Howard Phillips Lovecraft
La Ricerca Onirica Dello Sconosciuto Kadath

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Voto:

I territori inesplorati del mondo dei sogni hanno da sempre attirato il mio interesse: la possibilità che dietro le mirifiche visioni che a volte si schiudono durante il sonno più profondo possa celarsi una realtà ulteriore, che possiamo solo intuire ma non vivere ha costituito per me un'ipotesi suggestiva e irresistibile.

Naturale fu quindi per me sprofondare con piacere estremo in questo breve romanzo (o lungo racconto, a seconda di come vi piaccia considerarlo) di Lovecraft, una vera odissea del sogno, un viaggio assolutamente particolare non nelle profondità dell'inconscio, ma in un mondo parallelo, a tratti fiabesco, a tratti grottesco, a tratti di una bellezza delicata ed ineffabile, talvolta invece debole paravento di orrori sconfinati e teatro della volontà irrevocabile di dei imperscrutabili, siano essi le deboli, placide divinità della terra o i Signori del cosmo più remoto.

E proprio in questo alternarsi si snoda la vicenda, in cui Randolph Carter (in realtà vero e proprio alter ego dell'autore), alla ricerca della splendida Città del Tramonto, una visione "degna della febbre di un dio" avuta misteriosamente in sogno e poi inspiegabilmente scomparsa, scesi i settanta gradini del sonno profondo, attraversa tutte le Terre dei Sogni, ricalcate sul modello delle Dreamlands di Lord Dunsany, tra meravigliose città dalle guglie dorate, innominabili orrori nascosti in cripte sotterranee, viaggi marini e aerei, a cavallo degli spaventosi uccelli Shantak, sino alla meta, l'irraggiungibile monte Kadath, nel Deserto Gelato, al di là dell'Altopiano di Leng, e oltre, quasi fino al trono dello stesso Azathoth, il tutto a un ritmo serratissimo, dovuto però purtroppo non alle reali intenzioni dell'autore, ma al fatto che il romanzo rimase sempre allo stadio di bozza, tanto che Lovecraft, finché fu in vita, si rifiutò sempre di pubblicarlo.

In effetti la narrazione pare in alcuni punti fin troppo sbrigativa, quasi più nello stile degli appunti, e non è questo l'unico punto debole del romanzo: il Maestro di Providence mette infatti al fuoco tutta la carne disponibile, vale a dire che cercò di riordinare e razionalizzare l'intero universo onirico che da anni si agitava nella sua mente e che aveva trovato parziale sfogo in racconti come "Polaris", "Gli Altri Dei" o "La Nave Bianca", e per far ciò inserì una pletora di creature, città e situazioni che possono appesantire talvolta il racconto, soprattutto per chi non è un grande fan dello scrittore.

Ma per chi ama Lovecraft alla follia, quale migliore occasione di viaggiare assieme a lui nel suo personale universo onirico, qui descritto in maniera pressoché completa per la prima e unica volta? E' solo qui che il maniaco (come il sottoscritto) del solitario di Lovecraft potrà camminare al fianco di Randolph Carter tra le strade di Celephais, Ulthar, Inganok, Sarkomand, o percorrere gli infidi sentieri delle cripte di Zin e dell'Altopiano di Leng, incontrare creature come i Magri Notturni, gli Shantak, i Ghoul, i Gug, i Ghast, e ancora popoli cupi o pittoreschi, e infine lo stesso Nyarlathotep, sprofondando e correndo a briglia sciolta nella fantasia più libera del creatore dei Grandi Antichi.

"La Ricerca Onirica Dello Sconosciuto Kadath" (in Italiano suona molto peggio dell'originale, "The Dream-Quest Of Unknown Kadath") non è certo uno dei racconti migliori di Lovecraft dal punto di vista della resa, della scrittura, ma è senz'altro, ad ogni modo, un caposaldo della sua letteratura, e se avete già apprezzato gioielli come "La Rovina Di Sarnath", "I Gatti Di Ulthar" o "Gli Altri Dei", ai limiti tra il macabro e un'epica oscura e decadente (simile a certa narrativa di Clark Ashton Smith) e se siete stati conquistati dalle atmosfere soffuse di "Celephais", "La Nave Bianca" e "La Ricerca Di Iranon" non esitate a far vostro questo diamante grezzo, un romanzo rimasto fondamentalmente incompiuto per quanto riguarda la sua rifinitura, piuttosto una specie di atlante, se vogliamo, delle sue meravigliose Terre dei Sogni, ma pur sempre un prezioso diamante.

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Commenti (VentiDue)

Nosebleed
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Quel poco che ho letto di Lovecraft mi piace, e la sua opera non necessita di commenti. Questo non l'ho letto, quindi non voto, voto però la recensione, che ritengo ottima, a parte il tuo nickname che, mi spiace dirlo, ma stende un velo di idiozia sul tutto.
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pi-airot
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Bravissimo per la recensione e la segnalazione, personalmente do 5 anche all'opera, proprio perché è una bozza, proprio perché forse incompiuta. E' coinvolgente come un sogno, caotica come un sogno, un vero e proprio susseguirsi di scatole cinesi, con tutte le deformazioni spazio-temporali del sogno. Per quanto altre opere fantasy siano più coese, coerenti e compiute, raramente vi trovo la forza - a volte grezza - di queste pagine. Il finale, poi, è qualcosa di veramente unico: Lovecraft sembra descrivere, con quarant'anni di anticipo, le visioni di Kubric della sequenza finale di "2001 Odissea nello Spazio". Nulla mi toglie dalla testa che queste pagine abbiano rappresentato una fonte di ispirazione per il regista.
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Vincent Valentine
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Davvero buonissima recensione nonostante forse avresti potuto spendere qualche parola in più.
Concordo sul tuo giudizio e nonostante le evidenti pecche trovo quest'opera estremamente affascinante nella sua visionarietà quasi inquietante. Per curiosità, "I gatti di Ulthar" com'è?
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tomgil
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5 allo stile di Lovecraft, più che per la narrazione, come hai giustamente sottolineato. Avendo letto praticamente tutto ciò che di lui è stato pubblicato in Italia, non potevo non procurarmelo (la mia versione è all'interno di un collage dedicato alla figura di Carter, "Il guardiano dei sogni", che contiene tra le altre storie anche "La chiave d'argento", degno compimento di questo racconto lungo). Alcuni passaggi sono sì a livello bozzistico, e certi momenti narrativi sono un po' infelici, ma complessivamente mi ha stupito; il Lovecraft più regressivo e onirico sposa il Lovecraft visionario e metafisico nella scalata alle montagne o nel dialogo finale con Nyarlatothep. Le descrizioni della città dei sogni, la sua Providence, sono da capogiro: pochissimi ti fanno immaginare ciò che stanno narrando come lui. Solo per collezionisti, forse, ma forse anche per coloro che magari non hanno lo stomaco per reggere i suoi racconti più spinti e vorrebbero iniziare con qualcosa di più fantasy e di più leggero. Ottima recensione.
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tomgil
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@ VINCENT VALENTINE: "I gatti di Ulthar" è un racconto minore. Leggiti "Il colore venuto dallo spazio"; contesto simile, ma risultato molto migliore.
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Defender85
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grazie a tutti!! @Vincent Valentine: sì, in effetti "I Gatti Di Ulthar" non è proprio un capolavoro, è una testimonianza dell'amore dello scrittore per i felini, ma diciamo che ha una certa atmosfera apocalittica; sicuramente "Gli Altri Dei" o "La Rovina Di Sarnath" sono molto meglio.. @Nosebleed: il mio nick rappresenta i miei gusti musicali, che nulla hanno a che vedere con tutto questo, e che non ti riguardano, perciò puoi pure farti tranquillamente i cazzi tuoi se devi giudicarmi solo per quello - che poi il tuo nick, visto che a te piace tanto giudicare, non è poi sta gran trovata o granchè serio, sapientone...
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Defender85
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errata corrige "granchè più serio"
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the green manalishi
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Devo dire che la recensione è a dir poco magistrale, un'ottima visione di questo raccontone. Eppure, questo è uno dei racconti di Lovecraft che mi è sempre piaciuto meno di altri, nonostante sia il racconto che chiude definitvamente il ciclo "dunsanyano", ossia influenzato dai racconti onirici del fanstastico di Lord Dunsany. Qui Lovecraft chiude anche il ciclo dei racconti del suo doppio Randolph Carter e arriva quindi ad esplicare come stia insieme l'universo del sogno, misto all'orrore cosmico. Non mi piace molto in realtà perchè lo trovo a tratti artificioso, a tratti lungo, e soprattutto abbastanza noioso. Secondo me è proprio l'intento dell'autore a fiaccarne la forma e il modo di raccontare, risulatndo abbastanza ridondante alla lettura. Non c'è dubbio che c'è comunque una certa originalità nel voler conciliare tematiche comuni in altri racconti(Nyarlathotep, The Statement of Randolph Carter, Celephaïs per citarne alcuni) per arrivare ad un punto comune finale. Ed è forse la parte finale a piacermi di più.
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Hell
Hell Divèrs
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Con tutte queste recensioni su Lovecraft mi invogli sempre più a ricominciare ad approfondirlo. Ahimè, il tempo per leggere è sempre poco, e se non ho almeno tre ore al giorno da dedicare alla lettura, non riesco a tenere il filo dei libri. Infatti quest'estate mi sono divorato montagnate di autori XD
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Ardalo
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L'ho letto tanto tempo fa, mi ricordo solo che mi era piaciuto. E i gatti sulla luna forse. Può essere?

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Nosebleed
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@Defender85: a me leggere un nick simile rimanda inevitabilmente a un contesto di mutande borchiate, mazze ferrate, canotte di cuoio e tutto quanto ci sia di più idiota nella cultura heavy metal, che di per sè, per quanto deprecabile o al contrario apprezzabile, ci può pure stare, per come la vedo io. L'idiozia a mio parere sta nell'associare l'opera di un maestro come Lovecraft a parte di un simile immaginario, cosa che avviene purtroppo. E' una considerazione estetica, non è solo il fatto che non mi piaccia il tuo nickname o non mi piacciano i metallari "duri e puri". Però mi rendo conto che come affermazione è piuttosto azzardata ora come ora, dato che (purtroppo) il nome di Lovecraft è ormai indissolubilmente legato a tale contesto sociale, per ragioni che spesso vanno oltre il reale coinvolgimento artistico/culturale con la sua opera letteraria, che merita ben altro tipo di fruizione. Spero di essermi spiegato, questo è il motivo per il quale mi sono permesso di "farmi i cazzi tuoi" e per il quale non ritengo che ciò "nulla abbia a che vedere con tutto questo"; mi rendo conto d'altra parte che sono motivazioni su basi discutibili e più che altro personali, ti chiedo perciò di prenderle come tali.
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Defender85
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ehm!! grazie a tutti: @The green Manalishi: pienamente d'accordo, ma ricordo ancora il primo giorno in cui l'ho letto: sono andato avanti a parlarne per giorni, era la definitiva concretizzazione di tutto ciò che volevo sapere di un universo che avevo già adorato nei precedenti racconti di stampo "onirico"... l'ho divorato, e il finale l'ho riletto 4-5 volte quello stesso giorno!! @Hell: sì, è un casino, soprattutto se vai a scuola/università.. quest'estate io poi ho potuto leggere ben poco, dato che lavoravo e quando tornavo a casa il divano era il mio unico desiderio! @Ardalo: sì, ci sono anche i gatti sulla luna, una delle parti che mi ha lasciato più interdetto.. la trovavo a suo modo un po' troppo infantile.. ed era proprio questo forse l'intento dello stesso Lovecraft: unificare sogni, mondi, creature e situazioni che facevano parte della sua immaginazione durante l'infanzia in un contesto più ampio e più razionalmente costruito... purtroppo questa a mio parere è una delle parti che scade di più... @Nosebleed: non ti preoccupare, ho capito... e visto che vedo che con te pare possibile discutere, allora parlo! :) allora, come ho detto anche prima e come tu stesso hai capito, il mio nick è legato alla mia passione musicale, ma io ho anche altre passioni, tra cui appunto Lovecraft, che anzi, tra l'altro, ho cominciato a leggere già prima di iniziare ad ascoltare Heavy Metal.. poi tu dici che i due contesti sono legati: ti posso dire che senz'altro molti di coloro che ascoltano Metal probabilmente conoscono e amano Lovecraft, ed è vero che ci sono molte canzoni/dischi/gruppi ispirati al sognatore di Providence ma è altrettanto vero secondo me che amano Lovecraft anche persone che con questa musica non hanno nulla a che fare e che sono ben lontani dall'immagine di borchie, alcohol e croci rovesciate... poi ovviamente, le opinioni sono opinioni... no, quello che mi aveva fatto girare era la tua affermazione che il mio nick stendeva un velo di idiozia sul tutto, frase che, oltre a farmi girare, mi lasciava anche interdetto su un altro punto: e se mi fossi chiamato con un nick buffo del tipo Cicciobomba-Cannoniere-Con-La-Merda -Nel-Bicchiere, che col Metal non c'entra nulla, e che diversi utenti hanno (no, non questo, ma altri nick buffi! :D ) sarebbe stato meglio rispetto all'idiozia che profondeva sul testo della recensione? alla fine un nick è solo un nick, il mio calca la mano su tale aspetto (per quanto molto importante) della mia personalità, poi.. questo in definitiva era ciò che si agitava nella mia mente quando ho letto il commento..
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Vincent Valentine
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Grazie Tomgil e Defender, molto gentili e preparati. Però ammettilo, la trovata dei gatti è assolutamente allucinante e curiosa: meno interessante a parer mio è la battaglia che avviene a tre quarti del libro, quasi più consona a un fantasy tolkeniano che non a uno composto quasi esclusivamente di immagini e visioni.
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Defender85
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@Vincent Valentine: mah, a dirti la verità mi aveva anche preso.. poi forse sì, hai ragione, e infatti le varie fasi della battaglia sono descritte in maniera un po' sbrigativa (e resterà l'unica di questo tipo nella letteratura lovecraftiana).. di sicuro appunto è un po' anomala... ma mi aveva ugualmente preso (sarà che poi io adoro anche il fantasy eroico alla Robert E. Howard).. @Pi-Airot: ...ehm scusa se ti rispondo solo adesso!! riguardo alla tua ipotesi.. non ci avevo proprio pensato!! beh, può essere senz'altro!! già già..!
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Ardalo
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Come ho detto non mi ricordo tutto ma i gatti sulla luna mi erano rimasti impressi come un qualcosa che diciamo non mi piaceva molto all'interno del racconto, sono d'accordo con te sulla tua analisi
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Hetzer
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E' un'opera grezza e incompiuta, e ciò è da tenere in considerazione nel giudizio artistico. Penso sia importante perchè chiude definitivamente la fase letterararia "alla Dunsany", e introduce HPL alla fase della sua perfezione. Come dici giustamente è un po' atlante, un curioso catalogo dove spuntano anche personaggi esterni al ciclo di Carter (come Pickman diventato ghoul). Anche se è grezzo, personalmente trovo la parte fianel molto ben riuscita.
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kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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che bella pagina.
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Defender85
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@Hetzer: già già, la parte finale è molto ben riuscita, anche se personalmente mi piace molto la parte "sotterranea", tra le tane dei Ghoul e le cripte di Zin, e quella sull'altopiano di Leng, dove incontrano la "cosa" con la maschera di seta gialla! ...le rovine di Sarkomand!! @Kosmogabri: dènghiu!!
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dallas.mccoy
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Den Vlaams
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Ganzo sì... mi sono divorato decine di racconti. Tutto quello che hai citato mi manca. Adoro "L'Orrore Sotto il Tumulo"... @VINCENT VALENTINE: "Il Colore Venuto dallo Spazio" probabilmetne lo ritroverresti più facilmente sotto il nome de "L'Ombra Venuta dallo Spazio". Com'è "Le Montagne della Follia"?
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Just_emi94
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Geniale. I racconti onirici di Lovecraft sono la punta di diamante delle sue opere, tutte eccelse. Fantastiche anche le altre storie di Randolph Carter.
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Useless
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La più bella opera "à la Dunsany" di Lovecraft
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Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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