sembra riecheggiare l'intro di "Beetlebum" (ormai un classico) che si apre il nuovo disco di Graham Coxon, ex chitarrista dei Blur che piano piano si è costruito una reputazione solistica di tutto rispetto staccandosi decisamente dal ricordo del gruppo che gli ha dato la fama e diventando un nome di "serie A" del rock alternativo, anzi del mai abbattuto fronte del power pop.
Perchè in questa sesta prova (la seconda dopo il suo percorso lo-fi iniziato nel 1998 con "The Sky Is Too High") Coxon trova una stabilità compositiva ben definita: se nei dischi precedenti l'occhialuto musicista inglese spaziava in modo a volte schizofrenico tra un genere e l'altro (forse memore della stessa schizofrenia stilistica dei tempi passati con Damon Albarn), mai come in questo caso si può affidare con sicurezza una decisa svolta verso l'etichetta di rock chitarristico di stampo americano. Il primo nome che viene in mente ascoltando le tracce di questo interessante lavoro è sicuramente quello dei Big Star di Alex Chilton (bastino due numeri di guitar pop raffinato come "Don't Believe Anything I Say" e "See A Better Day"), sopratutto per un tipo di scelte melodiche e di arrangiamenti. Il canovaccio è quello della classica formula "tre minuti e mezzo di chitarre distorte su una melodia che sia catchy e alternativa allo stesso tempo", per non spaventare le radio e contemporaneamente non far storcere il naso ai puristi (come invece capitò in qualche episodio infelice nel precedente "Happiness In Magazines").
Gli amori di Coxon sono tutti omaggiati inconsciamente nelle trame delle 13 canzoni che formano un album quanto mai compatto: dagli Husker Du più melodici (il singolo "Standing On My Own Again", numero di punk pop adolescenziale che ha raggiunto la top 20 in UK, "I Don't Wanna Go Out" e "You Always Let Me Down"), ai Replacements ("Don't Let Your Man Know", "Tell It Like It Is", "What's He Got"), da Neil Young (la ballata romantica "Flights In The Sea") al "mordi e fuggi" dei Ramones ("Gimme Some Love"), dai primi Clash ("I Can't Look At Your Skin") ai Pavement dell'amico Stephen Malkmus (la stralunata e malinconica "Just A State Of Mind") fino a evocare persino un Elvis Costello d'annata ("You And I", probabilissimo secondo singolo).
Un bel disco, divertente e divertito, ideale per chi ha voglia di sentire un pò di chitarre elettriche ben suonate e canzoni veloci e sfrontatamente disimpegnate... per una svolta più intimista del buon Graham possiamo ancora aspettare, sperando che prima o poi torni a fare un pensierino ai cari vecchi Blur.