Copertina di Gus Van Sant Gerry
Stoopid

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Per appassionati di cinema indipendente, film sperimentali, cinefili interessati a riflessioni profonde e stili narrativi non convenzionali.
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LA RECENSIONE

"Gerry" è un film crudele, sconsiderato, per nulla divertente. Uno di quei prodotti crudi che ti gerryficano nel duodeno per alcuni giorni, e chissà se mai li digerisci completamente.  Sappiate pertanto che questa mia è un rigurgito.

Pochi sanno che nei ritagli della preproduzione di "Elephant", Gus Van Sant assemblò una bizzarra creatura di nome "Gerry". In pochi giorni, di tasca propria, con due attori e una ventina di parole di sceneggiatura, distribuito ad amici e parenti.  Sconsiderato l'ho già detto?

Fatto sta che il primo episodio della "trilogia della morte" sta là, nascosto come uno scorpione sotto la pietra.

Attenzione, nella riga seguente si rivelerà la trama dell'opera:

"Due amici si perdono nel deserto".

Tutto qua.

Gerry è un film asciutto, come le spoglie di un martire, Gerry è un incanto straziante, come la Death Valley sotto il cielo sterminato, a che serve la bellezza se non c'è nessuno a guardarla? Cui prodest? E a che serve essere circondati dalla bellezza quando ogni fibra del tuo corpo si essicca, quando ti trascini sulle gambe solo per gerryzzare i confini della tua tomba?

Ho scritto che Gerry è un film crudele, aggiungerei che può risultare intollerabile. Piani sequenza interminabili, la lentezza che si fa carne, le rare sillabe centellinate come i grani di una clessidra, uno stillicidio. Là dentro ci sono quei due, ma ben presto ci siamo io e te, oppure tu e chi credi, oppure solo tu. E ti viene la gola secca, vorresti premere il fottuto tasto pausa, bere, ascoltare una voce umana. Eppure non lo fai. Sarà mica un rarissimo caso di empatia?

"Gerry" è un film metafisico. Il "Fata Morgana" di Herzog definitivamente prosciugato, l'umidità è tutta nelle nuvole e nelle lacrime.

P.S. : Chapeau a Matt Damon e Casey Affleck, co-autori di una storia che sembra scorrergli nelle vene sin dal primo, memorabile piano sequenza.

P.P.S. : Per gli incauti che volessero procurarselo, andate di file sharing. Gira la versione originale coi sottotitoli in italiano, meglio così, le ultime tre parole dalla vera voce di Gerry vi resteranno addosso ancor più, inesorabilmente.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Gerry' di Gus Van Sant come un film crudele e asciutto che induce una profonda esperienza emotiva e riflessiva. Realizzato con budget e sceneggiatura minima, riesce a catturare l'essenza della sopravvivenza nel deserto con lunghi piani sequenza e momenti di forte empatia. Matt Damon e Casey Affleck risultano memorabili nel loro ruolo. Un'opera metafisica che potrebbe risultare difficile ma affascinante per gli appassionati di cinema sperimentale.

Gus Van Sant

Gus Van Sant (nato nel 1952) è un regista cinematografico statunitense noto per il suo lavoro nel cinema indipendente e per film mainstream di grande visibilità; è autore di opere come Elephant, My Own Private Idaho e Drugstore Cowboy.
22 Recensioni

Altre recensioni

Di  Hellring

 È impossibile giudicare una pellicola del genere utilizzando le classiche coordinate: plot, sceneggiatura, ritmo, livello di coinvolgimento.

 Gerry è un film che necessita pazienza, che è al di fuori dei normali schemi di un 'film canonico'.