FIORI D'ACCIAIO (1989) 6/10
Herbert Ross è uno di quei registi di cui tutti abbiamo visto almeno un film ma di cui abbiamo dimenticato (o, meglio, non abbiamo mai memorizzato) il nome. Eppure ha girato “Provaci ancora, Sam” (1972), “I ragazzi irresistibili” (1975), “Goodbye, amore mio” (1977), “Footlose” (1984): non proprio film di nicchia, diciamo. Eppure è un nome che lascia indifferenti (al pari di Hal Ashby, altro grande che è sempre stato un po' fuori dal giro). Nato a New York nel 1927 fra le altre cose ha lavorato anche in Italia a fianco di Garinei e Giovannini curando le scenografie di quel capolavoro teatrale che fu, nel 1962, “Rinaldo in campo” (Modugno, Panelli, Delia Scala). Nel 1989, a 62 anni suonati (se ne andrà nel 2001) gira “Fiori d'acciaio” che da noi passa quasi inosservato mentre negli USA è un successo tanto corposo quanto clamoroso dato che l'ultimo film di Ross ad avere avuto successo fu, appunto, “Footlose” 5 anni prima.
Il titolo originale, “Steel Magniolias” (nomignolo che s'affibbia alle donne degli Stati USA del Sud, dove il film è ambientato, seppur la cittadina del film sia totalmente inventata; in Italia esiste una squadra di basket, la “Magnolia Basket Campobasso”, che prende il nome proprio dal film) è più aderente al tono dell'opera rispetto all'impalpabile titolo italiano. Si tratta in definitiva di una commedia drammatica sulla scia di quello che fu, nel 1983, “Voglia di tenerezza” quel mix di risate e pianti qui declinato in forma femminile dato che sono le donne (fragili, forti, insicure, rocciose) il vero motore del film a dispetto di uomini un po' meno “raccontati”. Il difetto principale del film è l'essere uscito alla fine degli anni '80, nell'epoca cioè delle telenovelas imperanti su tutte le reti televisive mondiali (“Dallas”; “Anche i ricchi piangono”) ed il tono generale è un po' quello, certo migliore rispetto ad un prodotto televisivo e più solido in sede di regia (Herbert Ross è bravissimo nel “gestire” un cast corale che non dico ricordi il miglior Altman ma in alcuni momenti non sfigurerebbe in tal senso) ma le lacrime sono spesso “facilone”, alcune situazioni un po' prevedibili e la durata è davvero eccessiva (118'). Però, come dicevo, l'opera riscosse un notevole successo tanto che venne messa in cantiere una serie tv mai realizzata di cui esiste solo l'episodio pilota, ma un remake (per quanto modesto) uscì nel 2012 solo sulle Tv americane (con un cast di livello totalmente sprecato).
Qui invece Herbert Ross mette insieme in unica pellicola, udite udite, Sally Field, Julia Roberts (22 anni, al suo quinto film un anno prima di “Pretty Woman”), Olympia Dukakis, Shirley MacLaine, Daryl Hannah, Dolly Parton, Sam Shepard e Tom Skerritt. Tratto da una piece teatrale di Robert Harling (anche sceneggiatore) “soffre” effettivamente di una staticità a volte fin troppo monotona (in fondo le vicende raccontate ruotano intorno ad un salone di parrucchiere gestito da Truvy Jones [Dolly Parton]) ma conta fino ad un certo punto, perché l'idea principale del film è quella di far incontrare sullo schermo tutte le possibili generazioni umane (c'è la 20enne, Julia Roberts; la 40enne Sally Field; la donna di mezza età Olympia Dukakis) pronte a spalleggiarsi, aiutarsi, consolarsi vicendevolmente nonostante i drammi che la vita le riserva (la Roberts, che qui interpreta Shelby, decide, dopo il matrimonio, di affrontare una gravidanza nonostanta un'invasiva forma di diabete). Drammi dietro l'angolo ma anche una innata voglia di vivere.
Ross sa che la forza di un film come questo non possono che essere le attrici in scena (e le loro, relative, scene madri) e non fa nulla per non assecondarle: movimenti di camera controllatissimi capaci di non perdersi nemmeno uno sguardo, una smorfia od un battito di ciglia delle sue (va detto, meravigliose) attrici. Gli uomini, come dicevo sopra, fanno la loro parte: non sono cattivi, ma il film non è, diciamo così, roba loro. Eccezionali i dialoghi, altro punto di forza del film anche se, man mano che le vicende proseguono, fatalmente un po' di stanchezza affiora sia nel ritmo e sia nello spettatore (fosse anche il più indulgente possibile). Un film di donne rivolto alle donne? No, anche i maschi avranno qualcosa da imparare.
(Oggi In Tv Su La7 Cinema, ore 14.25).