Copertina di Half Japanese Sing No Evil
Core-a-core

• Voto:

Per appassionati di rock alternativo, punk indipendente, fan di musica sperimentale e creativa
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LA RECENSIONE

Strafottente rock n’roll schiattato nel boogiegattolo dei superlavori che non vogliono essere compresi.

Un processo di sublimazione del liquame mentale firmato Devo che porta a una condensa un po’ meno fricchettona e più a modo. Un’aria naif in una visione naif in un modo di fare musica naif. Prendete quella banana di Andy Wahrol e schiaffatela sotto le fauci del minipimer. Premete un solo secondo. Sbattete tutto in un piatto. Aggiungete allo spezzatino spalmato due mandorle. Ecco, tutto questo è molto Half Japanese. Gli Half Japanese di "Sing No Evil".

Se penso al primo pezzo di “Marquee Moon” - See No Evil -  la creatività è affine a quella dei Television. Se poi considerate un punk che non rutta e non tira via le lattine dal finestrino del treno che va verso Plumstead, docks malfamati di Londra, ecco, l’idea è ancora più chiara. In testa a me. Non so cosa dirvi di più.

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Riassunto del Bot

La recensione di Sing No Evil degli Half Japanese evidenzia un rock n’roll strafottente e naif. L'album si mostra come una sublimazione creativa che richiama l’energia di Devo e la componente artistica di Andy Warhol. Con riferimenti a band come Television, l’opera si presenta come un'espressione autentica e poco convenzionale del punk alternativo.

Tracce

01   Firecracker Firecracker (02:43)

02   On the One Hand (03:29)

03   Too Bad About Elizabeth (02:27)

04   Dearest Darling (02:53)

05   Sing No Evil (02:50)

06   Double Trouble (02:06)

07   Rub Every Muscle (01:50)

08   Nicole Told Me (04:33)

09   Tell Me I'm Wrong (02:11)

10   Acupuncture (02:17)

11   I Have a Secret (02:35)

12   House of Voodoo (04:49)

13   Ball and Chain (03:09)

Half Japanese

Half Japanese è un gruppo statunitense fondato dai fratelli Jad e David Fair nel 1975 ad Ann Arbor (Michigan). Pionieri di art‑punk e lo‑fi, esordiscono con il triplo 1/2 Gentlemen Not Beasts (1980) e sviluppano un linguaggio spontaneo, rumorista e DIY che influenzerà indie e noise. Tra gli album chiave: Loud, Sing No Evil, The Band That Would Be King e, in epoca recente, Hear The Lions Roar e Why Not? su Fire Records.
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