Copertina di In Flames The Jester Race
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Per appassionati di metal, fan del death melodico, ascoltatori curiosi degli anni '90 e cultori di album classici.
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LA RECENSIONE

Il primo disco con Anders Fridèn per gli svedesi In Flames, padri - assieme ai Dark Tranquillity - del death metal svedese.
Se i Dark Tranquillity sono molto influenzati da sonorità tipicamente classiche e "progressive", gli In Flames fanno un po' il ruolo del fratello scemo.

Poche raffinatezze e riff semplici e lineari di chiara ispirazione (iron)maideniana sono i punti di forza dei cinque svedesi, che attraverso gli anni sono riusciti ad affermarsi come uno dei migliori gruppi sulla scena estrema.
Finalmente possiamo ascoltare le reali capacità vocali di Fridèn, letteralmente sbocciato come un fiorellino di campagna dopo la discutibile prova su Skydancer dei Dark Tranquillity.

Un disco e un gruppo che fa della melodia di facile assimilazione la sua arma migliore, non esagerando nelle dosi ma bilanciandola sapientemente in modo da dare al tutto una longevità che allontana da ogni cd degli In Flames l'effimero, che, si sa, relega il cd nello scaffale dopo appena due settimane; bello sí, ma dura poco.
Essendo già il secondo album per gli svedesi, il gruppo funziona a pieno regime, soprattutto a livello di songwriting, nelle mani della coppia Stromblad-Gelotte, (che allora suonava alla batteria) ed è cosí che possiamo godere delle melodie quasi folk di Moonshield o quelle decisamente più melodic-death-oriented di Artifacts Of The Black Rain. Il tutto accompagnato dagli eterei testi scritti a quattro mani da Niklas Sundin dei Dark Tranquillity e Anders Fridèn (i due sono amiconi).

Dopo la canzone piú pesante di tutto questo Jester Race, ovvero Graveland, e la classica Lord Hypnos, l'inizio di Dead Eternity ci propone un riff che, seppure datato 1996, negli anni a venire sentiremo davvero molte (troppe) volte in molti (troppi) cd.
Si continua piú o meno sulle stesse coordinate per tutta la durata del platter (gli In Flames non ci hanno certo abituato a grandi cambi di stile a parte l'ultima release), senza mai risultarne annoiati ma con una sensazione di piacevole soddisfazione, ciò che pregusteremo su piú larga scala nel successivo Whoracle.

Un discreto antipasto... burp!

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Riassunto del Bot

La recensione esamina The Jester Race degli In Flames, lodando la crescita vocale di Fridén e le melodie accessibili. Sottolinea l'efficacia dei riff, l'equilibrio melodico e il songwriting ispirato, ponendo l'album come pietra miliare del death metal melodico. Il giudizio complessivo è positivo, con lievi ironie.

Tracce testi video

02   The Jester's Dance (02:09)

03   Artifacts of the Black Rain (03:17)

06   Dead Eternity (05:03)

07   The Jester Race (04:53)

10   Dead God in Me (04:15)

In Flames

In Flames è un gruppo svedese associato alla scena di Göteborg, spesso citato nelle recensioni come pioniere/porta-bandiera del melodic death metal insieme ai Dark Tranquillity. La discografia è descritta come molto evolutiva e divisiva, con una fase iniziale/acclamata e una successiva più orientata a sonorità moderne e più melodiche.
22 Recensioni

Altre recensioni

Di  Wallego

 L'epicità spesso si trova subito in un disco Melodic Death Metal, beh, in "The Jester Race" degli In Flames, l'epicità è presente in ogni parte!

 Io classificherei questo "The Jester Race" tra i capolavori assoluti del Death Metal, perché l'ho trovato molto intenso ed emozionante.


Di  Angeldust82

 Da subito ci rendiamo conto di avere a che fare con una band in forma smagliante, in grado di accarezzarci e improvvisamente sferzarci il volto con un Death Metal Melodico dall'impatto devastante.

 Fredrick Johansson ci regala qualcosa di trascendentale, unico, strabiliante e dalle sue dita scroscia una limpida cascata sottoforma di scale ascendenti e discendenti.