Intransigenza sonora, in questa maniera si può descrivere la musica dei Grief, e “Torso” ne è l’ennesima dimostrazione.

Abbandonate le influenze death doom che caratterizzavano “Come to Grief” (del quale ho già avuto modo di parlare) nel precedente “Miserably Ever After”, è in questo album del 1998 che la loro agghiacciante miscela doom/sludge raggiunge il picco dell’inflessibilità e dell'estremismo. Basta infatti il biglietto da visita rappresentato dalla copertina, che altro non è se non un inno al cattivo gusto, a far capire che il gruppo non è di sicuro in cerca di apprezzamento. A tal proposito la prima canzone dell’album (“I Hate Lucy”) è un lentissimo e pesantissimo strumentale di sette minuti messo lì come monito contro chiunque provi ad ascoltare il disco. Nel caso si superi questa prima prova, che tra l’altro è anche la traccia più corta, si verrà ripagati con “Polluted”, il cui riff iniziale è qualcosa di veramente sensazionale, e ci si dovrà abituare all’acidissima e gelida voce di Jeff Hayward che sputa continuamente veleno contro la società e la condizione umana. Rabbia e frustrazione mescolati alla disperazione più totale continuano a farla da padrona per tutto il resto dell’album a furia di badilate sludge dall’immane lentezza, descrivendo un mondo marcio e spietato dove non può esistere la speranza, si legga a tal proposito il testo di “To Serve and Neglect”, e l’essere umano ne esce dipinto nella peggiore delle maniere.

Nel caso si arrivi alle note finali di “Tar” giungerà finalmente il sollievo, ma anche la soddisfazione di essere arrivati alla fine ed aver superato la sfida dell’ascolto, perché di vera sfida si tratta. Di certo questa marcata intransigenza non ha regalato ai Grief una gran popolarità, già il fatto che non fossero mai stati recensiti su Debaser è sintomatico di tutto ciò, ed è forse per questo motivo che il successivo “…and Man Will Become the Hunted” vedrà la componente doom più soffocante venir un po’ ridimensionata.

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