lorenzo tore

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Per appassionati di cinema d'autore, storici, amanti dei drammi psicologici e film storici, studenti di cinema e cultura europea
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LA RECENSIONE

Nel 1923, in una Germania uscita sconfitta dal primo conflitto mondiale, terminato solamente cinque anni prima, un dollaro americano equivaleva a ben tre miliardi di marchi tedeschi.

Able Rosenberg, ex trapezista disoccupato (David Carradine) dopo aver passato l'ennesima giornata a girare senza meta in cerca di un lavoro torna a casa trovando il fratello sdraiato sul letto, morto suicida. Sconvolto e disorientato, Able decide di raggiungere Manuela, l'ex ragazza del fratello (Liv Ullmann) nonché sua grande amica. In seguito ad una disastrosa e sempre più opprimente situazione economica i due dopo svariati tentativi trovano lavoro presso il centro di salute mentale Santa Monica. Nonostante le numerose ore lavorative il centro non sembra niente male, un pasto gratuito, un appartamento con gas e riscaldamento gratis... ma non è tutto oro quello che luccica.

La Germania descritta da Bergman, è un paese in ginocchio, Berlino, oggi uno dei pilastri portanti dell'economia europea, si presenta come una città fantasma vuota, buia e cupa; un paese dove nessun sogno è realizzabile e la gente, troppo stanca per ribellarsi e rialzarsi, cerca disperatamente lavoro con lo sguardo fisso nel vuoto. Lo stesso protagonista Able, alcolista disoccupato, interpretato da uno splendido Carradine, con paura e insicurezza cerca di arrivare a fine giornata e come lui stesso afferma più volte lungo il film "ho bisogno di ubriacarmi per prender sonno". La compagna Manuela, cosciente di non poter cambiare la situazione prova a render partecipe ambiguamente della sua vita privata l'isterico Able.

Un film bellissimo, infernale e splendidamente realista. Il regista descrive uno scenario agghiacciante, un palcoscenico freddo e perfetto che sta alla base del movimento socio-politico che avrebbe cambiato faccia all'Europa novecentesca: il nazismo. Bergman descrive in che modo persone, uomini disperati e donne frustrate messi in ginocchio dal pesante squilibrio economico, si siano potuti fidare di una persona pazza e squilibrata come Hitler, in quel periodo e negli anni seguenti unico paracadute su un aereo in caduta libera. Sia chiaro però che per quanto "l'uovo", citato nel titolo del film, simboleggi la nascita del movimento nazista, il film, non è una pellicola sugli orrori del Fuhrer; ma, simboleggia il punto più basso che può raggiungere la cattiveria umana. Lungo tutto il film non si vede una sola goccia di sangue, è una violenza psicologica quella di cui parla l'autore, un esperimento sulla nostra pelle. Una delle scene più belle, e al tempo stesso la più terrificante e rivelatoria è il prologo finale del medico psichiatrico Hans Vargerus, mostro dallo sguardo impenetrabile: "noi sterminiamo quel che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile".

Per quanto L'uovo del Serpente sia indubbiamente uno dei film più belli girati dal regista svedese, definito da lui stesso come: "il film più forte che abbia mai fatto, quasi un film dell'orrore", pecca in un solo punto, alzandosi dalla poltrona dopo la visione dell'opera non ci si sente più le gambe.

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Riassunto del Bot

L'uovo del Serpente di Ingmar Bergman descrive con realismo crudo la crisi economica e morale della Germania del 1923. Attraverso i personaggi di Able e Manuela, il film mostra il declino sociale che favorì l'ascesa del nazismo. La pellicola punta più sulla violenza psicologica che sull'azione, offrendo una riflessione profonda sul male e la disperazione umana. È considerato uno dei film più forti e significativi di Bergman, nonostante lasci un senso di inquietudine profonda.

Ingmar Bergman

Ingmar Bergman (1918–2007) è stato un regista teatrale e cinematografico svedese, noto per film che esplorano temi esistenziali, la fede, la morte e la psicologia dell'animo umano.
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