Copertina di Hal Ashby Being there (Oltre il giardino)
London

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Per appassionati di cinema d'autore, amanti delle favole moderne, cultori del cinema anni '70, spettatori curiosi di storie surreali e riflessive.
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LA RECENSIONE

"È come guardare la televisione. Solo che puoi vedere molto oltre" 

Nel 1979 Hal Ashby firma il suo ultimo gioiello cinematografico. Torna a raccontare una favola moderna come ai tempi di "Harold e Maude" e porta nel cinema un personaggio incredibile, garbato, ma anche fondamentalmente stupido e totalmente fuori dal mondo.

Chance Giardiniere (Peter Sellers) è un uomo senza storia, non ha neanche una propria identità e un vero nome; cresciuto isolato in una casa di Chicago non sa nè leggere nè scrivere, tutto quello che conosce lo ha imparato dalla televisione in una forma molto diluita e semplificata. Il non avere nessuna forma, l'essere sostanzialmente una sorta di tabula rasa ingenua, lo porta però ad avere una propria filosofia naturalistica che sconvolge e affascina il mondo che è oltre il suo giardino. Ashby porta sul grande schermo un romanzo di Jerzy Kosinski e mantiene con questa storia surreale e poetica una sua visione del mondo, quella per cui in una terra abitata da gente ordinaria e facilmente classificabile c'è sempre qualcuno che sfugge ad ogni regola, ed è pronto con il suo inclassificabile modo di essere a cambiare la vita degli altri. Prima Maude e ora Chance sono figure ai limiti della società, misteriose e affascinanti. Ma il giardiniere di "Oltre Il Giardino" sfugge ad ogni tentativo di dargli una dimensione umana, è quasi un sorta di profeta di una filosofia di vita votata alla semplicità; però è una figura cresciuta grazie alla televisione e non ha una mentalità critica, il mondo economico USA vede in lui qualcosa che non è, un grande economista dalle idee innovative "In un giardino c'è una stagione per la crescita. Prima vengono la primavera e l'estate, e poi abbiamo l'autunno e l'inverno. Ma poi ritorna la primavera e l'estate." C'è alla fine in lui sola una candida ignoranza e un modo di essere infantile, una purezza che "contamina" il mondo che lo accoglie come un rivoluzionario e non è capace invece di accettarlo semplicemente come un ritardato, "E che mi venga un accidente se ha mai imparato a leggere o a scrivere. Nossignore! Era mezzo deficiente. Al posto del cervello aveva un pugno di fichi secchi. Una svista del Padreterno. Era cretino, come un papero".

Ashby firma una pellicola che può essere letta su molti livelli, c'è una critica verso la società moderna che perde ogni contatto con la sua natura più semplice. La figura di Chance la si può vedere  come un tentativo di riportare semplicità in un mondo contaminato da secoli di storia, ma il finale, misterioso e onirico ha il potere di  spiazzare lo spettatore.

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Riassunto del Bot

Being There è l'ultimo capolavoro di Hal Ashby, che con ironia e poesia porta sullo schermo un personaggio unico, Chance, un uomo candido e ingenuo cresciuto solo davanti alla TV. Il film, tratto da un romanzo di Jerzy Kosinski, è una critica delicata e surreale alla società moderna, che perde contatto con la sua natura semplice. Ashby conferma la sua visione con uno stile originale e affascinante, con un finale enigmatico che lascia lo spettatore riflettere.

Hal Ashby

Regista e montatore statunitense della New Hollywood. Ha diretto Harold and Maude, Coming Home e Being There; vincitore dell’Oscar al miglior montaggio per In the Heat of the Night (1967).
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