A Saucerful of Thrash - Episodio III: "Se sei tu l'angelo de féro, questo féro a me mi piace"
Prima di procedere con l'analisi storico-musicale di "Hellish Crossfire" (esordio discografico degli Iron Angel, pubblicato nel lontano 1985), ritengo opportuno soffermarmi sul ruolo che questa band attualmente ricopre nel panorama medal mondiale e, soprattutto, sul rapporto che li lega ai fans dell'ultima ora.
Cominciamo subito col dire che:
Il predetto 70% può dirsi così suddiviso:
Personalmente a palla chiodata avvelenata sono sempre stato una sega. In più sono sempre stato sufficientemente pirla di mio senza dover spendere soldi per comprare Medal Sciocc. E' quindi con l'Heart of Steel leggero che posso affermare che "Hellish Crossfire" è certamente un ottimo disco di speed/thrash medal arcaico, ma non il capolavoro che molti dicono.
E' un disco dalla portata storica notevole, rilucente e acuminato esemplare di medal teutonico di metà anni '80, ma decisamente lontano dal potersi definire perfetto. È l'esordio di un band che davvero affonda le proprie radici nella preistoria della musica estrema (la primissima formazione risale addirittura al 1980), che ha mosso i primi passi in compagnia di band poi divenute celebri a livello internazionale (su tutti i label mates Destruction). Una band formata da cinque ex compagni di scuola di Amburgo, cui è stato dato il privilegio di farsi la bocca buona con un pizzico di notorietà, prima di venire dimenticati più o meno per sempre.
Musicalmente parlando, "Hellish Crossfire" pare doversi giocare tutte le sue carte nei primissimi minuti della splendida opener "The Metallian": attacco che richiama da vicinissimo lo slayer sound degli inizi e riff portante che da solo vale a rappresentare magistralmente il concetto di "grattugia chitarristica" (sentasi anche la tiratissima "Rush Of Power"). Il resto sono dieci tracce di pura intransigenza sonora sotto forma di speed/thrash medal d'annata purissimo, solo annacquato in qualche episodio da un approccio maggiormente aderente a canoni "heavy oriented" di priestiana memoria ("Hunters In Chains"). Distorsioni corpose, suoni ruvidi e grezzi. Un lavoro di batteria incalzante e incazzato che, pur non facendo gridare al miracolo per varietà o tasso tecnico,si dimostra di rarissima efficacia. La totale assenza di compromessi pare dover essere il minimo comune denominatore di ogni aspetto del disco: suoni, liriche e, soprattutto, prova vocale. Il buon Dirk Schoroder è più o meno il cantante meno piacevole da ascoltare che medal ricordi. Chimera gracchiante formata dall'unione peccaminosa e contro natura di Bon Scott e Rob Halford, offre una prestazione di rara intensità, del tutto disinteressata al profilo tecnico. Un cantato roco, rotto, votato unicamente farsi largo tra le maglie di un tessuto sonoro che fa dell'aggressività la propria caratteristica principale.
Ma soprattutto, "Hellish Crossfire" è un disco di una compattezza micidiale. Non basta il mid-up tempo di "Black Mass" per intaccarne la rocciosità. Davvero poca cosa finisce per essere l'intro acustico-melodico della non certo eccezionale "Nightmare" (in pratica un collage di riff a là "Show No Mercy"). L'esordio degli Iron Angel deve essere ricordato come un disco tirato dall'inizio alla fine, pressoché privo di orpelli sonori che ne possano variarne o intaccare la proposta musicale, quadrato nei suoni e nelle soluzioni. Un album che rischia davvero di rappresentare una sfida per l'ascoltatore meno avvezzo a certe sonorità, che può certamente risultare noioso, monotono e monocorde. Un disco che ha perso in partenza la sfida contro il passare del tempo. È il manifesto semi-dimenticato di un certo modo di fare musica, ignorante e minimalista, che sa tanto di dito nel culo a molte produzioni moderne e patinate, suonate da gente col balsamo sempre a portata di mano e la tartaruga di addominali sul pancino.
E allora, io dico: fermatevi per un attimo a riflettere. Guardate nel vostro cuore, fatevi un esame di coscienza... e rispondete sinceramente...
Per caso qualcuno ha voglia di giocare a palla chiodata avvelenata con me?
Dedicata a Il Capo. Perché ancora oggi ci insegna a peccare.