Copertina di Grave Digger Knights of the Cross
Dragonstar

• Voto:

Per appassionati di heavy metal, fan del metal medievale, cultori di concept album epici e storici
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Deus lo vult...

"Knights of the Cross" fu il settimo parto dei Grave Digger, una delle più note heavy metal band tedesche, capitanata dal rozzo vocalist Chris Boltendahl. L'album uscì per la prima volta nel 1998, e figura tuttora come il secondo atto della trilogia medioevale, iniziata con "Tunes of War". Dopo aver messo in musica la lotta per l'indipendenza della Scozia contro l'Inghilterra, e prima che Boltendahl fosse colto dall'idea di osannare il leggendario King Arthur, la band aveva deciso di proporre al pubblico questo concept sui cavalieri templari

Dal punto di vista musicale, l'album conferma lo stile del precedente "Tunes of War" anche se i suoni sono un po' cambiati: le chitarre sono più nitide e le tastiere, ora più presenti, vanno a creare un armonico sottofondo dai toni mistici, soavi, rarefatti. Ruolo importante anche per le chitarre acustiche (protagoniste in più punti del disco), che donano al lavoro intensi attimi di quiete e malinconia. La traduzione musicale di tutto questo è "Keeper of the Holy Grail", un'arcana ballata (che narra del mistero inerente al sacro calice di Cristo), ornata da un anomalo strumentale centrale, dove organo e tastiere intonano un'aria che sfiora i confini della musica sacra. Naturalmente non mancano i momenti di natura prettamente metallica, come la cavalcata "Inquisition", sorretta da un bridge evocativo e da uno spettacolare intreccio di voci nel refrain. Da citare poi la guerresca title-track, la spedita "Monks of War", e l'epica "Lionheart" (incentrata sulla figura di Riccardo cuor di Leone). Abbiamo anche qualche episodio di transizione come la power song "Over the Seas", l'heavy scoppiettante (e del tutto fuori luogo) di "Fanatic Assassins", o infine "Baphomet", floscio episodio di hard rock. L'album si conclude però con "The Battle of Bannockburn" (introdotta da un solo di cornamusa), brano in cui testo e musica vanno a citare l'immortale "Tunes of War".

Disco maturo, potente, istintivo, forse fin troppo diretto, ma d'altronde, quali altre caratteristiche dovrebbe avere l'heavy metal, se visto nella sua più brada forma?

2014 Anno Domini.

Federico "Dragonstar" Passarella


Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Knights of the Cross è il settimo album dei Grave Digger e il secondo della loro trilogia medievale. Il disco propone un concept sui cavalieri templari, unendo potenza metal a atmosfere mistiche e strumenti acustici. Le tastiere e le chitarre acustiche arricchiscono l'album con momenti di malinconia e sacralità. Non mancano tracce aggressive e pezzi epici come la title-track e Lionheart.

Tracce testi video

01   Deus lo vult (02:28)

02   Knights of the Cross (04:35)

04   Heroes of This Time (04:10)

05   Fanatic Assassins (03:40)

Leggi il testo

07   The Keeper of the Holy Grail (05:56)

11   The Curse of Jacques (04:52)

12   The Battle of Bannockburn (06:40)

Leggi il testo

Grave Digger

Gruppo heavy metal tedesco guidato dal cantante e fondatore Chris Boltendahl, noto per una voce ruvida e per una lunga serie di album spesso incentrati su concept storici e mitologici.
19 Recensioni

Altre recensioni

Di  Harlan

 Un album che studia uno dei capitoli più sanguinosi della storia, suonano in modo eccelso, senza mai cascare nel ridicolo.

 Consiglio quest'album a tutte le persone amanti del metal classico e a tutti gli amanti della storia, come me.